Iran 160118174421
INTERVISTA 18 Gennaio Gen 2016 1615 18 gennaio 2016

Iran, Milani Amin: «L'Occidente gioca sporco»

Stringe accordi con l'Iran. Ma sostiene l'Arabia saudita. «Strategia pericolosa, così può trascinare il mondo in guerra». Il chierico sciita Milani Amin a L43.

  • ...

Il 16 gennaio si è scritta una nuova pagina per l’Iran.
L’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) ha detto che tutti gli obblighi dell’accordo sul nucleare, firmato a Vienna il 14 luglio scorso, sono stati rispettati e, dopo sette anni di strangolante embargo, iniziano a cadere tutte le sanzioni (quelle sui missili e antiterrorismo però restano e Barack Obama le sta aumentando), almeno fino al prossimo presidente americano.
L'INCOGNITA ELEZIONI. Del percorso verso il disgelo, del grande punto interrogativo delle elezioni - negli Stati Uniti e in Iran -, della ripresa economica («il 10% in due anni») attesissima a Teheran, dell’opposizione iraniana ai sauditi in un’acme di terrorismo islamico devastante («bisogna isolare Riad, il Qatar e anche una persona come Erdogan»), e infine anche di quello che rappresentano ancora gli Stati Uniti per i khomeinisti, Lettera43.it ha discusso con il giovane chierico sciita iraniano Mostafa Milani Amin.
«L'IRAN È LA PRIMA POTENZA IN MEDIO ORIENTE». Dalla città santa di Qom, il ritiro di Khomeini e cuore religioso e politico della Repubblica islamica, l’hojatoleslam nato a Milano e rimpatriato 20enne per compiere studi islamici fino al grado teologico inferiore agli ayatollah, afferma: «L’Iran è la prima potenza del Medio Oriente. Una potenza saggia, che adesso ha conquistato anche i cuori della gente del mondo convincendola di non essere cattiva e aggressiva, al contrario di altre».

Il chierico iraniano Mostafa Milani Amin (Youtube).

DOMANDA. Il via libera dell’Aiea era nell’aria dall’inizio dell’anno. Anche per il segretario di Stato Usa John Kerry, che ha parlato di «questione di giorni».
RISPOSTA. Da luglio l’Iran ha spedito in Russia 10 tonnellate di uranio arricchito in cambio di 300 chili di “torta gialla”, yellowcake, il 4% che può continuare ad arricchire. Ha tolto le centrifughe a Natanz, Fordow e da tutti i posti concordati. E tolto anche il cuore del reattore ad acqua pesante di Arak. Restavano solo da riempire di cemento i buchi del reattore, insomma si capiva che per l’implementation day del 16 gennaio era quasi fatta.
D. Le sanzioni economiche sono (in parte) subito state sospese.
R. È l’inizio di una nuova fase. E però gli americani da una parte le sospendono, dall’altra continuano a porre altri embarghi: già quattro in un mese. Kerry scrive al nostro ministro degli Esteri Javad Zarif che non sono cose serie, ma sono sempre leggi. Approvate e firmate da Obama.
D. E dopo Obama, cosa porterà il 2017?
R. È un’altra grande domanda che ci si pone. Con Hillary Clinton, a meno di colpi scena, questo processo dovrebbe continuare. Ma lei potrebbe anche non venire eletta e già molti altri candidati hanno detto che non rispetteranno gli accordi di Vienna.
D. Sull’Iran poi anche Clinton è meno morbida di Obama. Ha già chiesto più sanzioni sui missili balistici.
R.
Clinton ha un po’ di quell’aggressività pericolosa di alcuni repubblicani e potrebbe anche cambiare le carte in tavola, reintrodurre le sanzioni con altre scuse. Porre per esempio la questione dei diritti umani, dell’appoggio iraniano a Hezbollah in Libano…
D. L’Iran come reagirebbe?
R. Ha già avvisato che qualsiasi tentativo di questo tipo di raggirare e reimporre le sanzioni sarebbe una violazione dell’accordo, e gli Usa la pagherebbero cara. L’Iran passerebbe all’arricchimento dell’uranio senza limiti, al 70%-80%, anche al 90%. Senza cercare ovviamente la bomba atomica, perché la fatwa della Guida Suprema Khamenei ne proibisce l’uso, la costruzione e la detenzione.

