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POLITICA 27 Gennaio Gen 2016 1726 27 gennaio 2016

Etruria, la Boschi prepara l'addio dopo le riforme

Etruria: Renzi difende la Boschi. Che però pensa alle dimissioni. Già nel 2016. Per poi tornare a scandalo archiviato. Ma prima serve che passi il referendum.

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Maria Elena Boschi.

L'ordine di scuderia è cancellare la macchia Banca Etruria.
Ma ormai l'unico modo per farlo, almeno mediaticamente, è sparire per un po' dai riflettori, fare un passo indietro.
Ed è proprio quello che sta pensando di fare Maria Elena Boschi, una volta che il percorso della sua riforma costituzionale sarà completato.
Nonostante la difesa a spada tratta del premier Matteo Renzi, intervenuto in Senato per replicare alla mozione di sfiducia di Forza Italia, Lega e M5s: «Non c'è stato neanche un solo avvenimento che possa far parlare qualcuno qua dentro di conflitto di interessi, né per Maria Elena Boschi né per nessun altro membro del governo».
UN PASSO INDIETRO E DUE IN AVANTI. Sono giorni, anzi settimane, che la Boschi ci pensa e ci ripensa: in cuor suo crede davvero alla buonafede del padre ex vice direttore del gruppo aretino, ma ormai ha imparato quali sono le regole del politic star system italiano, quindi è pronta a fare un passo indietro, per poi magari farne due in avanti una volta che il polverone si sarà placato.
Sempreché il castello non venga giù prima, e quello 0,001% di dubbio che le passeggia distrattamente nella testa, sulla condotta dell'amato genitore, non si materializzi sotto forma di vero e proprio incubo a occhi aperti. E carte bollate.
QUESTIONE DI TEMPISMO. Ecco perché il piano di cui si bisbiglia sottovoce negli ambienti della politica romana vede come protagonista il ministro per i Rapporti con il Parlamento, quella Maria Elena Boschi che sembrava lanciatissima verso una carriera fulminante, se non addirittura possibile candidata al Congresso 2017 del Pd (l'Assemblea nazionale potrebbe anche anticiparlo di un anno) al posto di Renzi per sparigliare le carte ed evitargli rogne, oltre a un secondo giro di accuse sul fatto che il presidente del Consiglio non può essere anche il segretario del partito.
Il problema è indovinare il momento esatto in cui fare questo passo indietro.

Boschi può lasciare il governo già nel 2016

La sede centrale di Banca Etruria ad Arezzo.

Lo showbiz americano insegna che bisogna lasciare quando si è all'apice del successo, senza traccheggiare o lasciarsi affascinare dal dolce gusto delle vittorie.
Friends, tanto per citare un prodotto di successo, ha sbancato l'audience per 10 stagioni di fila, ma i suoi protagonisti – eccezion fatta per Jennifer Aniston, ma solo grazie alla lunga relazione intrattenuta con Brad Pitt – sono rimasti per sempre ingabbiati nei loro ruoli e relegati nel loro famigerato mega appartamento di Manhattan.
La scaltra Maria Elena non vuole fare la fine di Rachel Green e quindi potrebbe abbandonare il governo molto prima del 2018, forse già a ottobre di quest'anno, subito dopo l'esito del referendum sulle riforme (il premier si sarebbe speso moltissimo per convincerla a non lasciare prima).
TUTTO PASSA DALLE URNE. Perché ciò si realizzi, ovviamente, il passaggio delle urne dovrà essere un successo, e dalla magistratura non dovrà arrivare nessuna brutta sorpresa per Pier Luigi Boschi.
Nel primo caso, infatti, una sconfitta al referendum determinerebbe automaticamente una frenata (se non addirittura lo stop) alla carriera politica di Renzi e dei suoi fedelissimi, dunque la Boschi.
Nel secondo scenario, invece, l'uscita di scena sarebbe quasi obbligata e per indiretta ignominia, oltretutto. Perché è vero che in Italia la responsabilità penale è personale, ma l'immagine del ministro ne uscirebbe comunque compromessa per i canoni mediatici del nostro Paese.
LE AMBIZIONI FUTURE. Tempismo, tattica e sorpresa, quindi, anche se stavolta il buon esito dell'operazione non dipende solo dalle mosse della Boschi, che non è attaccata alla poltrona, anche se non disdegnerebbe di occuparne altre più importanti in futuro.
Ecco perché presentare le dimissioni, aspettare che le luci dei riflettori si spengano e ripartire di slancio potrebbe essere la strategia giusta per non perdere gli anni di lavoro fatto per mettere fieno nella cascina della sua carriera politica.
Sempreché ad Arezzo il fieno non si trasformi in fiele. E carte bollate.

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