Unioni Civili 160114185204
TESTIMONIANZA 17 Gennaio Gen 2016 1430 17 gennaio 2016

Se il cancro non aspetta la legge sulle unioni civili

La storia di Marina e Laura. Tra tumore, chemio e permessi negati dallo Stato. Col ddl Cirinnà in stallo, le coppie omo non hanno diritti in caso di assistenza.

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La Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato l'Italia per la mancata approvazione di una legge sulle unioni civili.

C’è un misto di delusione e rabbia nelle parole di Marina Cerulli Irelli, 45enne da anni impegnata nel settore del turismo, quando racconta la sua storia e quella della compagna Laura Lerario, costretta da diversi mesi a sottoporsi a cicli di chemioterapia.
«Se fossi stato un uomo, e quindi il marito di Laura, non avrei avuto di questi problemi».
Invece tutto è iniziato in uno dei vari controlli «che facciamo noi donne ai quali ci siamo sempre sottoposte».
E che Laura, collaboratrice parlamentare di 44 anni, aveva deciso di intensificare «perché spinta dal desiderio di avere un figlio».
Nell’ultimo, però, «la ginecologa ha visto qualcosa che non andava».
OPERAZIONI INVASIVE. È iniziato così un calvario fatto di visite mediche, due operazioni, di cui la seconda molto invasiva, e sedute di chemio.
Alle sofferenze e alle preoccupazioni che solo una situazione del genere può portare, se ne sono aggiunte delle altre dovute a un vuoto legislativo nell'ordinamento italiano.
Nonostante le due, entrambe romane, condividano tutto da quasi sei anni, per lo Stato non esistono come coppia.
Non hanno diritti di nessun tipo, se non come singoli.
NIENTE LEGGE 104/1992. Proprio a causa della mancanza di una normativa in materia di diritti civili Marina non ha potuto, come invece le sarebbe stato permesso se fosse riconosciuta come coniuge di Laura, usufruire della legge numero 104 del 5 febbraio 1992.
Quella che permette a un familiare di una persona affetta da una invalidità permanente o temporanea di utilizzare permessi retribuiti per dare assistenza alla persona in difficoltà.
TRE PERMESSI AL MESE. Questa possibilità di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese, frazionabili anche in permessi a ore, spetta a uno dei genitori, al coniuge o a uno dei parenti fino al secondo grado, esteso in situazioni particolari anche ai parenti e agli affini di terzo grado.
Per la legge numero 104/92 quindi Marina, come lei stessa ripete con amarezza, non esiste.

Ferie presto esaurite per stare accanto alla compagna

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili approda in Aula il 28 gennaio 2016.

Non ha potuto utilizzare questi permessi retribuiti, ma è stata comunque accanto a Laura nel momento del bisogno.
Per accompagnarla e assisterla durante i ricoveri e le sedute di chemio, Marina ha iniziato a usufruire delle sue ferie che però sono presto terminate.
«Un giorno mi sono trovata nella impossibilità di poterla accompagnare perché non avevo più giorni da prendere. Sono andata dal capo del personale e ho esposto la mia situazione».
AZIENDA COMPRENSIVA. Non le piace considerarsi fortunata, ma comunque Marina dall’altra parte ha trovato comprensione.
L’azienda in cui lavora le ha concesso permessi, non retribuiti, anziché accettare la sua proposta di passare a una tipologia di contratto part-time, sicuramente meno vantaggiosa per lei.
NON C'È TEMPO DA PERDERE. Superato anche questo scoglio, Marina ha continuato in tutti questi mesi ad accompagnare Laura nelle sue sedute, senza lasciarla da sola un attimo.
Lei il cancro lo conosce bene: si è portato via sua madre, mentre suo padre è riuscito a sconfiggerlo.
«Quando è successo a Laura, non aveva nessuna voglia di affrontare la cosa. Mi diceva di aspettare perché aveva bisogno di elaborare, ma io sapevo che non c’era tempo. Mentre lei elaborava, io mi organizzavo».

In Italia ci sono 7.513 coppie di persone dello stesso sesso

Monica Cirinnà, la senatrice del Partito democratico che dà il nome al disegno di legge sulle unioni civili.

La situazione che Marina e Laura stanno vivendo potrebbe però riguardare anche altri.
Secondo l’ultimo censimento Istat in Italia ci sono 7.513 coppie formate da persone dello stesso sesso.
In attesa che il disegno di legge Cirinnà venga approvato, al momento non hanno nessun tipo di riconoscimento come coppia.
Neanche quello di assistere il partner in caso di malattia.
«PRIMA ERO TUTELATA». A far crescere la rabbia di Marina c’è anche qualcosa in più.
«Ho avuto un matrimonio prima di conoscere Laura, vengo da una situazione con tutte le tutele. Io sono la stessa, solo che prima avevo il diritto a delle tutele e adesso non conto niente. Perché? A te, Stato, cosa importa con chi sto?».
Con una legge come il ddl Cirinnà in discussione in Senato il 28 gennaio, Marina e Laura potrebbero ricorrere all’unione civile e ciò darebbe loro il diritto a usufruire della legge 104/1992.
BATTAGLIA LEGALE TROPPO LUNGA. Il senso di ingiustizia le ha portate anche a pensare di intraprendere una battaglia legale per il riconoscimento di quelle tutele.
A frenarle però è stata la consapevolezza che i tempi burocratici della giustizia sarebbero stati lunghi.
E le sedute di chemioterapia non potevano certo attendere la decisione di un tribunale.


Twitter @ManlioGrossi

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