Sugli interessi di Iran e Usa: «Accordo rapido per ragioni politiche»

D. Ma intanto Teheran ha rispettato gli impegni sul nucleare in tempi rapidi. C’era la volontà di applicare l’accordo al più presto, anche da parte degli Usa.
R. È una questione anche politica. Tra un mese e mezzo si vota per le Legislative in Iran, in autunno ci sono le Presidenziali negli Usa e se qualcosa andasse storto né i democratici di Obama né il partito di Hassan Rohani potrebbero più governare. Ambedue vivono sugli accordi di Vienna, non possono far fallire i loro sforzi di almeno due anni, negli Usa lo ha detto anche Wendy Sherman, che è stata la vice di Kerry. Devono convincere le rispettive opinioni pubbliche che hanno avuto un gran successo.
D. I democratici cosa rivendicano?
R.
Di essere riusciti - secondo loro - a disarmare l’Iran dalla bomba atomica. Negli Usa si è già in clima di primarie.
D. E in Iran in campagna elettorale...
R.
Anche ultimamente il parlamentare iraniano principalista Hamid Rassai ha detto che si doveva portare via l’uranio gradualmente e non nel giro di un giorno. Ci sono state dure critiche, ma il presidente Rohani è andato avanti.
D. Lui a cosa punta?
R. Dopo le Legislative, spera anche nella sua rielezione tra un anno e mezzo. Potrà dire di aver fatto conservare un minimo di arricchimento di uranio e di non aver eliminato completamente il programma nucleare, e che sono state tolte le sanzioni. Questo può portare al partito di Rohani una grande vittoria elettorale.
D. Tra gli 80 milioni di iraniani ci sono forti aspettative sugli effetti del disgelo con l’Occidente.
R.
Siamo in una recessione che in Iran non si era mai avuta prima e il clima di attesa non ha aiutato. Tutti hanno aspettato l’esecuzione dell’accordo, prima di comprare case, auto... Per Obama l’accordo di Vienna è già un successo, l’Iran ha già fatto tutto. Rohani invece deve attendere la ripresa. Un boom, o quanto meno un notevole incremento economico.

  • Un'iraniana a passeggio a Teheran il 16 gennaio (Ansa).

Sulla ripresa economica iraniana: «Sarà una castastrofe per i sauditi»

