Quarto 160107212003
CRIMINALITÀ 8 Gennaio Gen 2016 0800 08 gennaio 2016

Quarto, dove la camorra tormenta il M5s e non solo

Clan padroni. Abusi edilizi. Cinque scioglimenti in 20 anni. E adesso le ombre sul sindaco grillino Rosa Capuozzo. Storia di un'«ex terra promessa» inguaribile.

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Giovanni De Robbio (a sinistra con barba, polo rossa e borsone a tracolla) partecipa alla campagna elettorale di Quarto (Napoli) a sostegno del sindaco Rosa Capuozzo accompagnata anche da Roberto Fico e Luigi Di Maio.

Il sindaco grillino Rosa Capuozzo parla di «fandonie», ma Giovanni De Robbio, un consigliere comunale del suo partito (ultra-votato alle elezioni), la accusa di presunti abusi edilizi (l’ampliamento del piano terra di un manufatto) e giura di conservare in cassaforte una fotografia che lo dimostra.
A sua volta, il consigliere comunale ultra-votato si ritrova accusato («forse...») di estorsione dal sindaco del suo stesso partito che però non ha ritenuto di denunciarne spontaneamente le pretese.
Insomma, un brutto papocchio.
Che ha per sfondo l’ombra della camorra dominante che incombe sulla gestione del campo sportivo, sulle assunzioni al cimitero, sugli affari più delicati (e appetitosi) che riguardano il tormentato territorio.
CONSENSI PILOTATI? E ancora: alcune intercettazioni lasciano intendere, secondo gli inquirenti, che a pilotare i consensi nell’ultima tornata elettorale si sia mosso più di qualche compariello legato al clan che comanda.
Lo scopo? Aiutare con intenzioni poco lecite qualche candidato del Movimento 5 stelle, poi eletto a suon di voti.
Vero? Falso? Chi lo sa.
FICO: «M5S PARTE LESA». Quarto Flegreo è nella bufera.
«Tanto per cambiare», sussurrano in piazza i più anziani abituati a queste storiacce molto più dei vertici nazionali dei grillini che si affannano (con Roberto Fico, napoletano e presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai) ad assicurare che «il Movimento è parte lesa» e non si oppone all’ipotesi di mandare subito a casa il sindaco né di dire sì allo scioglimento del Consiglio comunale.
INFILTRAZIONI DA SEMPRE. Quarto nella bufera.
Tanto per cambiare, visto che qui l’assemblea elettiva è già stata sciolta cinque volte negli ultimi 20 anni (tre per motivi “politici” e due per esplicite infiltrazioni di camorra) e gli arresti di personaggi borderline tra politica e criminalità organizzata non si sono mai fermati.

Il Comune dove i commissariamenti sono inutili

La sede del Comune di Quarto.

Cinque scioglimenti in 20 anni: dal 1992 al 2012.
Dice un ex sindaco: «Un commissario dopo l’altro. Quarto è la riprova che i decreti di scioglimento previsti dalla legge servono a bloccare il cancro criminale, ma non a estirparlo e tantomeno a impedire che esso, in assenza di ben altri e più drastici provvedimenti, non si ricostituisca più pervasivo e devastante di prima».
LA CORRUZIONE RESISTE. A spiegare le cause della cosiddetta «Maledizione Quarto» (e di altri luoghi simili) è stato, in un libro intitolato Fuori dal Comune (edizioni Bonanno, 2009), Vittorio Mete, sociologo che si occupa di fenomeni politici all’università di Catanzaro: «Non basta una commissione prefettizia per ripristinare durevolmente la legalità in un paese», ha scritto, «i meccanismi di corruzione sopravvivono e si ripresentano più o meno con le stesse forme all’indomani di uno scioglimento».
TERRA PROMESSA ANNI 70. Quarto maledetta. Ed «ex terra promessa».
Negli Anni 70 e dopo qui hanno acquistato casa centinaia di famiglie della Napoli impiegatizia e borghese, attratte da un marketing immobiliare che esaltava il luogo «da cui non è arduo raggiungere la metropoli», prometteva prezzi stracciati, dilazioni esagerate nei pagamenti, villette con giardino attraenti, ben costruite, solide.
CANTIERI IN MANO AI CLAN. A edificare a raffica per anni, prima quelli del clan Nuvoletta.
Poi i Polverino di Peppe ‘o barone con i loro amici e parenti.
Famiglie numerose, compatte, solidali.
Cantieri aperti h24. Niente scioperi, né grane sindacali. Consegne puntuali.

Una palude inospitale invasa dal cemento

Il Comune di Quarto, in provincia di Napoli.

