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CONFLITTO 28 Gennaio Gen 2016 1000 28 gennaio 2016

Israele, Netanyahu lancia la campagna di Palestina

Tel Aviv accelera sugli insediamenti. Facendo infuriare Unione europea e Onu. Sdoganate altre 150 abitazioni in Cisgiordania. Nel mirino Giudea e Samaria.

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L'accelerata sugli insediamenti era attesa.
Il quarto governo israeliano di Benjamin 'Bibi' Netanyahu esiste grazie dall'alleanza del Likud con l'ultradestra sionista di Casa ebraica dell'amico Naftali Bennett.
Al battesimo nel 2015, il governo dei coloni diede subito il disco verde a 900 nuovi alloggi nell'hinterland di Gerusalemme Est, e nonostante il sangue della cosidetta Infifada dei coltelli (159 morti palestinesi e 25 israeliani da ottobre) ad anno nuovo sono state sdoganate 150 nuove abitazioni in Cisgiordania, in un lotto vicino a Hebron.
CONDONI GLI ABUSIVI. Guai a sgomberare le costruzioni illegali anche per le normative edilizie israeliane, come ha fatto di recente la polizia sempre a Hebron, scatenando gli incidenti provocati dall'estrema destra sionista: il premier del Likud si appresta a «cambiare le procedure» sugli abusivi, «per sostenere i nuovi insediamenti in qualsiasi momento».
L'Unione europea, che da anni ammonisce Netanyahu sulle violazioni territoriali, non riconosce le colonie in Cisgiordania come parte di Israele.
LO SCONTRO CON BAN KI-MOON. Ora anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon è arrivato allo scontro con Bibi: «La continua attività di colonizzazione è un affronto al popolo palestinese e alla comunità internazionale», ha detto, «l’occupazione israeliana spesso diventa un potente incubatore di odio ed estremismo, è naturale resistere».
Ma Netanyahu deve innanzitutto rendere conto alla lobby di coloni che lo controlla.

La catena di insediamenti da Hebron a Gerusalemme Est

Per l'ultima Epifania (che è anche il Natale dei cristiani copti e ortodossi), il ministero della Difesa israeliano ha rilevato quasi quattro ettari di terreno del complesso religioso di Beit al Baraka, creando la tensione anche tra le comunità cristiane in Terra santa.
La vecchia chiesa, un tempo sede di una missione presbiteriana, si trova in un punto strategico del distretto di Hebron, tra gli insediamenti ebraici che circondano la città palestinese e le colonie agricole sioniste Gush Etzion, sui Monti della Giudea a Sud di Gerusalemme e Betlemme.
IL BUSINESS DI MOSKOWITZ. Attraverso le future 150 unità abitative di Beit al Baraka, oggetto di un annoso contenzioso tra Tel Aviv e Ramallah, si potrà tracciare una linea di insediamenti, tra Gerusalemme e Hebron, lungo tutta la Cisgiordania, come nei piani dei sionisti.
Accaparramenti illegali che, come altri discussi business immobiliari nelle colonie, nascondono grandi opportunità di affari, paradossalmente in opposizione anche ai principi egualitari socialisti dei kibbutz.
Secondo un'inchiesta del quotidiano Haaretz, nel 2012 il complesso di Beit al Baraka sarebbe infatti stato acquistato, con il progetto di trasformarlo in un avamposto abitativo, dal miliardario americano Irving Moskowitz, ebreo e filantropo sionista che da decenni si batte per la causa di far raggiungere una maggioranza ebraica a Gerusalemme Est.
«AIRBNB LUCRA SULLE CONFISCHE». A proposito di profitti, è di queste settimane la polemica sulle stanze e gli appartamenti affittati negli insediamenti illegali della Cisgiordania e classificati, sulla piattaforma di condivisione ora in gran voga Airbnb, come territori di Israele, in sfregio alle risoluzioni dell'Onu e di altri organismi a garanzia della legalità internazionale che chiedono a Tel Aviv il rispetto dei confini del 1967.
«Attività illegali e criminali», ha attaccato il governo palestinese, «Airbnb (che come intermediario del tra privati incassa una commissione attorno al 10%, ndr) sta lucrando su terre e proprietà rubate».

Coloni raddoppiati dagli accordi di Oslo del 1993

Benjamin Netanyahu, premier israeliano.

Contro i profitti degli affitti negli insediamenti israeliani è partita una petizione delle organizzazioni contro l'occupazione (palestinesi, ebree e internazionali), appoggiata anche da Human Rights Watch.
Nel novembre 2015 la Commissione Ue ha approvato la nuova etichettatura sul Made in dei prodotti dalle colonie israeliane con l'indicazione di provenienza: «Insediamenti».
Per quando diplomaticamente smentito da Bruxelles, un boicottaggio all'occupazione israeliana che ha fatto infuriare Netanyahu al punto di fargli sospendere gli incontri programmati con l'Ue.
LE LEGGI MARZIALI ISRAELIANE. Dagli Anni 80 numerose risoluzioni delle Nazioni Unite (due del Consiglio di Sicurezza) hanno dichiarato illegali gli insediamenti israeliani dalla Guerra dei sei giorni del 1967, e nonostante ciò il governo palestinese ha il pieno controllo, amministrativo e militare, solo del 17% della Cisgiordania, ossia delle aree cittadine.
Per la restante parte - anche in base ai (falliti) accordi di Oslo del 1993 - Israele ha il potere di varare leggi militari speciali, per la sicurezza del suo Stato: un varco legislativo che, oltre agli arresti di minori e alla creazione di checkpoint, tra i vari effetti ha permesso e permette la demolizione di case e infrastrutture in Cisgiordania, la limitazione degli spostamenti e il trasferimento coatto dei palestinesi che vi abitano e, in ultima istanza, la costruzione di insediamenti per coloni.
INCENTIVI PER COLONI. Dal 1993 sono centinaia le case sottratte ai palestinesi, in Cisgiordania Israele ha quasi raddoppiato il numero di coloni da 260 mila a oltre 400 mila, in 135 insediamenti e una decina di avamposti, l'area controllata è aumentata del 42% e altri 350 mila israeliani abitano a Gerusalemme Est.
I coloni crescono a un ritmo esponenziale di oltre 1.000 al mese grazie a incentivi fiscali e varie facilitazioni del governo.
L'obiettivo è impossessarsi delle terre bibliche della Giudea e della Samaria e del Monte del Tempio a Gerusalemme Est, e per farlo mai governo è stato più ideale dell'attuale. «Non potete boicottare la Bibbia», dice un colono.

Twitter @BarbaraCiolli

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