D. Un decollo dell’Iran metterebbe nei guai seri i rivali dell’Arabia saudita?
R. Sicuramente. L’Iran è oggi paragonabile a un terreno incolto: un suolo non coltivato per tanto tempo diventa molto fertile. La ripresa potrebbe essere eccezionale, anche più del 10% in un uno o due anni.
R. L’Iran è il primo Paese al mondo per riserve petrolio e conta di raddoppiarne da subito l’export.
D.
Ma al contrario dei sauditi abbiamo anche tante altre cose: tappeti, pistacchi, frutta… La Russia ora ci chiede i prodotti alimentari che prima importava dalla Turchia. A 25 dollari al barile ormai non conviene neanche più estrarre ed esportare il petrolio e i sauditi esportano solo due cose nel mondo: petrolio e terrorismo.
D. Ma non hanno accumulato grandi riserve, davvero i bilanci statali di Riad rischiano di saltare?
R.
Quest’anno Bahrein e Arabia saudita hanno per la prima volta aumentato il prezzo della benzina, una tragedia per Paesi che l’hanno sempre avuta a basso prezzo, i primi segni della catastrofe economica.
D. Così cambierebbero gli equilibri, non solo in Medio Oriente.
R.
Un Iran potente, con al fianco Assad e i rivoluzionari yemeniti, il popolo del Bahrein a maggioranza sciita e anche gli sciiti dell’Arabia saudita, che secondo alcune statistiche arrivano al 20% della popolazione, fa molto preoccupare Riad e Israele. Entrambi temono per la loro esistenza e infatti cercano in tutti i modi di rovinare l’accordo raggiunto sul nucleare.
D. In questi mesi assistiamo anche a un crescente allineamento tra Arabia saudita e Turchia. Cosa ne pensa?
R.
La ragione è ovvia. Erdogan ha mire sulla Siria e come i sauditi vuole rovesciare Bashar al Assad, che è aiutato dall’Iran. Allora si combattono anche gli amici del nemico: l’Iran, la Russia, Hezobollah… Tutto l’asse di alleanze della Turchia, ossia il Qatar e anche la Nato della quale Ankara è membro, va in questa direzione.
D. E se Assad dovesse cadere?
R.
Questi Paesi entrerebbero in conflitto tra di loro, perché ideologicamente non coincidono. Per esempio i sauditi sono sempre stati rivali del Qatar e i turchi hanno un'ideologia politica tutta loro. Per adesso però il nemico è uno, comune, e si combatte tutti insieme.
D. Sauditi e iraniani si contrappongono nel Golfo persico sin dalla fondazione della Repubblica islamica. È rintracciabile, da una delle due parti, un certo senso di inferiorità?
R.
L’aver conquistato, nell’ultimo secolo, la Mecca e Medina, e l’essersi proclamata salvatrice e custode dei due santuari sacri dell’Islam ha dato un grande prestigio internazionale alla tribù beduina degli al Saud che, tra l’altro, ho letto da diverse parti, pare sia di origini ebraiche, della comunità di Najran. Ma da un punto di vista culturale e di civiltà l’Iran è uno Stato più avanzato.

Una manifestazione contro l'Arabia saudita a Teheran (Twitter).

Su Erdogan: «Si è montato la testa, è fuori controllo»

D. Come sono stati invece rapporti tra Repubblica islamica e Turchia in questi decenni?
R. Le relazioni, soprattutto quelle commerciali ma anche politiche, sono sempre state buone. Ma Erdogan negli ultimi tempi le sta rovinando dopo le ultime - tra virgolette - sue vittorie elettorali. Si è montato la testa, vorrebbe avere la maggioranza per cambiare la Costituzione e trasformare il Paese, uso un’espressione metaforica, in un Sultanato. Già adesso si può notare che Erdogan fa tutto quello che vuole e non può essere ostacolato, non solo in Turchia.
D. A marzo è andato in visita a Riad, dopodiché i sauditi hanno iniziato a bombardare lo Yemen. È tornato alla fine di dicembre e Riad ha giustiziato il religioso e leader sciita al Nimr con altri 46 detenuti.
R. Diceva una persona che a sospettare si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Sull’ultimo viaggio di Erdogan in Arabia saudita, un analista russo ha proposto un’analogia tra l’abbattimento del jet militare del Cremlino, da parte dei turchi, e l’esecuzione di Sheikh al Nimr, entrambe sarebbero due chiare provocazioni.
D. È possibile dunque che Erdogan e il re saudita Salman si fossero accordati contro l’Iran?
R.
Non possiamo dirlo in modo certo, ma sì, lo è. Alcuni dicono addirittura che l’esecuzione di al Nirm sia avvenuta per proposta o per istigazione di Erdogan. Comunque sia andata, i turchi e neanche i sauditi avranno mai il coraggio di aprire un conflitto frontale con Teheran.
D. Per ragioni economiche?
R.
Anche, tra Iran e Turchia in particolare c’è un grande interscambio commerciale. Ma Ankara e Riad sanno pure che perderebbero militarmente questo conflitto. Se neanche gli Usa riescono a tener testa all’Iran, come potrebbero farlo gli altri?
D. Allude alle navi militari statunitensi fermate pochi giorni fa dai pasdaran?
R.
Dieci marines americani a bordo di due piccole imbarcazioni, di quella che io chiamo la prima super prepotenza mondiale, erano entrati illegalmente nelle acque iraniane. I pasdaran li hanno circondati con disarmante abilità, loro hanno tattiche di guerra che nessuno riesce a prevedere. E in poche ore gli americani si sono ritrovati sull’isola di Farsi, molto lontana dalle coste, in mezzo al Golfo persico.
D. Un giallo, proprio alla vigilia della fine delle sanzioni e nella notte dell’ultimo discorso di Obama presidente alla nazione.
R.
All’inizio si era data la colpa a un guasto del navigatore, poi però lo stesso capitano delle navi ha ammesso di aver sbagliato e chiesto perdono al popolo iraniano. Obama è stato accusato dai repubblicani di Jeb Bush di aver subito un’altra umiliazione.