Peccato che Quarto, nonostante gli sforzi, sia e resti un ex cratere antico di 11 mila anni poi trasformato in lago e poi ancora in una palude più o meno bonificata ma sempre umida, intrisa d’acqua e fango, inospitale fino al midollo.
Racconta un ex consigliere comunale: «Nel 1971 il paese contava 8.395 abitanti, nel 2001 gli abitanti erano 36.543, nel 2011 sono saliti a 40.387. Nessuna fabbrica, niente servizi. La piana invasa dal cemento. Solo cemento, tumultuoso e ostile. E auto bruciate, assessori massacrati di botte, sangue sulle delibere, ditte chiamate ad abbattere manufatti abusivi che d’incanto si ritiravano rinunciando ai compensi».
UNICA DITTA FORNITRICE. Raccontano che per anni il cemento a Quarto sia stato fornito da sempre e a tutti da un’unica ditta, che dispone di 80 betoniere e nove silos.
Sono 200 le imprese edilizie registrate. E le altre ditte? «Non sono interessate».
Il business edilizio, secondo i carabinieri, negli Anni 90 «si aggirava sui 30 miliardi di lire all’anno».
E oggi? Oggi si è perso il conto, «grazie a una classe politica addomesticata e compiacente».
«PIANO REGOLATORE INESISTENTE». Le regole? Ma quando mai.
Spiegano gli inquirenti: «Il Piano regolatore generale non esiste. Negli anni d’oro ci si rifaceva a un piano di fabbricazione risalente al 1959. A Quarto prospera la camorra edilizia, ben ramificata e ultra-organizzata, tecnicamente abile fino al punto da far concorrenza a livello nazionale (e internazionale) ai muratori casertani di Casal di Principe famosi nel mondo per determinazione, professionalità e capacità di espandersi».

Chiaro (Pdl) eletto nel 2011 pur essendo in carcere

Armando Chiaro, candidato del Pdl a Quarto arrestato dal blitz anti-camorra.

Camorra spregiudicata.
Che non conosce ostacoli.
Armando Chiaro, 34 anni, ex coordinatore cittadino del Popolo della libertà (Pdl), titolare di un caseificio, è considerato dagli inquirenti un «colletto bianco» dei clan locali: arrestato e condannato a sette anni e mezzo per associazione camorristica, è riuscito a farsi eleggere alle Comunali del maggio 2011 pur essendo detenuto.
Dal carcere ha raccolto 385 voti.
TENTACOLI SULL'IPERCOOP. Prima i Nuvoletta, ora i Polverino: business senza limiti.
La mano dei clan è stata subodorata dagli inquirenti anche nella trasformazione in territorio a destinazione commerciale dell’area industriale dove poi è sorto il complesso Ipercoop.
ASSALTI ALL'AULA CONSILIARE. Gli aneddoti, veri o ingigantiti, si sprecano: una notte di un martedì qualsiasi ignoti hanno assaltato l’aula consiliare intitolata a Peppino Impastato.
La mattina successiva altri ignoti (o gli stessi?) hanno assaltato l’archivio comunale della sezione urbanistica: porte forzate con le spranghe, un muro sfondato, vetri in frantumi, l’impianto elettrico messo fuori uso.
In quella sala - prima della digitalizzazione - erano conservati i documenti urbanistici dal 1948 in poi.

Il pentito Perrone: «Gestivo il Consiglio comunale con i miei consiglieri»

Il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo (M5s).

Dei rapporti poco raccomandabili tra politici locali e camorristi ha parlato a lungo Roberto Perrone, “manager” dei Polverino prima di pentirsi e collaborare con la Giustizia: nomi, cognomi, collusioni.
«Gestivo il Consiglio comunale attraverso i miei consiglieri», ha spiegato.
Il clan investe al 50% e pretende il 50% dei guadagni relativi alle vendite immobiliari.
Una quota fissa (per appartamento) è dovuta al clan per le spese di assistenza ai comparielli detenuti.
DIECI MOTIVI PER NON VIVERCI. In un blog dal titolo assai crudo (Quarto Flegreo cesso del mondo) un gruppo di giovani ha pubblicato le 10 ragioni per cui «non vale la pena comprare casa a Quarto Flegreo»: si va dall’impossibilità di un accesso internet decente allo schifo in cui versano i collegamenti con Napoli, dalla qualità della gente alla qualità dell’educazione scolastica e dell’acqua potabile.
«SCIPPI, RAPINE E OMICIDI». Amato Lamberti, sociologo scomparso nel 2012, ha scritto che a Quarto «si registra un’altissima percentuale di sale scommesse, centri benessere, sportelli bancari».
Notava il sociologo: «Dovrebbe essere un sintomo di benessere eppure non è così. Anzi, si registra un numero altissimo di rapine, scippi, aggressioni e omicidi. E la vivibilità è pessima».
CALCIO E LEGALITÀ? UN FALLIMENTO. Un esempio per tutti: la squadra di calcio Nuova Quarto, nata su iniziativa della procura di Napoli all’insegna dell’anti-camorra e diventata un esempio di legalità a livello nazionale, ha dovuto chiudere l’attività a luglio 2015 per mancanza di fondi.
Qualcuno, per evitare il ko, ha provato a organizzare una colletta tra gli imprenditori di Quarto.
Ma ha raccolto solo spiccioli.

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