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l'affondo 29 Gennaio Gen 2016 1818 29 gennaio 2016

Luttazzi contro Grillo: «La sua non è satira ma propaganda»

«Se un comico diventa politico allora mira al voto. Non alla risata». Così l'autore di Satyricon critica Beppe.

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Daniele Luttazzi.

Comico contro comico.
Daniele Luttazzi dalle colonne del suo blog attacca frontalmente Beppe Grillo.
«La notizia che nel 2016 Grillo tornerà in tour con un nuovo monologo», scrive, «è stata commentata dalla stampa italiana con i non-argomenti che di solito riserva alle note di colore, o agli sfottò; ma l’evento è molto più interessante di quanto possa sembrare a chi, in materia, è digiuno. Infatti, quella che Grillo porterà sul palco non sarà più satira».
«NON È PIÙ SATIRA MA PROPAGANDA». Infatti, come sottolinea Luttazzi, la satira «esprime un punto di vista. Un punto di vista è sempre opinabile, ma non per questo pregiudiziale: lo diventa, però, se il comico fa attività partitica»
E quando il comico si dà alla politica, oltrapassando il confine, allora la sua satira «diventa, inevitabilmente, propaganda».
La propaganda fa sì che il comico-politico agisca, parli e prenda in giro per ricavarne un vantaggio, «è la lusinga del potere».
Ma anche l'attacco al capo simbolico del Movimento 5 stelle potrebbe essere strumentalizzato. Ed essere un piatto ricco per «gli influencer del Pd».
L'EFFETTO DIVENTA IL VOTO. Nonostante questo, Luttazzi aggiunge che «il problema riguarda tutti i satirici che pubblicano su giornali di partito; e quelli che, in periodo elettorale, invitano un segretario di partito in un loro programma tv per fargli da spalla comica; e quelli che salgono su palchi identitari senza fare satira sull’identità ospite. Satira e comicità sono forme particolari di argomentazione del verosimile. Sono tecniche di persuasione, ma l’effetto a cui devono persuadere è la risata, non il voto. Altrimenti non è più arte: è propaganda».
ALLA RICERCA DELLA VERGINITÀ. Ma Grillo, come dice Luttazzi, è «animale da palcoscenico, fiuta il pericolo, e così titola la nuova impresa Grillo contro Grillo, come se questo bastasse a farlo tornare vergine».
La discesa in politica, per usare un modo di dire vetusto, non si cancella però con questo escamotage.
«Grillo ha ceduto alla lusinga del potere, che è nemico della satira; e questa decisione, benché ottima per il marketing, ha cambiato la natura della sua comicità per sempre. Grillo adesso vorrebbe tornare quello di prima, dice che si fa da parte. Troppo tardi. Ed è falso: ha forse rinunciato alla proprietà del marchio Movimento 5 stelle? Ci rinunci, dunque, e potremo giudicare fino a che punto è credibile la sua satira contro Casaleggio, Fico, Di Battista e Di Maio (ooops!)».

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