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SCINTILLE 15 Gennaio Gen 2016 1231 15 gennaio 2016

Juncker vs Renzi: che cosa c'è dietro la resa dei conti

Ritardi su migranti e hotspot, ruggini sulla flessibilità. Il n.1 della Commissione Ue rinfaccia tutto all'Italia. Che non gode della stima degli altri Stati membri.

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da Bruxelles

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker.


È stata la conferenza stampa di inizio 2016 del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.
E come tale non potevano mancare i fuochi d'artificio.
Che Juncker ha dedicato quasi interamente all'Italia (leggi il racconto del braccio di ferro infinito).
La mattina del 15 gennaio dalla sala stampa di palazzo Berlaymont il capo dell'esecutivo Ue ha fatto il punto della situazione elencando i problemi, le sfide e le preoccupazioni che l'Europa ha affrontato nel 2015 e quelle che ancora devono essere superate nell'anno nuovo.
Ma soprattutto ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
ALLA FACCIA DEL «CARO AMICO»... Tra le sue preoccupazioni, infatti, almeno a sentire il numero delle volte citata nel suo discorso, c'è l'Italia.
E il suo premier Matteo Renzi, che Juncker definisce, «caro amico», ma al quale rivolge parole ben poco amichevoli.
Un intervento a gamba tesa quello del presidente della Commissione, che arriva però dopo una serie di critiche e attacchi rivolti in questi mesi alla Commisisone europea dal governo Renzi.
Attacchi ai quali Juncker ha deciso di rispondere per le rime: dalla questione migranti sino ad arrivare alla tanto sentita battaglia per flessibilità.

Juncker a fine febbraio in Italia per fare chiarezza

Il campo profughi di Suruc in Turchia, al confine con la Siria.

Prima di tutto perché è proprio l'Italia a mettersi contro una delle iniziative prese dalla Commissione europea per risolvere l'emergenza del flusso migranti.
Ovvero la partnership avviata con la Turchia e il conseguente finanziamento di tre miliardi di euro a favore del governo di Erdogan per gestire i profughi.
«RISERVA SORPRENDENTE». Una posizione contraria quella dell'Italia, manifestata sinora a porte chiuse, ma contestata e criticata pubblicamente da Juncker: «Non mi so spiegare la sorprendente riserva italiana riguardo il cofinanziamento per i rifugiati in Turchia», ha detto il presidente della Commissione riferendosi alle discussione avvenute sul tema durante le riunioni del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) tra gli ambasciatori dei 28 Stati membri.
«Non sono soldi per la Turchia, ma per i rifugiati siriani», ha sottolineato Juncker difendendo la decisione e promettendo una risoluzione rapida del diverbio con il governo italiano.
GOVERNO RENZI NON STIMATO. «A fine febbraio vado in Italia, mi devo occupare del problema, certo i rapporti e l'atmosfera tra l'Italia e gli altri Paesi non è tra i migliori», ha sottolineato Juncker quasi a voler ricordare a Renzi come il suo governo in questo momento non goda della stima di alcuni Stati membri che più volte, soprattutto durante i summit Ue, hanno criticato le decisioni prese e soprattutto non prese da Roma riguardo l'immigrazione, la messa a punto degli hotspot e la politica economica.
«Sarà necessario fare chiarezza», ha spiegato Juncker annunciando la sua prima visita a Roma, «non sono mai andato in Italia dall'inizio del mio mandato, faremo in modo di trovare un accordo con l'Italia nell'interesse reciproco, sapremo trovare sicuramente una soluzione», ha ripetuto, «nel reciproco interesse».
«IO NON USO QUEL VIGORE...». Per quanto Juncker abbia deciso di rispondere alle bordate del premier italiano, ha voluto sottolineare il ritardo nel farlo e la diversa modalità.
«Io esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore usato quando ci si rivolge a me», ha sottolineato Juncker spiegando che un tale atteggiamento «non facilita sempre le cose».

«La flessibilità? L'ho introdotta io, non Renzi»

Strasburgo: Matteo Renzi durante il discorso finale del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea (13 gennaio 2015).

