Matteo Renzi Omosessuali 140606164128
L'ULTIMO MARXIANO 12 Gennaio Gen 2016 0900 12 gennaio 2016

Battersi per i gay non serve alla lotta di classe

Ci concedono i diritti civili, distruggono quelli sociali. E lo chiamano «progresso».

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Matteo Renzi nel video del Roma Pride.

Lasciate che vi spieghi in due parole perché non faccio mie le battaglie omosessuali, pur non avendo assolutamente nulla contro gli omosessuali e, anzi, pensando che l'omosessualità sia perfettamente secondo natura.
Gli omosessuali non sono una classe sociale.
Marxianamente, non ha alcun senso essere contro gli omosessuali o dalla parte degli omosessuali.
Ha invece senso stare in concreto dalla parte dei lavoratori e degli oppressi, omosessuali o eterosessuali che siano.
Del resto, non si capisce perché un omosessuale disoccupato o precario dovrebbe lottare insieme (e sentirsi affratellato) con un omosessuale miliardario o broker finanziario.
IL NEMICO È IL SISTEMA. L'alleato non è l'omosessuale o l'eterossessuale: è il lavoratore, lo sfruttato, omosessuale o eterosessuale che sia.
Complici le prestazioni della fabbrica dei consensi, il nemico è oggi sempre individuato nell’altro particolare, mai nel sistema economico dominante; con la conseguenza, del tutto paradossale, per cui il giovane disoccupato islamico si illuderà che il suo rivale sia il giovane disoccupato cristiano e non il magnate della finanza che pratica la delocalizzazione del lavoro e la volatilizzazione dei capitali.
O, ancora, l’omosessuale disoccupato o precario riterrà surrettiziamente di essere più simile a un omosessuale proprietario di imprese multinazionali che a un eterosessuale disoccupato o precario.
CONTROLLO SULLE ANIME. Il potere raggiunge il grado massimo del controllo sulle anime, allorché riesce a convincere le menti degli schiavi che il nemico sia chi è nella loro stessa condizione o, addirittura, chi sta più in basso e non più in alto rispetto a loro: che il nemico sia, appunto, l’omosessuale o l’eterossessuale, il destro o il sinistro, il bianco o il nero, e non il capitale finanziario, il classismo planetario, l’alfiere della finanza.
Questo è il solo punto fondamentale della questione.
Quando la lotta si ridispone come conflitto tra gli ultimi, come guerra tra omosessuali ed eterosessuali, migranti e autoctoni, uomini e donne, il potere vince e stravince: la contraddizione classista diventa invisibile.
DISPERDONO IL DISSENSO. Per questa via, il “grande dissenso” - così potremmo battezzarlo, variando la nota formula di Marcuse - è dispersivamente frammentato nei mille rivoli delle opposizioni secondarie o, in ogni caso, tali da distogliere l’attenzione dalla contraddizione principale e da creare contrapposizioni tra gli ultimi.
Per questa via, si polverizza la coscienza di classe e si impedisce preventivamente il costituirsi di un fronte unitario degli offesi del pianeta contro l’oligarchia finanziaria e in difesa di un assetto autenticamente democratico, fondato su rapporti tra individui - omosessuali ed eterosessuali che siano - liberi, uguali e solidali.
MA QUALE EMANCIPAZIONE. Per queste ragioni, non ho nulla contro i diritti civili o contro le unioni civili.
Contesto, però, la prospettiva secondo cui il matrimonio gay sia il maximum dell’emancipazione possibile; ancora, critico fermamente il fatto che le sinistre puntino ormai solo sulle battaglie civili rinunciando completamente a quelle sociali.
La dinamica in atto è esattamente questa: concedere diritti civili per nascondere che stanno rimuovendo linearmente quelli sociali.
UNIONI CIVILI SÌ, ART. 18 NO. E hanno pure il coraggio di chiamare questa follia «progresso». Parola di Matteo Renzi: «Nel 2016 legge sulle unioni civili». Matteo Renzi, colui che rottamò l’articolo 18.
Distruggono il lavoro e i diritti sociali e nascondono questo processo elargendo i diritti civili.
Non vi è altro da aggiungere.

Twitter @DiegoFusaro

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