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STATI UNITI 10 Gennaio Gen 2016 0900 10 gennaio 2016

Le sfide di Obama nel 2016, l'ultimo anno da presidente

Politica aggressiva in Medio Oriente. Controlli sulle armi. Sistema penale rivisto. Così Barack prepara il trasloco dalla Casa bianca. Per lanciare la volata a Hillary.

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Barack Obama con la famiglia.

Tutto un fuoco.
Così Barack Obama si è definito dopo le vacanze natalizie trascorse alle Hawaii.
Nulla di erotico.
L’espressione gergale americana (fired up) vuole alludere all’entusiasmo che il presidente dice di avere per gli ultimi 12 mesi del suo mandato.
AGENDA CALDA. Ha bisogno di tutta l’energia possibile poiché a dispetto del conto alla rovescia che lo separa dal momento in cui deve fare trasloco dalla Casa bianca, sul suo tavolo gli impegni aumentano di giorno in giorno e sono più pressanti che mai.

L'impegno contro l'Isis per dimostrare di avere una strategia

Miliziani dell'Isis.

Al primo punto dell’agenda presidenziale c’è la politica estera e la lotta all’Isis.
Il portavoce Eric Schultz ha detto che «gli americani devono aspettarsi un presidente sempre più impegnato a combattere il terrorismo e a proteggere il Paese».
Il tema è spinoso.
CRITICHE ANCHE DAGLI EX. La condotta adottata da Obama in due anni contro il Califatto e nello scenario siriano è continuamente oggetto di critiche non solo da parte degli oppositori Repubblicani.
Il suo ex segretario alla Difesa, Chuck Hagel, in un’intervista rilasciata a Foreign policy ha avuto parole molto dure contro la Casa bianca, accusando il presidente e il suo “cerchio magico” di collaboratori stretti di non avere mai avuto una precisa strategia.
Hillary Clinton, ex segretario di Stato e una dei candidati dem per il 2016, invoca nei suoi comizi elettorali una politica più aggressiva e decisa.
MEDIO ORIENTE ROMPICAPO. Alla luce della nuova crisi tra Iran e Arabia Saudita, che chiama in causa indirettamente anche le aperture di Washington nei confronti di Teheran, lo scacchiere mediorientale è diventato un rompicapo in cui è sempre più difficile orientarsi.
L’accordo con l’Iran sul nucleare sta dando i suoi primi frutti visto che, come ha annunciato il vice consigliere alla Sicurezza nazionale Ben Rhodes, il Paese sta rispettando i primi passi dell’intesa siglata a Vienna nel luglio del 2015.
Questo potrebbe portare alla definitiva conclusione delle sanzioni e a un rinnovato rapporto con il governo degli Ayatollah.
MISSION IMPOSSIBLE SAUDITA. L’impresa di Obama è quella di far quadrare il cerchio: far digerire all’Arabia Saudita e all’islam sunnita l’amicizia con Teheran, rinforzare la coalizione araba anti-Isis, colpire i terroristi senza farsi trascinare in una guerra sul campo, negoziare una soluzione del conflitto in Siria che preveda l’uscita di scena del regime di Assad limitando l’influenza nella regione della Russia di Putin.
Sembrerebbe una Mission impossibile, soprattutto per un presidente con le valigie pronte.

Viaggio a Cuba nel nome dell'apertura coi Castro

Una manifestazione fuori dalla Casa bianca per chiedere la riforma delle armi.

Ma non c’è solo il Medio Oriente.
Obama ha un’agenda di viaggi molto fitta per il 2016.
Sono in calendario trasferte in Cina, Giappone, Polonia, Germania, Perù e Laos (è il primo presidente Usa a metterci piede).
In preparazione c'è anche uno storico viaggio a Cuba che può realizzarsi solo se dovessere continuare le aperture del regime dei fratelli Castro, anche se, come ha specificato Rhodes, «nessuno si aspetta che Cuba diventi una democrazia multi partitica nel corso dell’anno».
VIA AL DECRETO SULLE ARMI. Il fronte interno non è meno complesso.
Il presidente ha promesso un intervento sulla questione delle armi facili.
Il Congresso in passato ha già bocciato qualsiasi possibile riforma.
A Obama non resta che agire con un decreto (executive action) con cui vuole aumentare i controlli per chi acquista un’arma.
TASK FORCE POLITICA PRONTA. Il suo primo incontro dopo le vacanze è stato proprio con il ministro della Giustizia Loretta Lynch e con il direttore del Fbi James Comey per discutere la questione.
Anche qui è necessario un gioco di prestigio.
La Casa bianca ha messo in campo una task force per studiare un provvedimento che abbia l’efficacia e la forza di incidere sul problema e che possa comunque rientrare negli ambiti costituzionali consentiti dai provvedimenti presidenziali.
MENO CARCERE PER PICCOLI REATI. In cantiere ci sono però anche due iniziative che dovrebbero ottenere un sostegno bipartsan: il varo del Parternariato Trans-Pacifico - un accordo di libero scambio che dovrebbe coinvolgere gli Usa e altri 11 Paesi - e una riforma del sistema penale che promette meno galera per i reati non violenti.
Con più di un milione e mezzo di detenuti, gli Stati Uniti hanno la maggior popolazione carceraria del mondo; Obama è spesso intervenuto sulla questione e, nel luglio del 2015, è stato il primo presidente nella storia del Paese a compiere una visita ufficiale in una prigione federale.

Basta col basso profilo, in campo nella campagna per Hillary Clinton

Barack Obama con Hillary Clinton.

Il presidente infine ha intenzione di ritagliarsi anche un ruolo nella campagna per la sua successione.
Se nelle elezioni mid-term del 2014 ha preferito un basso profilo, nel 2016 vuole far sentire la sua voce.
Non si è ancora sbilanciato per le primarie democratiche che vedono favorita Hillary Clinton, ma ha detto: «Sono convinto che il mio successore sarà un democratico. E io farò una campagna molto intensa perché questo accada».
APPOGGIO DECISIVO. Hillary ha capito che l’appoggio dei sostenitori di Obama è decisivo per una sua eventuale elezione.
Ha ribadito più volte che la sua elezione non è un terzo mandato di Obama, ma ha garantito che vuole proteggere e ampliare le riforme fatte.
LA PROMESSA: «DARÒ TUTTO». Dall’introduzione del nuovo sistema sanitario all’accordo con l’Iran, il lascito del primo presidente afro-americano dipende molto dal voto del 5 novembre 2016.
C’è da aspettarsi quindi un Obama più che mai combattivo e schierato.
«Nelle partite la parte più interessante sono i minuti finali e io sul campo darò tutto», ha promesso.
Altro che “anatra zoppa”.

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