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ECOSISTEMA 12 Gennaio Gen 2016 1300 12 gennaio 2016

Trivelle, cosa c'è da sapere sul decreto Guidi

Permessi di ricerca offshore nell'Adriatico. Legambiente: «Rischio di danni seri». Ma il ministero dello Sviluppo: «Solo indagini sul fondale». Il punto sullo scontro.

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Federica Guidi, ministro dello Sviluppo.

Il polverone sulle trivellazioni si è sollevato.
Anche se il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi lo ha liquidato come qualcosa di «pretestuoso e strumentale».
Si tratta delle polemiche sui permessi di ricerca offshore nell'Adriatico concessi per decreto il 22 dicembre 2015, il giorno prima che un emendamento alla legge di Stabilità bloccasse ulteriori ricerche.
Il ministro spiega che non è previsto alcun tipo di perforazione e quelle concessioni riguardano una zona di mare ben oltre le 12 miglia dalla costa e lontano anche dalle isole Tremiti.
«DANNI ALL'ECOSISTEMA». Il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo spiega a Lettera43.it: «Il ministro dice il vero quando afferma che non ha autorizzato nuove trivellazioni, ma indagini sul fondale».
Eppure «di fatto ha portato avanti di uno scalino la 'pratica'. E lo studio del terreno comporta comunque danni all'ecosistema».

No a nuove esplorazioni, ma quelle vecchie restano autorizzate

Le grotte dell'isola di San Domino, isole Tremiti.

Ma come è nata la vicenda?
Martedì 22 dicembre è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi un decreto che ha concesso permessi di ricerca petrolifera alle isole Tremiti a firma del ministro Guidi, già vice presidente di Confindustria.
DIVIETO ENTRO 12 MIGLIA. Il giorno seguente, il 23 dicembre, con l'approvazione della Legge di stabilità si è disposto il divieto di trivellazione «nelle zone di mare poste entro 12 miglia dalla costa lungo l'intero perimetro nazionale».
Permessi revocati? Non esattamente, visto che con l'articolo 239 della Finanziaria è prevista una proroga alla durata delle concessioni già rilasciate fino «alla durata della vita utile del giacimento».
In altre parole: no a nuove esplorazioni, ma quelle vecchie continuano a essere autorizzate, comprese quelle concesse dal ministro Guidi appena 24 ore prima.
CANCELLATI CINQUE REFERENDUM. Di fatto con le modifiche apportate alla legislazione ambientale i giudici si sono dovuti esprimere nuovamente sulla validità dei quesiti referendari anti-trivelle proposti da 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) che avevano ottenuto l'ok da parte della Cassazione il 26 novembre 2015.
Il 7 gennaio l'ufficio centrale dei referendum ha cancellato cinque dei sei quesiti referendari. Ora la palla passa alla Corte costituzionale che può esprimersi a partire dal 19 gennaio.
«SOLO INDAGINI PRELIMINARI». Da qui un profluvio di reazioni tra cui quella del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha portato il ministro Guidi a spiegare che «il permesso di ricerca concesso alla società Petroceltic riguarda soltanto, e in una zona oltre le 12 miglia, la prospezione geofisica (ovvero indagini preliminari sul fondale, ndr) e non prevede alcuna perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una specifica valutazione di impatto ambientale».

Legambiente: «Anche le prospezioni hanno un forte impatto»

Un'azione di protesta contro le trivelle in Adriatico.

L'attività di ricerca petrolifera si compone di tre step: la prospezione (la fase autorizzata dal governo che serve a individuare indizi di giacimenti), la ricerca e infine la concessione di coltivazioni (ovvero il momento in cui le trivelle cominciano a lavorare).
Allarmismo infondato quindi? Minutolo di Legambiente spiega che «quando si parla di perforazioni vengono in mente potenziali rischi di sversamenti di greggio in mare. Ma i danni potenziali delle prospezioni sono enormi».
ONDA ARTIFICIALE DEVASTANTE. Per fare le indagini sul fondale si usa spesso la tecnica dell'air gun: «In pratica si spara aria compressa sott'acqua in modo tale da creare un'onda che, risalendo in superficie, restituisca una sorta di radiografia del terreno. Ha un forte impatto ambientale e si propaga per migliaia di chilometri, non solo nell'area interessata dalle indagini».
IL PESCATO PUÒ CALARE DEL 50%. Tra le conseguenze un calo del pescato che può toccare il 50%, come calcolato da uno studio del Norvegian Institute, anche se non appare immediatamente un danno paesaggistico.
Gli emendamenti alla Legge di stabilità hanno accolto parte dei rilievi fatti dalle Regioni, ma secondo l'esperto di Legambiente «il governo avrebbe dovuto sospendere le attività di ricerca e attendere il risultato del referendum. Invece ha proposto alcune modifiche con cui sperava di accontentare un po' tutti, ministero dello Sviluppo e governatori».
ALLO STATO 5,16 EURO PER KM QUADRATO. Quanto guadagna lo Stato da questa attività? Esattamente 5,16 euro al chilometro quadrato che vanno moltiplicati per i 96 mila chilometri quadrati di fondali che possono essere esplorati.
«Il canone è un'inezia rispetto alle ricadute negative e ai ricavi delle società petrolifere. Si tratta di danni che non si vedono immediatamente, ma ci sono», aggiunge Minutolo.
«Peraltro la decisione del ministero è in contrasto con le parole del titolare del dicastero dell'Ambiente Gian Luca Galletti che si è detto favorevole a una riduzione dei carburanti fossili».

Twitter @PierLuigiCara

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