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SICUREZZA INFORMATICA 25 Gennaio Gen 2016 1200 25 gennaio 2016

Carrai, tutti i possibili ruoli alla cyber security

Consigliere sul modello Guerra, ex Luxottica. Con paga da 40 mila euro. Oppure capo di una nuova Agenzia. Tante incognite pure su finanziamenti e appalti.

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Michele Nones.

Matteo Renzi ha scelto la terza camera, quella di Bruno Vespa, per interrompere il suo silenzio sull'affaire-Carrai, l'amico e testimone di nozze per cui si profila un ruolo, ancora non ben identificato, nella gestione della cyber security in Italia.
«Se vuole venire a dare una mano al governo deve mollare molti incarichi e rimetterci un sacco di soldi», ha detto il presidente del Consiglio.
Aggiungendo però che «quando si tratta di staff è giusto che ognuno porti i suoi, come succede in America».
Ma cosa intende esattamente il premier quando parla di staff?
L'ESPERTO RISPONDE. Lettera43.it ha provato a decifrare le sue intenzioni sulla base del quadro normativo esistente. Quadro che il governo, attraverso il ministro Boschi, ha dichiarato ufficialmente di non voler modificare.
E ha chiesto lumi a Michele Nones, dal 1992 consulente della presidenza del Consiglio presso l’ufficio del Consigliere militare per le attività nel campo della Difesa.
NUCLEO ISTITUITO DA MONTI. Si tratta dell'ufficio presso il quale, con un decreto del presidente del Consiglio Mario Monti datato 2013, è stato istituito il Nucleo per la sicurezza cibernetica, la cabina di regia sulla cyber security con compiti di coordinamento, prevenzione e risposta in caso di «evento cibernetico».
Cioè di incidente o di attacco informatico.

Carrai? Può essere nominato consigliere

Marco Carrai.

Che spazi ci sono, nell'attuale contesto della sicurezza informatica, per la partecipazione di soggetti privati?
«Immagino che il riferimento sia a Marco Carrai», dice Nones a L43.
«Siamo tutti curiosi. Dal mio punto di vista, per come stanno le cose, non c'è niente da fare. L'unica possibilità sarebbe nominarlo consigliere».
Ma di che tipo? Qui occorre sgombrare il campo da un equivoco.
SERVE UN UFFICIALE. Il Nucleo per la sicurezza cibernetica è presieduto dal Consigliere militare di Palazzo Chigi, posto in questo momento vacante e ricoperto con funzioni vicarie dal colonnello Paolo Puri.
Quel posto potrebbe occuparlo Carrai?
«Assolutamente no», spiega Nones, «perché il Consigliere militare di Palazzo Chigi, per legge, dev'essere un ufficiale delle forze armate. Così come il Consigliere diplomatico deve appartenere al corpo diplomatico». Naturalmente, ciascun Consigliere ha poi una struttura sotto di sé, composta però «sempre da personale pubblico», militare o diplomatico a seconda dei casi.
PURI NON È PARTE IN CAUSA. Tant'è che lo stesso colonnello Puri, sull'intera questione-Carrai, non è parte in causa: «Non è una cosa che riguarda l'ufficio del Consigliere militare», scandisce Nones.
«Sul punto è stata fatta molta confusione, dagli stessi rappresentanti politici più che dai giornalisti».

Il 'modello' Andrea Guerra, ex Luxottica

Andrea Guerra.

Ma allora quale ruolo potrebbe adattarsi al profilo di Marco Carrai?
«Al di fuori del Consigliere militare e del Consigliere diplomatico, ci sono i consiglieri del capo del governo, nominati direttamente dal premier con apposito decreto».
Per quanto riguarda l'imprenditore fiorentino, precisa Nones, «credo sia questo il caso».
Insomma, un ruolo simile a quello ritagliato a suo tempo per Andrea Guerra, ex Luxottica, nominato da Renzi consigliere strategico per le politiche industriali con una scelta 'americana', inedita per l'ordinamento italiano.
NIENTE POTERI ESECUTIVI. Si tratterebbe di un incarico retribuito «dai 12 mila ai 40 mila euro lordi all'anno», continua Nones, che non dev'essere esercitato in maniera esclusiva (Andrea Guerra collabora a titolo gratuito, ndr).
Può quindi affiancarsi allo svolgimento di altre attività, ma «non devono esserci conflitti d'interessi».
Se fosse questa la veste cucita per Carrai, l'interessato «non potrebbe fare altro che dare consigli a Renzi» e «non avrebbe poteri esecutivi».
IL NODO DEGLI APPALTI. Quali spazi ci sono, invece, per la partecipazione di aziende private eventualmente interessate al fondo da 150 milioni di euro creato dalla legge di Stabilità 2016 per interventi e dotazioni strumentali in materia di protezione cibernetica?
«Il primo problema da affrontare non è la fornitura di hardware e software, ma il reclutamento di risorse umane con le necessarie competenze», risponde Nones.
«Detto questo, se la cyber security rientrerà nell'ambito dei normali servizi, si procederà con gare d'appalto pubbliche. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) si muove diversamente, con affidamenti diretti regolati da criteri molto rigidi».
Se anche la sicurezza informatica rientrasse «nell'area di competenza del Dis», precisa Nones, «un consigliere del premier non potrebbe in alcun modo influire sulle sue decisioni».

L'altra ipotesi: un'agenzia vigilata da Palazzo Chigi

Angelo Tofalo.

C'è ancora una seconda possibilità: la nascita di un'Agenzia per la cyber security.
Non un nuovo Servizio segreto, quanto piuttosto «una struttura sul modello dell'Agenzia per l'Italia digitale, o dell'Agenzia italiana del farmaco».
Un ente che però, per funzionare, «dovrebbe bandire gare pubbliche».
Eventuali corsie preferenziali, secondo Nones, non sarebbero quindi praticabili.
IL M5S: «REBUS SUI FONDI». La possibilità che venga istituita un'Agenzia di questo tipo non sembra essere del tutto tramontata.
Angelo Tofalo, deputato del Movimento 5 stelle e membro del Copasir, spiega: «Non faccio parte del governo, ma credo che l'opzione sia ancora sul tavolo. Ed è ancora tutta da capire la ripartizione dei fondi stanziati dalla legge di Stabilità. Grazie a un nostro emendamento, 15 milioni saranno destinati alla polizia postale».
DA ASSEGNARE 135 MILIONI. Ne restano altri 135, il cui futuro al momento non è per niente chiaro.
Così come non esistono criteri per l'eventuale bando di servizi 'coperti' da tali risorse.
Conclude Tofalo: «Potrebbe scegliere direttamente Renzi, oppure i fondi potrebbero essere spartiti tra i vari ministeri. Nel governo e nella maggioranza litigano per questo, oltre che per le nomine del 'rimpastino' annunciato dal presidente del Consiglio».


Twitter @davidegangale

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