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TERRORISMO 22 Gennaio Gen 2016 0800 22 gennaio 2016

L'Isis attua la spending review e intensifica l'orrore

Stipendi ai jihadisti da 400 a 200 dollari. Sconfitte brucianti. Meno miliziani. Così per rappresaglia aumentano i massacri sui civili. E gli attentati all'estero.

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«Circostanze eccezionali», ovvero le ultime sconfitte sul terreno, hanno costretto l'Isis a dimezzare gli stipendi ai suoi combattenti.
Da 400 a 200 dollari, circa 180 euro, per le forze locali, e da 800 a 400 dollari, circa 380 euro al mese, di quello che era, nella zona, il salario più alto tra i mujaheddin stranieri.
La spending review del Califfato è stata riportata dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, la principale piattaforma di propaganda dei ribelli con base a Londra (e sponda politica dell'Esercito libero siriano), citando un non verificabile «comunicato dei vertici dell'Isis», motivato da circostanze appunto «eccezionali».
DECISIVO IL KO DI RAMADI. Decisivi, per la crisi d'introiti dei terroristi islamici, sarebbero stati la ritirata da Ramadi, ripresa a Natale dall'esercito iracheno, e l'intensificarsi dei bombardamenti contro gli stabilimenti petroliferi e altri target strategici dell'Isis.
Da parte della Russia, da ottobre 2015 in azione di rinforzo alle forze siriane, libanesi e iraniane sue alleate e anche da parte della coalizione Nato, potenziata ora da francesi e inglesi che hanno iniziato raid anche in Siria.
CONTRATTACCO A DEIR EZZOR. Le difficoltà crescenti dell'Isis nei suoi territori spiegano l’attuale e brutale contrattacco su Deir Ezzor, roccaforte del regime con considerevoli riserve petrolifere e dal 2013 anni in bilico tra attacchi jihadisti e rimbalzi del’esercito, e anche l'escalation di crudeltà e di attentati dell'Isis all’estero.

Escalation di attentati all'estero e di crudeltà sui civili nel Califfato

Come per diversi atti presumibilmente originali sulla struttura del Califfato, non è ancora possibile verificare che il documento sui tagli agli stipendi diffuso dagli attivisti anti Assad provenga effettivamente dal sedicente ministero del Tesoro dell'Isis (Bayt al Mal).
Ma all'inizio del 2016 la sede del Bayt al Mal di Raqqa, in Siria, è stata bombardata dalla coalizione Nato e da alcuni mesi anche le fonti russe, di parte opposta, riportano di diverse «perdite» e di un «cambio di strategia» dell'Isis, sempre più costretto ad allontanarsi dai «centri di comando» e dai «depositi militari» e a mischiarsi tra la gente, nei «centri abitati».
EFFETTO DOMINO ATTENTATI. La prima conseguenza di questo arretramento è l'aumento - per rappresaglia e anche per competizione di reti jihadiste diventate rivali del Califfato - degli attacchi terroristici all'estero (Egitto, Francia, Mali, Libia, Usa, Istanbul, Giacarta e Burkina Faso) da parte di cellule dormienti o cosiddetti «lupi solitari» della galassia di affiliati di Isis e al Qaeda.
Un effetto domino ampiamente preconizzato dagli analisti è proprio la propagazione del terrorismo internazionale una volta che al Baghdadi sarà scacciato dai territori in Siria e in Iraq.
La seconda è conseguenza delle sconfitte sul campo dell’Isis è l'aumento della virulenza nelle battaglie e delle crudeltà sui civili dentro il Califfato, anch'esso ampiamente documentato dalle organizzazioni internazionali.
PRECISA STRATEGIA MEDIATICA. A gennaio il Pentagono ha diffuso il video di un raid contro un deposito a Mosul di milioni di contanti dell'Isis e la risposta del Califfato è stata mostrare al mondo, qualche giorno dopo, la distruzione del monastero cristiano-assiro di Elijah del 590 d.C., sulle colline che sovrastano la seconda metropoli irachena.
Non si ha ancora idea di quando il più importante e antico sito religioso e archeologico dell'Iraq sia stato davvero raso al suolo, non è neanche escluso che la sua devastazione sia avvenuta ancora prima di Palmira, con la presa di Mosul nel 2014.
Ma l'Isis ha mediaticamente deciso di pubblicare il suo video dopo gli ultimi bombardamenti, mentre, dopo la grave perdita di Ramadi, su Mosul sta accelerando l'offensiva dei peshmerga curdi.

Raqqa, Mosul, infine Deir Ezzor: l'Onu conferma gli orrori dell'Isis

I miliziani dello Stato islamico hanno lasciato molte mine e ordigni esplosivi dietro di loro per rallentare l'avanzata dell'esercito iracheno.

Attraverso gli affiliati nel Sinai egiziano, volendo al Baghdadi poteva colpire prima anche i resort e i voli charter degli occidentali dal Mar Rosso, ma l'attentato è arrivato dopo i raid del Cremlino, diretto contro i russi.
Non a caso, dunque, con la presa di Deir Ezzor (controllata ora al 60% dall’Isis) il Califfato sta esibendo platealmente violenze di massa compiute per prassi anche nelle sue attuali roccaforti Raqqa e Mosul: 400 i civili sequestrati, 270 dei quali poi rilasciati, secondo l'Osservatorio siriano di Londra, nella maggioranza donne e bambini, e 85 invece i civili uccisi, insieme a 50 soldati di Assad, sarebbe il bilancio della presa della città di 250 mila abitanti nella Siria centrale.
GUERRA DEI NUMERI. Tra ribelli e regime è la solita guerra dei numeri che dal 2011 imprigiona la Siria nella disinformazione da ambo i lati: per un gruppo di attivisti locali anti-Assad, a Deir Ezzor le vittime civili si limiterebbero a una dozzina, gli ultimi uccisi dai raid russi, che pure dall'autunno colpiscono indiscriminatamente anche scuole e quartieri residenziali delle zone dei ribelli; per la propaganda di regime l'esecuzione avrebbe invece riguardato almeno 300 civili, 150 dei quali decapitati.
Anche l'Osservatorio dei ribelli ha comunque confermato il massacro: si tratterebbe di un maxi regolamento di conti in corso tra l'Isis e le famiglie dei lealisti di Assad nel quartiere di Baghaliyeh.
I maschi dai 14 ai 55 anni sarebbero stati trattenuti per essere poi costretti a combattere: la penuria di miliziani è un'altra falla dell'Isis, dopo i molti caduti in battaglia.
ACCUSE DI GENOCIDIO. Da un recente rapporto dell'Onu, «nonostante le perdite costanti, l'Isis continua a causare indicibili e sconcertanti sofferenze», in alcuni casi classificabili come «crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio».
Solo in Iraq i civili uccisi dall'inizio del 2014 al 31 ottobre 2015 sono almeno 19 mila, oltre 3 milioni gli sfollati, più di un milione dei quali bambini.
Donne e minori vengono sistematicamente «violentati e ridotti in schiavitù», «tra gli 800 e i 900 bambini» sarebbero stati rapiti a Mosul per essere indottrinati e addestrati. Ma non è un film dell’orrore.


Twitter @BarbaraCiolli

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