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TRIBUNALE 29 Gennaio Gen 2016 1140 29 gennaio 2016

Spagna, il processo all'Infanta Cristina in punti

Cristina di Borbone alla sbarra. Nonostante il pressing per archiviare la sua posizione. Le tappe della vicenda Noos.

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Inaki Urdangarin e l'Infanta Cristina di Spagna.

Non ce l'ha fatta a scamparla. L'opinione pubblica ha potuto più delle istituzioni, che in massa avevano levato gli scudi in sua difesa. Procura, fisco e avvocatura di Stato avevano chiesto che l'infanta Cristina non venisse processata, ma i tre giudici donna del tribunale di Palma di Maiorca hanno scelto di tenerla alla sbarra. La sorella del re Felipe di Borbone dovrà dunque rispondere dell'accusa di aver commesso reato di frode fiscale col marito Iñali Urdangarin, e di aver utilizzato milioni di fondi pubblici per spese private. Ecco il caso in punti.

1. Primo membro della casa reale a processo

Nessun membro della famiglia reale era mai stato processato. Per l'Infanta Cristina si tratta dunque di un record imbarazzante. Non solo per lei, ma per tutta la casata, in crisi di gradimento da qualche anno, tra spinte secessioniste e repubblicane e le critiche piovute sull'ex re Juan Carlos, costretto ad abdicare anche a causa dello scandalo che ha coinvolto la figlia. La situazione è diventata così preoccupante per i Borbone da spingere Felipe, asceso al trono dopo la rinuncia del padre, a diseredare la sorella.

2.Sottratti 5,8 milioni di fondi pubblici

La frode sarebbe stata organizzata attraverso la Noos, associazione non lucrativa che organizza eventi sportivi presieduta dal marito dell'Infanta, Iñaki Urdangarin. Dalle casse della fondazione sarebbe stata sottratta la somma di 5,8 milioni di euro derivante da fondi pubblici. Il denaro sarebbe stato girato all'immobiliare Aizoon dello stesso Urdangarin per finanziare i lussi della coppia.
Tra le spese citate dall'accusa risultano la ristrutturazione del palazzo di Pedralbes, la residenza ufficiale della principessa e del marito a Barcellona dove il personale domestico sarebbe stato assunto in nero, oltre a viaggi e cene da migliaia di euro pagati con le carte di credito della Aizoon. Nella vicenda rientrerebbe pure l'acquisto dei biglietti per la finale di Champions League del 2009, giocata a Roma tra Barcellona e Manchester United.

3. «Non poteva non sapere»

Secondo il giudice istruttore delle Balerai José Castro, Urdangarin «difficilmente avrebbe potuto frodare il Fisco senza la conoscenza e il consenso della moglie», nonostante questa «mantenesse di fronte a terzi l'atteggiamento di chi guarda da un'altra parte».

4. Alzata di scudi in difesa della principessa

Il processo, per certi versi, è stato anomalo. Se il giudice Castro ha continuato a perseguire l'Infanta, convinto della sua colpevolezza, quest'ultima ha trovato la strenua difesa non solo dei suoi avvocati, ma anche del fisco spagnolo (che nella vicenda sarebbe parte lesa), della procura e dell'Avvocatura di Stato. Tutti hanno chiesto l'archiviazione di Cristina, tranne Castro e il sindacato di estrema destra Mani Pulite, parte civile.

5. L'accusa iniziale era più pesante

La difesa dell'Infanta è comunque riuscita a ottenere dei risultati. Il tribunale superiore di Maiorca ha infatti archiviato l'ipotesi di riciclaggio.

6. Repinto il ricorso alla dottrina Botin

La difesa aveva chiesto l'applicazione della cosidetta dottrina Botin, secondo la quale non sarebbe possibile processare per un delitto fiscale chi sia accusato esclusivamente da una parte civile, e non dalla procura o dal fisco. In passato il banchiere Emilio Botin riuscì ad evitare un processo grazie a questo principio, ma nel caso della principessa Cristina, i giudici di Maiorca hanno deciso diversamente perché suo marito, Iñaki Undargarin, è accusato di un delitto penale, e lei probabilmente era al corrente delle sue azioni illegali.

7. Chiesta la testimonianza Juan Carlos e Felipe

Pedro Torres, socio di Urdangarin nella Noos e coimputato nel caso, ha chiamato in causa anche il re (e fratello di Cristina) Felipe e l'ex re (e padre dell'Infanta) Juan Carlos, sostenendo che la Casa reale è sempre stata al corrente di tutto ciò che accadeva nella Fondazione. La corte, per ora, non ha accettato.

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