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MAMBO 13 Gennaio Gen 2016 1013 13 gennaio 2016

La crisi del M5s è arrivata al punto di non ritorno

Forse non spariranno né perderanno voti. Però la spinta propulsiva dei grillini è finita.

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Di Maio e, sullo sfondo, Grillo.

Nel 1966, qualche anno più tardi in Occidente, venne pubblicato con grande clamore in Cina il Libretto rosso, contenente le massime fondamentali del presidente Mao.
L’inventore e autore dell’opera, che ebbe una diffusione straordinaria e planetaria, fu il comandante dell’Armata Rossa Lin Piao che era a capo di quello sciagurato movimento delle Guardie Rosse durante la famigerata rivoluzione culturale e che - Lin Piao dico - fece una brutta fine assieme a sua moglie. Da epuratore finì epurato malamente e mortalmente.
Nel Libretto ci sono frasi epocali ma una viene in mente in questi giorni leggendo le vicende dei 5 Stelle , guardando in tivù quelle facce smarrite dei tre virgulti grillini che già si immaginavano fra qualche mese a palazzo Chigi o in ministeri importanti o leggendo le cose del caro Marco Travaglio.
LE RIVOLUZIONI SONO PER GLI SPIETATI. La frase è questa, ed è, come leggerete, un po’ severa: «Bastonare il cane che affoga». Ci sono traduzioni che dicono: «Bastonare il cane nell’acqua». Ma, fuori di metafora, anche per non irritare gli animalisti, si può dire che in politica o nelle “rivoluzioni culturali” bisogna essere spietati.
Del resto Grillo, Casaleggio e i ragazzi dell’asilo Mariuccia che loro hanno candidato a dirigere lo Stato non sono stati teneri con gli avversari. Solo Salvini, che parla sempre come se fosse appena uscito da una vineria con quel labbro inferiore sempre umido, riesce a dire cose più sconce sul mondo che è fuori dal suo sistema solare. Il guaio del rivoluzionario e del moralista è l’Assoluto. Eppure, scrisse il già citato presidente asiatico, «nel grande fiume della conoscenza umana tutto è relativo e nessuno può afferrare la verità assoluta».
Non puoi avere piccoli peccati per invocare i grandi peccati altrui. Sei peccatore anche tu. Non si possono fare tante parti in commedia. Dicono a Napoli, Di Maio sa: «Ogne bella scarpa addeventa scarpone», ovvero «nu' sputà 'ncielo ca 'nfaccia te cade».
RENZI DICA BASTA ALLE GUASCONATE. A questo punto come interpretare e tradurre nell’italiano di oggi la frase del severissimo presidente Mao? In questo modo. Cioè nell’unico modo.
Ricorro ancora a Mao, che sosteneva che i rivoluzionari devono stare col popolo come il pesce nell’acqua. Non so se Renzi sia un rivoluzionario, dubito fortemente, so che ha una rara occasione di dare un colpo all’avversario elettorale più insidioso. E può darlo in una sola maniera: governando bene, presentandosi con meno guasconeria, dandosi regole per cui se il Rolex del figlio di Maurizio Lupi è sconveniente lo sono anche quelli presi dalla delegazione di governo, e dicendo, infine, con dolore, che a lui del papà proprio, del papà della Boschi, della Boschi medesima interessa poco perché prima viene la Repubblica.
Deve dire insomma: noi non siamo puri, non abbiamo verità assolute, sbagliamo ma non vi prendiamo in giro e le nostre azioni sono tutte tracciabili, non c’è un rifugio nascosto dove due anziani signori, Grillo e Casaleggio, credono di avere in mano la Repubblica manovrando alcuni giovani disoccupati nati in famiglie di politicanti di destra.
LA SPINTA DEL M5S È ORMAI CONCLUSA. La crisi del Movimento 5 stelle, da tempo evidente e devo dire con civetteria da me denunciata al prezzo di insulti da cui mi ha difeso Paolo Madron, è per tanti aspetti irreversibile.
Questo non vuol dire scomparsa elettorale, neppure insuccesso elettorale, vuol dire, per usare l’espressione di un comunista meno aggressivo, che «è finita la spinta propulsiva» del giustizialismo, il male oscuro della vita politica italiana.
C’era in questo male, come in tutti i malesseri, il segnale di un corpo ammalato, in questo caso la politica era ed è malata, ma non c’era la soluzione. La soluzione viene solo dal governare, dal risolvere i problemi, dalla democrazia. La soluzione non viene dalle guasconerie di un presidente del Consiglio che pensa di fare Mandrake.
Mao ricordava che «solo gli stupidi sollevano pietre che poi gli ricadono sulla testa».
Creare conflitti permanenti nel proprio partito, fra i partiti, nelle istituzioni, con gli alleati stranieri è un po’ lasciarsi cadere pietre sulla testa.
Keep calm.


Twitter @giuseppecaldaro

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