FOTO 25 Gennaio Gen 2016 1700 25 gennaio 2016

Egitto, la rivoluzione di piazza Tahrir cinque anni dopo

Il 25 gennaio 2011 la folla scendeva in strada al Cairo per protestare contro il regime di Hosni Mubarak. Le foto di una rivolta che ha messo fine a trent'anni di dittatura.

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Il 25 gennaio 2011 la folla si radunava a piazza Tahrir per dare inizio alla protesta che avrebbe fatto capitolare il presidente Hosni Mubarak dopo 30 anni di dominio assoluto sull'Egitto (guarda le foto).
Cinque anni dopo, nel 2016, la piazza è presidiata dalla polizia e un altro regime militare controlla il Paese.
Nel 2014 e nel 2015, manifestazioni dei Fratelli musulmani erano degenerate in scontri anche armati con la polizia e avevano causato decine di vittime.
NESSUNA MANIFESTAZIONE. Quello del 2016 è il primo anniversario che si è svolto senza incidenti.
L'unico manipolo di manifestanti ha inneggiato proprio all'attuale presidente Abd al Fattah al Sisi.
Secondo molti attivisti locali, tutta questa tranquillità non è arrivata per caso.
Una fonte del ministero degli Interni ha fatto sapere al quotidiano El Watan che il governo ha disposto circa 180 mila uomini delle forze di sicurezza in tutto il Paese per scoraggiare le manifestazioni.
Per stroncare sul nascere qualsiasi forma di protesta, nelle settimane passate le autorità si sono impegnate nell'arrestare o boicottare preventivamente l'organizzazione di eventi previsti per il 25 gennaio, evidentemente con ottimi risultati.

Forze di sicurezza a piazza Tahrir, il 25 gennaio 2016 (GettyImages).  

Le proteste del 2011, a cui parteciparono principalmente i giovani egiziani in cerca di cambiamento, si originarono sulla scia della primavera araba tunisina e portarono alla caduta del dittatore dopo meno di 20 giorni di scontri.
Molti analisti pensarono all'epoca che l'Egitto non avrebbe potuto fare la stessa fine della Tunisia.
Alla rivoluzione egiziana sarebbero seguite quella libica a e quella siriana, che portarono ai conflitti che ancora oggi insanguinano il Medio Oriente.
DOPO MORSI, UN ALTRO MILITARE. In Egitto la guerra civile venne evitata.
Le elezioni del giugno 2012 vennero vinte da Mohammed Morsi, rappresentante del partito dei Fratelli Musulmani che ottenne velocemente la leadership come storico oppositore del regime militare e come simbolo dell'Islam politico nel Paese.
Il suo governo non durò a lungo: il 3 luglio del 2013 il ministro della Difesa Abd al Fattah al Sisi sollevò dall'incarico Morsi, cavalcando l'ondata di scontento di gran parte della popolazione e dei militari per le misure di stampo religioso intraprese dall'amministrazione dei Fratelli Musulmani.
Da allora al Sisi ha riportato il potere nelle mani dell'esercito, l'apparato dominante nel Paese, con l'approvazione implicita della comunità internazionale.

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