Rohani, statue? 'Italia paese ospitale'
SPIRITO ASPRO 27 Gennaio Gen 2016 0855 27 gennaio 2016

Rohani e le statue: mancava solo Renzi in versione ayatollah

Per non urtare l'ospite, oltre a censurare le nudità, ci scordiamo dei diritti violati in Iran.

  • ...

Guardategli bene quella faccia larga e bonacciona.
Immaginatelo senza turbante e rasategli mentalmente il barbone. Non vi ricorda qualcuno, il presidente dell'Iran Rohani? Fate un piccolo sforzo… bravi. È spiccicato a Romano Prodi, specie quando sorride strizzando gli occhi.
Anche quando parla, visto che fra il parsi e l'italo-emiliano farfugliato del Professore come intellegibilità siamo lì.
Verrebbe da pensare che Prodi, disgustato dalla sua patria ingrata, dopo il linciaggio a mezzo mortadella subito in parlamento in occasione della crisi del Prodi II, abbia scelto di nascondere la sua vera identità sotto vari metri di tela attorcigliata e a 10 centimetri di barba pepe-sale, e si sia rifatto una vita nella Repubblica teocratica khomeinista sotto il nome di Rohani. Magari con la speranza di prendersi gioco, un domani, di quell'Italia che lo ha capito così poco da non rendersi conto che il primo governo Prodi era quanto di meglio è passato da palazzo Chigi dagli anni Settanta in poi, e pare che lo rimarrà ancora per molto.
PAREVA DI LEGGERE UN FUMETTO DISNEY. Finché l'esame delle impronte non dimostrerà che Romano e Rouhani non sono la stessa persona, lasciatemi fantasticare.
Il fatto è che quando uno arriva in Italia con caftano e turbante, un riflesso atavico costruito in secoli di farse e commedie ci fa sospettare che qualcuno sta imbrogliando qualcun altro. Che il dignitario turco/arabo/persiano in visita fra i cristiani in realtà sia un cialtrone simulatore che si è travestito per salvare la pelle o spillare soldi ai gonzi e parla un grammelot con almeno un 50% di vernacolo napoletano. Oppure lui è veramente un ricco nababbo orientale devoto ad Allah, e i simulatori sono quelli che lo accolgono fingendo ossequio e rispetto per le sue tradizioni allo scopo di blandirlo nelle trattative, riuscendo a mostrarsi in un colpo solo «vili, ridicoli e indecorosi», come ha sottolineato su Twitter il giornalista inglese Simon Schama.
Andiamo, succede anche nei fumetti Disney: nell'ultimo che ho letto, «Paperino e la prelibatezza pro-affare», zio Paperone obbliga il nipote a cucinare il «qvrimst» un piatto astruso e complicatissimo adorato dal ricco emiro di Assatremot con cui il vecchio avido papero sta per concludere un grosso affare.
I Paperini italiani hanno dovuto inscatolare le statue classicamente nude dei Musei Capitolini e perfino porsi dei problemi sugli ammennicoli del cavallo del Marco Aurelio, per non urtare le pudibonde pupille dell'ospite. Terza ipotesi, sono entrambi dei bluff, sia il nababbo che i suoi anfitrioni - con un esilarante finale all'insegna del «chi la fa l'aspetti».
IN IRAN NEL 2015 OLTRE 1.000 CONDANNE A MORTE. A quale delle tre fattispecie appartiene la visita italiana di Rouhani, ammesso che non si tratti davvero di Prodi? L'unico punto su cui si può escludere il bluff è che il Paese da cui proviene il politico persiano, e verso il quale l'Italia è presa da un'autentica fregola commerciale, sia il secondo al mondo per numero di condanne a morte, 1.000 nel 2015 secondo Amnesty International.
Ogni giorno circa tre iraniani vengono giustiziati per «atti ostili verso Dio», nebulosa espressione che comprende furto, omosessualità, adulterio e forse anche turbativa d'asta e schiamazzi notturni (fossi Dio riterrei atto ostile contro di me immaginarmi come una specie di superboss mafioso che punisce ogni sgarro con la morte).
Nell'Iran di Rohani le donne sono discriminate ed esposte alla violenza, la loro salute riproduttiva non è tutelata; le prigioni sono sovraffollate (vabbè, qui potremmo gemellarci) e in condizioni igieniche disumane; le minoranze etniche non hanno gli stessi diritti davanti alla legge.
Ma se nel corso dei secoli nemmeno la pipì è riuscita a impuzzolentire il denaro, figuriamoci il sangue. E se era fuori luogo servire il vino nella cena ufficiale, figuriamoci affrontare con Rouhani il tema del rispetto dei diritti umani, magari mettendolo sul piatto della bilancia nelle trattative.
Come atto di ospitale empatia per lo straniero, coprire le opere d'arte simbolo della nostra civiltà è meno significativo che indossare anche noi turbante e caftano: perché Renzi non lo ha accolto vestito da ayatollah?
Intanto in sottofondo si alza la canzone Marajà di Vinicio Capossela, che con qualche ritocco si adatta perfettamente all'incontro fra i nostri politici e Rohani: «Tutti accoglie, tutti abbaglia, tutti ammalia l'ayatollah / ma t'attacca con riguardo tutto il marcio del suo sguardo, se non credi più a nessuno, niente crede neanche a te».
Per chi volesse sapere come finiva la storia di Paperone e dell'emiro: dopo tante fatiche per mettere insieme un qvrimst decente, si scopre che l'emiro si è appena messo a dieta e mangia solo riso e olive. E forse può sopravvivere alla vista di un paio di statue nude.


Twitter @LiaCeli

Articoli Correlati

Potresti esserti perso