  • Il segretario Usa Kerry e il ministro iraniano Zarif durante i negoziati (Getty).

Su Mohammad bin Salman: «Un estremista che sostiene il terrorismo»

D. Però alla fine ha vinto la diplomazia. Come valuta invece l'atteggiamento di Riad?
R.
Il cambiamento si è iniziato ad avvertire con re Salman e già verso la fine del regno di Abdullah (morto all’inizio del 2015, ndr). In passato invece, a parte alcuni casi sporadici, va detto che verso Teheran e le altre potenze straniere Riad aveva sempre condotto una politica relativamente moderata, non tendente allo scontro militare.
D. Ma chi comanda davvero ora a Riad? Re Salman o, come trapela dalla stampa anche europea, il figlio e ministro alla Difesa saudita Mohammad?
R
. Re Salman è affetto da Parkinson. Non è più capace di intendere e volere, lo si vede anche nei video dei suoi ultimi interventi: non si capisce niente dei suoi brevi discorsi.
D. Sul figlio-principe Mohammad bin Salman pende anche un’allerta dei servizi segreti tedeschi.
R.
È un 30enne molto fanatico e fazioso, estremista wahhabita, e sta facendo i guai che vediamo. Ha sostenuto il terrorismo e attaccato lo Yemen. Sta provocando l’Iran e in generale sta trascinando il Medio Oriente in una guerra molto pericolosa, che potrebbe allargarsi e diventare mondiale.
D. Già in Europa la si comincia temere. Tra l’altro una guerra mondiale asimmetrica, molto difficile da combattere.
R.
Certo. Dopo Istanbul abbiamo visto esplosioni in pieno centro a Giacarta, poi in Burkina Faso. La minaccia è seria.
D. Al Qaeda non colpiva con la frequenza ormai quotidiana dell’Isis. Che non può avere di punto in bianco tutta questa forza. È più logico pensare che raccolga i frutti di una lunga semina?
R.
Esattamente, la situazione attuale non può essersi creata in un giorno. Il terrorismo salafita-wahhabita è stato ideologicamente ed economicamente alimentato per decenni, se non un da secolo, da questa dannata famiglia saudita. Tutto il male viene da lì.
D. La dinastia al Saud ha sposato la fede radicale wahhabita. Storicamente quando nasce l’estremismo islamico?
R.
La mentalità fanatica e settaria è sempre esistita in tutti i Paesi e in tutte le religioni. Esistono oggi gruppi razzisti anche in Italia, Germania, America… Ci sono stati e ci sono nel Cristianesimo, soprattutto tra gli ebrei, con il fenomeno sionista, e ci sono da secoli anche nell’Islam. La violenza e la cattiveria fanno parte dell’uomo, sono sempre esistite tra coloro che vedono solo l’ira, e non anche la misericordia divina.

