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CASO 28 Gennaio Gen 2016 1605 28 gennaio 2016

Nudi coperti, perché l'indagine interna è inutile

Statue coperte, maggioranza contro la consigliera Sapora. Il suo predecessore Sgrelli è critico: «Non ha agito da sola. E ha curato gli interessi dello Stato».

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Hassan Rohani con Matteo Renzi.

Palazzo Chigi cerca i responsabili con un'indagine interna: chi ha deciso di coprire i nudi dei Musei Capitolini, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani?
Il governo ha preso le distanze: il ministro Franceschini assicura che né lui né il premier Renzi sapevano nulla.
Fonti di maggioranza sussurrano sospetti a carico dell'ufficio del Cerimoniale, guidato da Ilva Sapora, mentre la sua segreteria fa sapere a Lettera43.it che l'interessata «ritiene suo dovere, dettato dall'alta etica professionale, non rilasciare dichiarazioni in questo momento».
Con ogni probabilità, tuttavia, è da se stesso che il governo dovrebbe prendere le distanze.
QUANDO RENZI FECE COPRIRE IL NUDO DI KOONS. Già a ottobre 2015, durante la visita dello sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan a Firenze, fu proprio il premier Renzi a far coprire un nudo dell’artista Jeff Koons a Palazzo Vecchio.
Rimuovere dal suo incarico la dottoressa Sapora, a capo del Cerimoniale di palazzo Chigi dal 2013, non sarà facile. Non solo perché viene ritenuta un''intoccabile', come la chiamano in queste ore nei corridoi del governo.
La numero uno del Cerimoniale andrà comunque in pensione nel 2016, raggiunto il limite d'età dei 65 anni. E non è verosimile che abbia agito da sola.
STATUE COPERTE SU RICHIESTA IRANIANA. A spiegare perché a Lettera43.it è il consigliere Massimo Sgrelli, che fino al 2008 e per oltre 15 anni ha occupato il posto che oggi è della Sapora.
Sgrelli è anche autore de Il cerimoniale, libro costantemente aggiornato che illustra le regole, scritte e non, del protocollo perfetto.
«Se è pensabile che la decisione di coprire le statue in Campidoglio sia stata assunta in autonomia dall'ufficio del Cerimoniale? La notizia dev'essere circolata», dice Sgrelli. «Magari in forma sommaria e generica, ma dev'essere circolata. C'è stata sicuramente una richiesta esplicita da parte iraniana, avanzata dagli accompagnatori o dai consiglieri del presidente Rohani».
Ma in questi casi, di norma, cosa fa l'ufficio del Cerimoniale? «Si contatta il Consigliere diplomatico, il portavoce del presidente del Consiglio, lo staff presidenziale. Una qualche valutazione della richiesta ci sarà stata».

Il precedente di Khatami nel 1999

Le Veneri in Campidoglio, coperte in occasione della visita del presidente iraniano Rohani.

Il consigliere Sgrelli parla per esperienza e ha un precedente da raccontare: «Nel 1999 il presidente iraniano Mohammad Khatami venne in visita in Italia. Era il suo primo viaggio in Europa. Dal suo entourage arrivò una richiesta analoga».
Il problema riguardava la presenza del vino a tavola: «Gli iraniani chiesero che non comparisse».
Chi decise in quell'occasione? «Si fecero degli incontri, con il Consigliere diplomatico e il portavoce del presidente del Consiglio».
IMBARAZZI POLITICI. Tornando ai giorni nostri, secondo Sgrelli, c'è stato comuque «un eccesso di enfasi» nella lettura della vicenda delle statue coperte, che impedisce di cogliere un aspetto importante: «Mettere l'ospite a suo agio, evitare di metterlo in difficoltà, è un dovere di ospitalità. Specie se l'ospite ha problemi a casa propria. In Iran, l'autorità religiosa prevale su quella civile. Mi sembra che non tutti i commentatori abbiano colto questa dimensione politica».
La forma, quando si tratta di cerimoniale, produce effetti sostanziali. Effetti che arrivano anche sulle prime pagine dei giornali: «La richiesta iraniana è stata accolta in toto. Si sarebbe potuto trovare un compromesso, ad esempio proponendo un percorso alternativo all'interno dei Musei Capitolini».
SOLUZIONE POCO ELEGANTE. La soluzione finale, i pannelli bianchi sui quattro lati delle statue, si è rivelata invece «non adeguata». Soprattutto perché «poco elegante, direi dannosa sul piano dell'impatto estetico. Si sarebbe potuto fare di meglio».
Come andrà a finire lo statue-gate? Verranno presi dei provvedimenti contro Ilva Sapora? «Conosco la dottoressa Sapora, che in questo momento è nel mirino. Mi auguro che non ci siano conseguenze, perché non credo che la decisione sia stata sua. Avrà ricevuto l'indicazione di accogliere le esigenze politiche dell'ospite. Al ritorno nel suo Paese, Rohani dovrà riferire all'autorità religiosa».
A giudizio di Sgrelli, anzi, è possibile affermare che Ilva Sapora «abbia curato gli interessi dello Stato, in occasione della visita di un ospite moderato che si voleva supportare».

Fu Gianni Letta a lanciare Ilva Sapora

Ilva Sapora.

Sullo sfondo resta ancora un altro punto interrogativo: come ha fatto questa ex professoressa della Scuola Media Fedele Romani di Roseto degli Abruzzi a diventare, nel giro di 15 anni, una donna così potente da gestire la diplomazia di Palazzo Chigi durante gli incontri con i Capi di Stato stranieri?
È una storia lunga che vede come protagonista Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei governi di Silvio Berlusconi. Fu 'Gianni', conterraneo abruzzese di Avezzano, data la profonda stima che ha sempre riposto nella Sapora, a farla entrare nel giro dei mandarini del Palazzo.
LA SPONDA DELLA BOSCHI. Correva l'anno 2001. Da allora la Sapora ha fatto carriera, diventando nel 2013 cerimoniera ufficiale e trovando una sponda molto forte nell'attuale governo, ovvero Maria Elena Boschi, il ministro per le Riforme con cui è in grande sintonia.
La copertura delle statue non è la prima gaffe istituzionale che negli ultimi due anni la dottoressa Sapora si ritrova ad affrontare, ma di conseguenze non ce ne sono mai state. Individuare un 'colpevole' in casi del genere è un'impresa votata al fallimento, proprio perché le responsabilità sono distribuite su più livelli. E sotto la presidenza di Matteo Renzi, non si può davvero dire che il Cerimoniale sia stato impeccabile.
UNA LUNGA LISTA DI GAFFE. La trafila di errori è cominciata con le famose bottiglie di vino che il premier portò come dono a papa Francesco nel dicembre del 2014, dimenticando che il Pontifece è astemio.
Di gaffe, oltre alla recente vicenda dei Rolex d'Arabia di cui ha dato conto il Fatto Quotidiano, se ne ricordano anche altre.
In Giappone, ad agosto 2015, durante l'incontro con l'Imperatore giapponese Renzi tenne le gambe accavallate, dimenticando che è considerato un segno di maleducazione.
Ancora peggio fu quando il premier si dimenticò d'invitare a pranzo il generale kuwatiano che aveva firmato il contratto di vendita degli Eurofighter di Finmeccanica, incidente che rischiò di far saltare la commessa.

Twitter @ARoldering e @davidegangale

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