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POLITICA 11 Gennaio Gen 2016 2138 11 gennaio 2016

Riforma costituzionale, parte la battaglia referendaria

Approvato in prima lettura il ddl Boschi. A ottobre cittadini chiamati a confermare o cassare la riforma della Costituzione.

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Nello stesso giorno in cui la Camera dei deputati, con 367 sì, 194 no e cinque astenuti, ha chiuso la prima lettura delle riforme costituzionali, il comitato del no si è ufficialmente costituito, annunciando di avere i numeri in parlamento per chiedere il referendum.
DUE FRONTI CONTRAPPOSTI. Favorevoli alle riforme sono il Partito democratico, il Nuovo centrodestra e i verdiniani di Ala. Contrari il Movimento 5 stelle, Forza Italia, Sinistra italiana, Lega Nord e Fratelli d'Italia: lo scontro tra maggioranza e opposizioni diventa quindi costituente, mentre le riforme targate Boschi-Renzi sono al giro di boa. Adesso mancano infatti soltanto i due passaggi confermativi al Senato e tra tre mesi di nuovo alla Camera. In entrambi i casi, però, gli onorevoli potranno esprimersi solo con un sì o con un no, dopodiché il bicameralismo perfetto sarà archiviato.
VIA ALLA CAMPAGNA REFERENDARIA. La vera incognita diventa così il referendum di ottobre, con cui i cittadini saranno chiamati a confermare o a cassare la riforma. La campagna è partita nella saletta dei gruppi di Montecitorio, dove si sono alternati i giuristi Stefano Rodotà, Felice Besostri, Domenico Gallo, Gaetano Azzariti, il presidente del Comitato Alessandro Paci e Alfiero Grandi. Presenti anche il leader della Fiom Maurizio Landini e il fondatore di Possibile, Pippo Civati.
APPOGGIO ESTERNO DEL MOVIMENTO 5 STELLE. Il Movimento 5 stelle è stato rappresentato da Danilo Toninelli, che però con una lettera al presidente del comitato ha precisato: non aderiamo, ma sosterremo la battaglia. Il fronte del no, quindi, non è immune da smarcamenti e sfumature interne, con cui il Movimento 5 stelle ha rivendicato ancora una volta la propria singolarità. Con l'appoggio dei grillini e di Possibile, di Forza Italia e Lega Nord, di Sinistra italiana e Fratelli d'Italia, i promotori del referendum possono raggiungere la soglia minima di 126 deputati, prevista dalla legge per chiedere la consultazione popolare.
PER IL GOVERNO È «LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE». Il governo e le forze politiche che lo sostengono sono pronte a dare battaglia.
Il premier Matteo Renzi aveva già annunciato che dall'esito del referendum sarebbe dipeso il futuro dell'esecutivo.
Il concetto è stato ribadito dalla relatrice del ddl, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Intanto però Renzi ha potuto festeggiare, nel giorno del suo compleanno, un passo avanti in quella che ha definito «la madre di tutte le battaglie».
IL PD: SECONDA LETTURA PRIMA DELLE UNIONI CIVILI. Il Partito democratico spinge per una seconda lettura il più rapida possibile. Al Senato punta a chiudere entro fine mese, se possibile prima della discussione sulle unioni civili, tema divisivo per la maggioranza che sostiene l'esecutivo.
«Sono molto ottimista», ha detto il ministro Boschi, «ma tutto il governo se gli italiani diranno no dovrà sottoporsi necessariamente alla scelta dei cittadini. Non è una personalizzazione, ma un atto di correttezza e serietà». In vista del referendum, ha scommesso il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, il Pd sarà «compatto». La sinistra del partito, tuttavia, continua a chiedere di correggere la legge elettorale e ha già espresso alcune critiche.
LE CRITICHE DELLA SINISTRA DEM. Per Gianni Cuperlo, ad esempio, è stato «un errore» non votare il testo con una maggioranza più ampia. Anche perché «sarebbe uno strappo gravissimo rendere il referendum un plebiscito personale, o comunque un voto estraneo al merito». Se la minoranza del Pd teme che il fronte del sì rappresenti l'embrione del Partito della nazione, anche Area popolare con Maurizio Lupi avverte Renzi: sarebbe un errore personalizzare il referendum.
Il fronte del no, al contrario, si è mosso in anticipo per intestarsi la paternità politica del referendum: «Si deve evitare che il 2016 consacri la fine della Repubblica», ha detto il costituzionalista Domenico Gallo.
L'ultima parola spetterà ai cittadini.

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