Sull'estremismo islamico: «L'Iran non esporta foreign fighters»

D. Nell’Islam, in particolare, chi sono i teorici del radicalismo sunnita?
R.
I padri del salafismo, Ibn Taymiyya e Muhammad ibn Abd al Wahhab. Ma l’acme dell’estremismo islamico si è avuta solo nell’ultimo secolo, con il salafismo wahhabita dei sauditi, che ha fatto immani e irreparabili danni alla comunità islamica mondiale. Privandola di buona parte della sua reputazione e del suo onore.
D. Negli anni l'Arabia saudita e altri Stati del Golfo hanno costruito migliaia di scuole e moschee islamiche all'estero.
R.
Da quando hanno conquistato l’Arabia, cambiandole il nome in «Saudita» (da al Saud, ndr) come se fosse una loro proprietà, hanno costruito un impero con i proventi del petrolio, del pellegrinaggio e delle donazioni dei musulmani da tutto il mondo.
D. Qual è il loro obiettivo geopolitico e religioso?
R. Wahhabizzare, trasformare in wahhabiti tutti i musulmani.
D. Propagando il radicalismo sunnita in Africa, Asia, Europa?
R. Anche in Italia. Purtroppo in molte vostre moschee si leggono i libri di Wahhab e Taymiyya al posto del Corano. Lo si vede anche da quello che scrivono alcuni convertiti italiani in Rete: il compleanno è haram (peccato, ndr), il Natale è proibito, i cristiani sono infedeli, gli sciiti sono politeisti… Il passo successivo è arruolarsi in uno di questi gruppi terroristici.
D. Possibili argini?
R. L’ostacolo è l’Iran, il nemico numero uno dell’Isis. Gli sciiti seguaci della Rivoluzione islamica combattono da anni, in prima linea, questa eresia e deviazione dell’Islam. Lei per esempio ha mai sentito parlare di terroristi iraniani nell’Isis?
D. Dove vuole arrivare?
R.
Qualche iraniano trascinato con l’inganno ad arruolarsi potrebbe e potrà pure esserci, non lo nego, ma in un numero davvero irrisorio. I dati sui foreign fighters dicono che i Paesi islamici purtroppo infiltrati da questo virus sono altri: Arabia saudita, Qatar, Tunisia, Marocco…
D. E perché voi invece no?
R.
La maggioranza degli iraniani è sciita e i nostri sunniti non sono wahhabiti, ma perlopiù sciafeiti e comunque rivoluzionari che odiano il fenomeno del terrorismo. Su questa minoranza c’è anche un forte controllo, però anziché schierarsi con l’Iran e vedere nella Repubblica islamica un Paese amico, alcuni governi occidentali continuano ad allearsi con l’Arabia saudita e con il Qatar. Ecco perché parlo di complicità.

Sulla lotta all'Isis «Bisogna isolare Arabia e Qatar»

L'Alto rappresentante Ue Mogherini e Zarif annunciano il via libera all'accordo (Getty).


