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DIPLOMATICAMENTE 29 Gennaio Gen 2016 1700 29 gennaio 2016

Renzi rilanci l'Ue senza troppa retorica

Il 30 gennaio da Ventotene il premier deve far ripartire un processo di costruzione.

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Strasburgo: Matteo Renzi durante il discorso finale del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea (13 gennaio 2015).

Si stanno creando smagliature tanto vistose quanto preoccupanti nella tessitura dell’Unione europea: per eccesso di burocraticità, per carenza di visione strategica, per indebolimento dell’identità collettiva, per rigurgito di sovranità nazionale, per diffuso malessere sociale prodotto dalla crisi economico-finanziaria, per incombenti nostalgie da Guerra fredda, per strabismi mediterranei, eccetera.
UN MOMENTO DELICATO. Detto in altri termini, l’Unione europea sta attraversando un momento difficile e il fatto stesso che l’onda d’urto della pressione migratoria di tanti disperati causata da guerre e da fame di cui siamo in misura non irrilevante corresponsabili abbia rappresentato e rappresenti il suo acme, ne denuncia in maniera inequivoca la portata.
Il vertice dell’Ue è tanto in debito di autorevolezza da sembrare aver perso di vista i punti cardinali del suo paradigma costitutivo e faticare a mantenere la barra anche dell’ordinaria amministrazione, figuriamoci di quella straordinaria che il tasso di disordine, di disumanità e di minacce che ci circonda dovrebbe essere all’ordine del giorno permanente dell’attuale agenda europea.
GIGANTESCA TRAGEDIA UMANA. Invece si oscilla tra le opzioni tecnicamente accettabili per risolvere il problema delle sofferenze bancarie e il rifiuto di considerare sullo stesso piano dei diritti umani chi fugge dalla guerra e chi scappa dalla fame; tra l’assurdo di leggere soprattutto in termini di sicurezza una gigantesca tragedia umana e correre il rischio di alimentare risentimenti e frustrazioni, anticamera di ulteriore conflittualità, e il rischioso bollore delle velleità militaresche di chi si ostina a non vedere che il pericolo vero del terrorismo sta nei suoi principi attivi più che nei suoi effetti di morte che pure debbono essere combattuti.
Senza dare neppure l’impressione che ciò che si vuole davvero difendere sono dei pozzi di petrolio.
DIBATTITO POLITICO DISTORTO. Questo sfondo già di per sè deprimente è inoltre avvelenato da un distorto dibattito tra i principali picconatori dell'Unione europea: i cosiddetti fautori di un’Europa dei popoli contro l’Europa dei tecnocrati, laddove la prima è però un’istanza che vuole minore e non maggiore cessione di sovranità, minore e non maggiore federalismo, mentre la vera Europa tecnocratica schiaccia ogni giorno di più una governance politica che non brilla né per visione strategica né per determinazione europeistica; ciò che dà spazio purtroppo alle più insensate e perniciose manifestazioni di miopia nazionalistica e antidemocratica che riescono a minacciare anche la leadership tedesca che resta comunque di fondamentale riferimento.
UN'AZIONE DI PERENNE RINCORSA. La risultante di tutto ciò sembra inesorabilmente destinata a essere un’azione di continuo rattoppo, di una continua rincorsa, di una perenne sequenza di vertici e sotto vertici che se ottengono qualcosa è di norma al ribasso, quasi mai nel segno di un rinnovato impulso ad andare “oltre” la congiuntura attuale, a superarne i limiti, in direzione di un orizzonte di maggiore e non minore politica e di sicurezza oltre che economica e sociale.
Unica opzione suscettibile di evitare lo sfarinamento di questa straordinaria costruzione che i padri fondatori dell’Europa ci hanno lasciato in custodia perché la si portasse avanti nel segno della libertà e della democrazia, con la bandiera di un continente unito e non in un condominio litigioso, di un mare usato per annegare i confini e non la gente e per fare da ponte e semaforo intelligente e non una barriera stupida.
ARCHITETTURA DA RIPENSARE. In definitiva per dare all'Europa (e ai suoi membri) un rango è un ruolo paradigmatico di valori e competitivo in termini di tutela e di promozione dei propri interessi nel mondo.
Magari ripensando l’architettura e il formato di quest’Europa divenuta tanto diseguale nei valori e nei principi praticati.
Magari riprendendo in mano le analisi e le riflessioni che sono state alla base di questa costruzione oltre sette decenni orsono per trarne ispirazione adesso, nell’attuale, difficile contesto.
RENZI RIPARTE DA VENTOTENE. Mi riferisco in particolare al Manifesto di Ventotene, luogo simbolo dell'ostracismo fascista e dell'idea più alta di un'Europa federale e al fatto che il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi abbia scelto quella piccola isola nostrana per farsi portavoce di un forte messaggio di rilancio dell’idea dell’Europa e del ruolo che l’Italia può svolgere in proposito, portando a sintesi la sua proiezione naturale sia verso il continente che verso il Mediterraneo con la dote del suo capitale di Paese co-fondatore dell’Unione europea. L'appuntamento è per il 30 gennaio.
Si tratta di un’occasione che si presterà a una buona dose di retorica, ma forse, anche sulla scorta dell’incontro avuto con la cancelliera tedesca Angela Merkel, a un concreto impegno politico di ripresa di un processo di bullonatura prima e di ripresa poi della costruzione europea.
I dossier sui quali una ritrovata complementarietà con Berlino sono parecchi e spaziano da Schengen all'Ucraina passando per la Polonia e arrivando alle crisi medio-orientali.
PIATTAFORMA DI RIFLESSIONE. Vogliamo sperarlo e in quello spirito meriterà di essere valorizzata anche VentotenEuropa, un progetto nato nel 2015 per avviare una piattaforma di riflessone e di dibattito, per far crescere una rete aziendale intra-Mediterraneo, per offrirsi quale luogo di formazione sulle tematiche europee e sul ruolo del di un mare effettivamente nostrum, nonché di valorizzazione del patrimonio culturale, storico e naturalistico dell'area.
Si tratta di una tra le tante iniziative che stanno fermentando nel nostro Paese e se il nostro presidente del Consiglio vorrà concretamente aprire questo processo di rinnovamento europeistico d'intesa con la Germania e gli altri Stati fondatori, sarà bene che contempli anche l'opportunità di facilitarne la messa in rete, in Italia e in Europa.

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