Proprio per evitare strumentalizzazioni, prima di passare all'attacco diretto, il politico lussemburghese ha preferito mettere in chiaro la sua stima per l'Italia: «Potrei fare una grande dichiarazione d'amore nei confronti dell'Italia perché sono cresciuto con italiani e sono stato formato da italiani e perché nel Sud del Lussemburgo la coabitazione con i migranti italiani era quotidiana».
Ma, ha sottolineato, penso che il «premier che rispetto e stimo ha torto nel criticare e offendere la Commissione, non capsico perché lo faccia».
E ancora: «Ho lasciato il teatro della politica interna da tempo, ma l'Italia non dovrebbe criticare troppo la Commissione».
Subito spiegato il perché: «Abbiamo introdotto nelle politiche di bilancio una flessibilità accresciuta, contro la volontà di alcuni Paesi membri e contro chi si dice domina l'Europa», ha ricordato Juncker riferendosi alle critiche che la Commissione ha ricevuto da parte di quei Paesi del Nord Europa difensori del rigore, e dalla stessa Germania.
«LE SUE PAROLE MI TURBANO». «E l'Italia gode di queste flessibilità, pertanto», ha aggiunto rivolgendosi a Renzi, «mi turba che lui dica di aver introdotto questa flessibilità, non è lui, ma sono stato io, con il suo accordo certo, ma sono stato io».
Un resa dei conti quella di Juncker che è arrivata dopo oltre un anno dalla fine della presidenza italiana del Consiglio europeo durante il semestre luglio-dicembre 2014.
Juncker ha ricordato infatti con rammarico che durante il discorso di Renzi fatto nell'aula plenaria dell'europarlamento di Strasburgo a fine semestre, il premier italiano si era 'vantato' di aver introdotto lui una maggiore flessibilità in Europa.
«NON SI PARLAVANO LINGUE DEL SUD». Decisione e merito che Juncker ha deciso di rivendicare il 15 gennaio 2016, ricordando che «coloro che mi hanno aiutato a raggiungere questo accordo non si esprimevano sempre con lingue del Sud».
Insomma non è l'Italia che deve mettere il cappello su quella decisione, ufficializzata dalla Commissione con la comunicazione sulla flessibilità introdotta nella valutazione dei bilanci pubblici dei Paesi Ue a gennaio 2015.
E soprattutto, ha puntualizzato Juncker, non è l'Italia che deve continuamente criticare l'esecutivo Ue, perché «se insulta la Commissione, io faccio scivolare le cose, metto da parte sentimenti personali», ha concluso Juncker, «ma non crediate che io sia ingenuo, perché non lo sono».
Come a dire: se sinora ho taciuto è stato forse più per opportunità politica e savoir-faire, non per stupidità.
A buon intenditore, poche parole.

Padoan affila le armi della diplomazia

Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

A intendere subito le parole di Juncker e a rispondere con lo stesso savoir-faire è il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che alla fine dell'Ecofin, nella sala stampa del Consiglio europeo di Bruxelles chiarisce la posizione dell'Italia, sottolineando di essersi consultato direttamente con il premier Renzi: «Ci siamo sentiti e abbiamo condiviso le cose che dico ora», ha anticipato elencando poi tre punti «con estrema tranquillità».
Il primo è che «il governo italiano non ha nessuna volontà di offesa nei confronti di nessuno, nè verso la Commisisone nè tanto meno dei suoi membri, i rapporti rimangono cordiali».
Ma prima di tutto, mette in chiaro Padoan riferendosi alla questione della flessibilità la cui paternità era stata rivendicata da Juncker poche ore prima, «è evidente che è stata la Commissione a introdurre la comunicazione ma ricordo che si è arrivati alla decisione anche a seguito del dibattito sviluppato in sede di presidenza italiana del Consiglio Ue».
LA FLESSIBILITÀ PREVISTA. E sottolinea ancora una volta «quello che l'Italia chiede è perfettamente in linea con quanto quella comunicazione prevede».
Infine, in riferimento alla contrarietà dell'Italia sul finanziamento di tre milairdi di euro al governo turco, Padoan puntualizza: «Vorrei ribadire che l'Italia dà pieno sostegno alla Turchia per quanto riguarda la gestione degli importanti flussi migratori, quindi è importante che le risorse siano destinate a questo scopo. L'Italia», ricorda il ministro, «è il primo Paese che ha messo risorse nazionali per affrontare l'emergere del problema migranti».
Quindi nessun niet italiano come era stato detto anche dal presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, «ma», sottolinea Padoan, «riteniamo che prima di arrivare a chiedere contributi nazionali, sia chiarito che: da una parte siano esplorate ulteriori vie, come il bilancio Ue», e dall'altra «che una cosa è avere risorse, una cosa è condividere i criteri con i quali queste risorse siano impegnate per affrontare, non in maniera sporadica, le sfide sono rappresentate dai flussi migratori».
IL CASO TURCHIA NON ESISTE. Insomma, ha ribadito il ministro, «l'Iitalia non sta bloccando niente, diciamo solo che le risorse possono essere trovate dentro il bilancio Ue e in ogni caso vogliamo avere chiarezza sul loro utilizzo».
Infine, ritornando sulla questione della legge di stabilità e alla richiesta di una maggiore flessibilità da parte dell'Italia, ovvero l'ok per lo sconto dello 0,2% necessario per affrontare l'emergenza migranti e sicurezza (considerabili eventi eccezionali, ndr), «senza alcun tono polemico», sottolinea Padoan, «la Commissione deve rispondere alle richieste italiane in primavera, perchè questo ha implicazioni sulla legge di stabilità. Quindi», conclude, «aspettiamo dalla Commissione un giudizio e indicazioni più precise».
Come a dire zero a zero, palla al centro, perché ha ricordato Padoan: «L'Italia è un Paese fondatore dell'Ue, che merita almeno la stessa attenzione che altri Paesi equivalenti hanno. Un Paese che si confronta in maniera molto franca con l'Ue. Vogliamo raffozare l'Europa, ma abbiamo diritti equivalenti a quelli di altri Paesi e vogliamo che vengano rispettati».


Twitter @antodem

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