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TESTIMONIANZA 19 Gennaio Gen 2016 1616 19 gennaio 2016

Iran, Rezaian racconta i suoi 18 mesi di prigione

Il reporter dell'Washington Post, liberato dopo la revoca delle sanzioni, descrive la sua detenzione in un carcere di Teheran. Tra periodi in isolamento e malattie.

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La prigione di Evin, a Nord di Teheran, dove era detenuto Rezaian.

Jason Rezaian, il giornalista del Washington Post liberato il 16 gennaio dopo la revoca delle sanzioni all'Iran, ha vissuto in una prigione di Teheran per circa 18 mesi.
La sua scarcerazione è arrivata solo ed esclusivamente grazie al buon esito dell'accordo con gli Usa, ma sarebbe stata rimandata a lungo in caso di un suo fallimento.
Di passaggio nella base americana di Ramstein (in Germania) prima di tornare negli Usa, Rezaian ha raccontato al direttore del Post e al capo servizi Esteri la sua esperienza nella prigione di Evin, nella capitale iraniana.
Detenuto con l'accusa di spionaggio, il giornalista descrive mesi caratterizzati da interazioni umane molto limitate e condizioni di vita estreme.
49 GIORNI IN ISOLAMENTO. Il ricordo peggiore, ha spiegato Rezaian, è quello dei 49 giorni passati in isolamento. Finiti quelli, è iniziato il confinamento in una cella di quattro metri per sei con tre brande e nessun materasso.
Per mantenersi attivo, il giornalista passava fino a cinque ore al giorno a camminare in circolo.
La maggior parte della sua detenzione, ha spiegato Rezaian, è trascorsa sotto il controllo delle Guardie della rivoluzione, il potente corpo militare allineato con i falchi della politica iraniana, che risponde direttamente alla Guida suprema – l'Ayatollah Khamenei - e agisce indipendentemente dalla presidenza, guidata dal moderato Hassan Rohani.

  • La storia di Jason Rezaian, giornalista del Washington Post.

SALUTE A REPENTAGLIO. Anche gli ospedali in cui veniva portato - è successo in tre occasioni, due volte per infezioni agli occhi e una per un problema all'inguine – erano strutture gestite dai Pasdaran.
Rezaian racconta che nei 18 mesi le uniche sue fonti di conforto sono state le notizie, che di tanto in tanto gli arrivavano dal mondo esterno, e i romanzi che gli era concesso di leggere mentre attendeva gli sviluppi di un processo che l'avrebbe condannato a una detenzione a tempo indeterminato.
I medici hanno stabilito che la salute del giornalista è stata messa a repentaglio per le misere condizioni di vita e per la mancanza di medicine che avrebbe dovuto assumere a causa dell'alta pressione sanguigna.

La politica dietro la scarcerazione: ha vinto la linea morbida

Nella prigione di Evin, usata in passato anche dal governo rivoluzionario iraniano, per decenni sono stati rinchiusi i prigionieri politici.
E la sentenza contro il giornalista del Post, che non stabiliva un termine preciso, aveva tutto il sapore della condanna politica.
L'IRAN DIVISO TRA FALCHI E COLOMBE. Inizialmente, Washington aveva paura che la detenzione di Rezaian potesse essere utilizzata dai militari iraniani per boicottare le trattative sul nucleare.
Questi timori sono stati messi da parte quando la giurisdizione sul prigioniero è stata trasferita al ministero dell'Intelligence, un corpo molto vicino al presidente Rohani.
La vicenda mette ancora una volta in rilievo uno dei principali problemi dell'Iran: la divisione tra i “falchi” dell'apparato militare (e nel caso di alcuni Ayatollah, religioso), e le “colombe”, nella fattispecie guidate dal presidente Rohani.
NUOVE SANZIONI USA. Non appena Rezaian, insieme agli altri prigionieri americani liberati, ha lasciato l'Iran, l'amministrazione Obama ha annunciato nuove sanzioni legate al programma missilistico nazionale.
Le misure sono state applicate a 11 soggetti, tra compagnie e privati, e il capo della diplomazia Zarif ha annunciato che «l'Iran risponderà in modo “proporzionale” alle nuove sanzioni».
Gli Usa vogliono far capire di avere ben saldo il coltello dalla parte del manico. E vogliono che sia chiaro all'Iran come ai suoi tradizionali alleati, Arabia saudita in primis, scontenti del ritorno del gigante persiano nel “concerto delle nazioni”.

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