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Il CASO 21 Gennaio Gen 2016 1622 21 gennaio 2016

Quarto, Capuozzo e le contraddizioni

Il sindaco si dimette. E torna ad attaccare i vertici M5s: «Ha vinto la camorra». Ma ci sono ancora punti non chiari.

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Rosa Capuozzo.

Alla fine il caso Quarto sembra arrivato alla conclusione.
Dopo essere stata abbandonata dal Movimento 5 stelle ed essere stata sentita dall'Antimafia, Rosa Capuozzo ha gettato la spugna. «Mi dimetto da sindaco», ha detto in lacrime. «Non è una resa, ma un gesto di responsabilità. È impressionante tutto quello che è accaduto intorno a questa vicenda. Questa è una sconfitta politica, ma anche una vittoria della camorra».
L'ATTACCO AI VERTICI. Parole dure che, ancora una volta, colpiscono il direttorio e i vertici pentastellati. Prima, senza citarla, la capogruppo regionale Valeria Ciarambino: «Non si capisce perchè i voti di Quarto puzzano, se riguardano me e gli stessi voti pesano se riguardano i consiglieri regionali». Poi Roberto Fico. «Il 9 gennaio mi ha telefonato per dirmi che dovevo dimettermi», ha proseguito l'ormai ex primo cittadino. «Il 10 voleva venire al flash mob e starmi accanto se mi fossi dimessa. Dal giorno successivo tutti sono spariti».
Capuozzo ha fatto notare come le sue scelte siano state «di principio e non di convenienza». Di più: «quella di convenienza è stata fatta dal movimento che ora alla luce delle mie dimissioni si deve assumere la mia responsabilità. Il caso avrebbe voluto che questo avvenisse quando mi è stato detto dal direttorio, avrei fatto una uscita in grande stile, molte polemiche in meno e una ricandidatura tra gli applausi», ha aggiunto.
«IL M5S È SCAPPATO A MANI LEVATE». Ringraziando i collaboratori e i colleghi della maggioranza «per aver resistito su una barca in tempesta senza essere scappati come topi», mentre come aveva ripetuto nei giorni scorsi i dirigenti M5s l'avevano lasciata sola - «È inutile», aveva scritto su Facebook, «avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5s ha avuto l'occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all'acqua sporca. Non si governano così i Comuni e i territori difficili, non si abbandonano così migliaia di persone che hanno creduto in noi e nel movimento» - ha spiegato il motivo della sua decisione: «Vado via perché mancano i numeri necessari per governare, siamo una forza politica che non si muove con le larghe intese. Non mi ricandido e non penso neanche ad una lista civica. Forse non mi sarei dovuta candidare».
«LA MIA NON È UNA RESA». E, ancora: «Lascio dopo sette mesi. Ma la mia non è una resa è un gesto d'amore verso Quarto. Ho fatto un giuramento e l'ho rispettato. Quelli che si sono dimessi pensavano che qui si faceva una passeggiata. È stata una giornata durissima anche quella in antimafia».

Le contraddizioni del sindaco

Giovanni De Robbio (a sinistra con barba, polo rossa e borsone a tracolla) partecipa alla campagna elettorale di Quarto (Napoli) a sostegno del sindaco Rosa Capuozzo accompagnata anche da Roberto Fico e Luigi Di Maio.

Il sindaco prima delle dimissioni, aveva però fornito ai pm versioni discordanti circa la natura delle pressioni subite dal consigliere M5s Giovanni De Robbio, in possesso di alcune foto che dimostravano un abuso edilizio riguardante la sua abitazione.
RICATTO O NO? Al titolare dell'inchiesta John Woodcock, infatti, il 24 novembre Capuozzo aveva negato di essere sotto ricatto.
Anche il 21 dicembre, sempre davanti agli inquirenti, aveva dichiarato: «Preciso che sebbene (De Robbio) abbia riferito queste parole non fece alcuna pressione, né ci fu alcun collegamento diretto da parte sua delle due questioni, ovvero del possesso delle foto di casa mia da parte del geometra e del relativo incarico da assegnare a questi come consulente».
Ma appena 24 ore dopo, aveva cambiato idea: «Ammetto di avere paura di De Robbio, ho paura che possa arrivare alle mani».
Che fosse sotto ricatto e minacciata è emerso anche dalle intercettazioni.
I MESSAGGI AL MARITO. «Poi ti dico come mi ha ricattato De Robbio», scriveva su Whatssapp al marito il 9 novembre. E già in un messaggio trasmesso la sera del 16 ottobre, alla domanda del marito: «We ma che vuole De Robbio a quest'ora?». Rispondeva: «Non lo so, sono preoccupata, poi ti spiego».
Capuozzo non pareva avere le idee chiare nemmeno sul coinvolgimento di Di Maio e Fico. Sapevano delle pressioni e dei ricatti?
I VERTICI SANNO O NON SANNO? In un primo momento aveva ammesso: «Non ho denunciato il ricatto perché non volevo danneggiare l’amministrazione comunale. Quando fui sentita la prima volta non mi ero resa conto del senso delle minacce di De Robbio. E riconosco di non aver rappresentato ai vertici del movimento la gravità della situazione di Quarto».
Poi il dietrofront: Di Maio e Fico sapevano tutto. Versione confermata anche dal consigliere Alessandro Nicolais e dal vicesindaco Andrea Perotti.
Capuozzo e il vice Perotti si incontrarono con Fico, Di Maio e Carlo Sibilia almeno tre volte, il 1 il 23 e il 28 dicembre.
L'INCONTRO AL BAR. A inizio dicembre Fico, Capuozzo e Perotti si diedero appuntamento in un bar. I due amministratori raccontarono al presidente di Vigilanza Rai del primo interrogatorio del sindaco su De Robbio.
Fico, sentito da Woodcock, ha poi detto di non ricordare bene se durante la discussione si fosse parlato o meno del rischio di infiltrazione. Sicuramente, però, ha garantito Fico non si parlò di minacce e ricatti.
Non si tratta di un dettaglio: a Capuozzo, il 24 novembre, i pm chiesero se conoscesse i precedenti di Alfonso Cesarano, in contatto con De Robbio e vicino secondo l'accusa al clan Polverino.
Seguirono poi altri due incontri, a Posillipo.
Dopo il turbinio di dichiarazioni e di smentite, resta un dubbio: l'apriscatole si è inceppato a Quarto?











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