Cirinnà Unioni Civili 151109181301
DIRITTI 8 Gennaio Gen 2016 2300 08 gennaio 2016

Stepchild adoption, Renzi cerca la terza via

Il premier vuole le unioni civili. Ma le adozioni dividono ancora. Si cerca una mediazione dentro Pd e maggioranza.

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È una solida e collaudata realtà nel Regno Unito (dove è nata), in Francia, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania e Finlandia. In Italia è già stata riconosciuta dai giudici, ma continua a dividere il parlamento.
La stepchild adoption (l'adozione da parte di uno dei componenti di una coppia del figlio del partner) è il pomo della discordia del disegno di legge Cirinnà. Divide maggioranza e opposizione, le due anime della maggioranza (Partito democratico e Nuovo centrodestra), spacca in due persino i dem.
VIA GLI EMENDAMENTI ESTREMI. Matteo Renzi, però, sulle unioni civili si è giocato tanto, e ha intenzione di andare avanti. Pur essendo favorevole alla stepchild adoption, il premier ha concesso la libertà di coscienza nel voto ai dem. La priorità, però, rimane quella di portare a casa la legge. Anche a costo di depotenziarla. Via, dunque, gli emendamenti estremi (quello che avrebbe voluto togliere la stepchild adoption e quello che equiparava le unioni civili al matrimonio) e apertura a una terza via, a una così detta 'stepchild ristretta'.
Non l'affido rafforzato invocato da Fabrizio Cicchitto di Area popolare, che convince poco per dubbi di natura costituzionale, ma qualcosa che sia una via di mezzo. Magari senza il richiamo all'adozione nel nome, l'importante è che ci sia la parola 'stepchild'.
NO DECISO ALL'UTERO IN AFFITTO. Una 'terza via' ancora tutta da definire, che potrebbe comportare un richiamo alla legge sulle adozioni speciali. Un compromesso che potrebbe prevedere la possibilità di adozione solo per i figli già nati prima delle unioni civili e che comunque partirebbe da una netta presa di distanze dall'utero in affitto, con l'eventuale istituzione di un reato speciale punibile con minimo tre anni di carcere.
Perché è questo lo spauracchio agitati dagli oppositori al ddl Cirinnà. Dai più tiepidi e disponibili a una mediazione come un pezzo di Area popolare e il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, ai più tenaci.
La Chiesa, per bocca del cardinale Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia intervistato dal Corriere della Sera, ha fatto sapere che «le unioni civili vanno riconosciute in quanto tali, omosessuali compresi, ma non devono essere equiparate al matrimonio», che «per le adozioni ci vogliono un uomo e una donna» e che «anche se in modo indiretto la stepchild adoption apre una porta all'utero in affitto».
SENTINELLE IN PIEDI: «UN DDL PER NIENTE CIVILE». Ancora più netta è la presa di posizione delle Sentinelle in piedi, secondo cui il ddl Cirinnà va stracciato, perché «di civile non ha nulla dal momento che è strutturato per delegittimare e disintegrare la cellula fondamentale della nostra società, ovvero la famiglia» e «non basterebbe eliminare dal ddl la stepchild adoption, perché qualora il nostro Paese varasse una legge sulle cosiddette 'unioni civili', anche senza adozione, l'Europa ce la imporrebbe (vedi la sentenza contro l'Austria) o lo farebbe la magistratura a colpi di sentenze».
Messa da parte l'idea di una direzione di partito per il 18 gennaio, Renzi ha deciso di lasciare la parola al parlamento. Il 12 o il 13 dovrebbe esserci l'ultima riunione della bicameralina, poi, entro il 22, l'assemblea dei senatori dem decisiva per arrivare al punto di incontro. Il premier vuole una legge che metta d'accordo la sua maggioranza, altrimenti, per far passare le unioni civili, ne costruirà una alternativa con il Movimento 5 stelle.
Intanto, al Family day annunciato per fine mese, rispondono le associazioni Lgbt: «Il 23 scenderemo in piazza in tutta Italia».

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