D. Cosa propone l’Iran nella lotta globale contro l’Isis?
R. Si continua a gettare benzina su un fuoco molto pericoloso, quando invece l’unica cosa da fare è isolare l’Arabia saudita. Isolare il Qatar e anche una persona come Erdogan.
D. Loro dicono che appoggiano i ribelli moderati. Non è così?
R. Ahrar al Sham e i vari sedicenti eserciti liberi sono tutti terroristi. Anche la Gran Bretagna tra l’altro sta svuotando i suoi magazzini di armi, le dà ai sauditi, per sterminare il popolo yemenita: lo denunciano anche l’Onu e tutte le associazioni umanitarie.
D. E l’Iran che combatte al fianco di Assad cosa chiede ai negoziati sulla Siria?
R. Di appoggiare il processo di pace e lasciare decidere ai siriani - a tutti i siriani - ovviamente sotto il controllo dell’Onu e dei Paesi della comunità internazionale: elezioni libere, e a quel punto chi esce vincitore è il presidente che tutti devono riconoscere. L’unica soluzione è quella democratica.
D. È quanto dicono di volere anche gli Stati Uniti e l’Europa.
R. Ma purtroppo molti Paesi occidentali che si considerano la patria e la culla della democrazia stanno facendo un gioco sporco e molto pericoloso. Tale da trascinare il mondo in una guerra che potrebbe anche essere l’ultima.
D. Perché appunto, se si è tutti in guerra contro l’Isis, la coalizione Nato degli Usa non ha mai seriamente bombardato Raqqa, né il petrolio dell’Isis e le sue infrastrutture?
R. A ogni vittoria seria contro il Califfato compaiono dei droni, dei misteriosi aerei spia. È capitato anche negli ultimi giorni, con la riconquista di Ramadi: aerei che non sappiamo da dove vengano hanno bombardato le postazioni dell’esercito iracheno facendo decine di morti. Non si è mai fatto quello che fa adesso la Russia, c’è sempre qualcosa che continua a impedire la fine e la morte dell’Isis ed è chiaro che la regia dietro le quinte è occidentale.
D. Le guerre - specie in Medio Oriente - sono anche guerre d’intelligence.
R. Di servizi segreti come la Cia e il Mossad. Si stanno ancora fomentando le guerre e gli scontri di gruppi settari. E finché lo si farà, non ci sarà mai pace in Medio Oriente e un po’ neanche in tutto il mondo.

Su Obama: «Fomenta gli scontri settari»

D. Come si posizionano gli Stati Uniti nei conflitti della Primavera araba?
R. È sempre l’antica politica del divide et impera: si cerca di gettare discordia, spezzare Paesi per affermare la propria signoria. Gli Usa vorrebbero per esempio un Iraq e una Siria divisi in tre: sciiti, sunniti, curdi.
D. Ma davvero Obama controlla il Pentagono? C’è ancora un doppio gioco degli americani o magari hanno difficoltà a smarcarsi dalla Turchia e dai sauditi per cambiare alleanze?
R. Diplomaticamente, da una parte Obama fa accordi con l’Iran e dall’altra fa affari e accordi con i sauditi, continuando in questo modo a sostenere i terroristi e fomentare scontri settari. I democratici sono più diplomatici dei repubblicani, ma la sostanza non cambia: vogliono imporre la loro supremazia in tutto il mondo, e anche Obama sta furbamente portando avanti questa politica.
D. Eppure la sua politica estera viene criticata con veemenza dai repubblicani.
R. I repubblicani sono più guerrafondai e diretti. La loro politica ha una componente più militare e aggressiva: andare lì e distruggere, rovesciare chi governa.
D. I democratici invece?
R. Con l’Iran per esempio, dopo i disordini del 2009, Obama aveva creduto di risolvere la crisi del nucleare con un embargo selvaggio, che davvero nessun Paese aveva mai visto. Non erano riusciti a rovesciare la Repubblica islamica, perché sostenuta dal popolo iraniano, e hanno creduto di punire gli iraniani privandoli per sette anni di beni di assoluta necessità.
D. Mancavano i medicinali per il cancro.
R. Anche i pezzi di ricambio degli aerei, una crisi umanitaria. Un aereo che vola con i pezzi clonati dai nostri, anche se bravi, ingegneri potrebbe avere dei problemi, far morire innocenti, che non c’entrano nulla con questioni politiche.
D. Come si comporterà il prossimo presidente degli Usa?
R. Se repubblicano userà il pugno di ferro, se democratico la guerra dei nervi. Gli Stati Uniti vogliono essere sovrani nel loro Paese e anche negli altri e questo crea da sempre disturbo. Non va a Putin, non va all’Iran e non va neanche a tanti altri Stati che vorrebbero essere sovrani almeno a casa loro.

Twitter @BarbaraCiolli

Articoli Correlati

Potresti esserti perso