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TAVOLO 29 Gennaio Gen 2016 0800 29 gennaio 2016

Merkel-Renzi, i punti di contatto al tavolo di Berlino

L'equilibrata Angela. E il brusco Matteo. Si incontrano al vertice del 29 gennaio. Ma su migranti, flessibilità, energia e Made in Italy hanno interessi comuni.

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Matteo Renzi e Angela Merkel.

Matteo Renzi si è sempre vantato che Angela Merkel volle conoscerlo quando era il “semplice” sindaco di Firenze.
La cancelliera, quando nel marzo del 2014 ci fu il battesimo europeo del nostro premier, lo presentò come «l’amico Matteo».
Chi li conosce, dice che i due non potrebbero essere più diversi: equilibrata al punto di essere capace di non prendere posizione Angela, diretto e urticante da fare terra bruciata verso chi non gli è amico Matteo.
TURBOLENZE EUROPEE. In parte è quello che è successo in Europa: la leader tedesca deve mediare tra le richieste dei ricchi Paesi del Nord e quelli poveri del Sud (salvando un sistema che attraverso il rigore consente alla Germania di rifinanziarli a zero); il premier italiano ha provato a creare un rapporto diretto con la Francia proprio per limitare il peso di quella che lui chiama «Europa a trazione tedesca».
Ma guardando gli argomenti in programma nel vertice italo-tedesco di venerdì 29 gennaio a Berlino la posizione di Renzi e della Merkel sono meno distanti di quanto di possa immaginare.
Anche perché storicamente Roma e Berlino sono destinate, loro malgrado, a giocare sullo stesso tavolo.

1. Immigrazione: aprire le porte, ma non a tutti

Un migrante in arrivo in Germania.

La Germania deve frenare l’invecchiamento della sua popolazione “importando” mano d’opera giovane e ben formata.
Per questo motivo ha annunciato di voler accogliere un milione di profughi dalla Siria, pagando casa e sussidio (come già prevede la legislazione tedesca) con i fondi dell’extra deficit commerciale.
Una posizione che l’ha fatta crollare nei sondaggi.
HOTSPOT NON ANCORA PRONTI. Se la vicina Austria chiede di cancellare la libera circolazione dei cittadini nell’area, lei più semplicemente minaccia di congelare la Grecia per due anni dalla rete di Schengen, rea di non attivare gli hotspot e di gestire meglio il flusso di migranti dalla Macedonia.
Anche l’Italia traccheggia sull’istituzione di questi centri di identificazione.
E per forzare l'Ue, per ottenere più soldi e più appoggio da Frontex nella gestione delle nostre coste, ha messo il veto anche sui tre miliardi di euro promessi dalla Merkel a Erdogan per tenersi i migranti.
TRATTATO DI LISBONA DA SUPERARE. Per motivi diversi Renzi e la Merkel hanno tutti gli interessi a non chiudere le porte all’immigrazione e a superare il trattato di Lisbona, per poter regolare meglio l’ondata degli stranieri.

2. Flessibilità: quel nesso tra banche e rigore

Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Nella Manovra per gli anni 2016 e 2017 l’Italia chiede di attivare tutte le clausole di flessibilità esistenti (investimenti, ciclo economico, immigrazione) e ottenere un allentamento nel pareggio di bilancio.
Roma non sfora, ma vuole fare politiche in deficit pari a quasi 15 miliardi.
AVANZO PRIMARIO AL 4%. Per tutta risposta Bruxelles ha fatto sapere al nostro governo che l’alto debito impone di riportare l’avanzo primario al 4%, un punto e mezzo in più rispetto l’ottimo livello già raggiunto ora.
Matteo Renzi lamenta che Angela Merkel non ha difeso a sufficienza la nostra legge di Stabilità.
GENEROSITÀ LIMITATA. Ma la cancelliera non può mostrarsi più generosa del dovuto con l’Italia: a casa sua gli ambienti della Bundesbank chiedono che venga riconosciuto ai Paesi con alto indebitamento un tasso più alto sul loro debito, se l’Unione europea cederà sulla richiesta di Roma di creare una garanzia comune sui depositi bancari sotto i 100 mila euro.

3. Energia: il business corre sulla via del gas russo

Vladimir Putin.

Si dice energia, si legge Russia.
Italia e Germania hanno in comune lo stesso grandissimo problema: sono dipendenti dal gas di Mosca per la loro produzione energetica.
Grazie ai buoni rapporti di Silvio Berlusconi e Romano Prodi Roma è stata per anni partner privilegiata della Russia: il gasdotto Southstream, ora cancellato, doveva portare il gas dal Caucaso all’Adriatico.
Adesso Mosca sta lavorando per il raddoppio del pipeline di Northstream, quelle dirette in Germania.
ACCORDI SOTTO SANZIONI. E la cosa non è piaciuta a Renzi, che ha chiesto se è lecito fare accordi energetici con Putin sotto sanzioni per l’invasione della Crimea.
Ma il nostro premier non ha alcun interesse a colpire il presidente russo: ha infatti chiesto la fine delle stesse sanzioni, che furono decise dalla Merkel con Françoise Hollande e Barack Obama.

4. Made in Italy: Renzi prova a convincere i tedeschi a fare shopping

Volkswagen acquista pezzi made in Italy per 1,5 miliardi di euro l'anno.

Storicamente la Germania è sempre stato il nostro primo pagatore: comprava il meglio del made in Italy, le macchine di precisione, per realizzare auto e aerei.
Poi, con il pacchetto Hartz IV voluto dall’ex cancelliere Gerard Schröder, il Paese ha avuto non poche agevolazioni per delocalizzare, dove si produce a costi minori ma anche con tecnologie meno all’avanguardia.
ESPORTAZIONI SOLO A +1,51%. Gli ultimi dati Istat dimostrano che le nostre esportazioni verso Berlino sono cresciute dell’1,51% contro una media comunitaria di quasi il 4.
Senza contare che i tedeschi, se devono fare rifornimento, trovano più conveniente comprarsi i loro vecchi fornitori (come Italcementi).
Se Renzi vuole davvero rimettere in sesto l’Italia deve convincere lo storico alleato a tornare a fare shopping.


Twitter @FrrrrrPacifico

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