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RIFLESSIONE 29 Gennaio Gen 2016 0900 29 gennaio 2016

Svezia, analisi di un modello di accoglienza in crisi

Espulsioni per 80 mila richiedenti asilo. Sistema di solidarietà ormai superato? Il sociologo Ambrosini a L43: «È solo strategia comunicativa. Un deterrente».

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Un gruppo di migranti.

Sta davvero crollando il tradizionale mito dell'accoglienza nord-europea?
Se tre indizi fanno una prova è forse il caso di fare i conti con la revisione di uno tra i modelli più abusati in materia di gestione dei flussi migratori.
Non bastassero i tentativi di ripristinare i controlli alle frontiere di Norvegia, Danimarca e Svezia e la decisione choc di Copenaghen di procedere alla confisca dei beni dei migranti, è arrivato ora l'annuncio del rimpatrio di 80 mila richiedenti asilo da parte del governo di Stoccolma.
APPOSITI VOLI CHARTER. La massiccia espulsione è stata comunicata dal ministro degli Interni Anders Ygeman, che ha annunciato l'utilizzo di voli charter per deportare, nell'arco di diversi anni, i migranti che si sono visti respingere la domanda di asilo.
Il governo, in tal senso, avrebbe già chiesto alla polizia e all'ufficio immigrazione di avviare le operazioni per il rimpatrio.
RECORD DI RICHIESTE D'ASILO. Una misura drastica, non in linea con la storia di un Paese da sempre considerato una sorta di terra promessa, come e più dei suoi fratelli scandinavi.
Ma pure una scelta frutto dell'ermergenza: nel solo 2015 sono state complessivamente 163 mila le richieste di accoglienza ricevute, il numero più alto pro capite in Europa, considerati i 9 milioni e mezzo di abitanti.
Per farsi un'idea, il record di profughi accolti in passato si era fermato a 84 mila persone e risaliva al 1992, durante la guerra nei Balcani.

Nel 2015 solo il 55% delle richieste è stato accettato

Dei circa 58.800 casi trattati nel corso dell'ultimo anno solare soltanto il 55% delle richieste è stato accettato.
Una cifra molto inferiore pure a quella del 2014 quando, all’inizio dell’enorme flusso migratorio proveniente dal Medio Oriente, la Svezia aveva aveva fatto registrare il 77% di accettazione (va detto, però, che allora le richieste erano state la metà del 2015: quasi 81 mila).
Sempre nel 2015 sono stati 35.400 i minori non accompagnati a presentare richiesta di asilo, cinque volte il numero del 2014.
PROMESSE NON MANTENUTE. Malgrado siano passati appena due anni, sembrano dunque lontani i tempi in cui il governo svedese prometteva di garantire ospitalità a tutti i richiedenti asilo siriani che fossero entrati nel suo territorio.
Le avvisaglie di un giro di vite si erano avute già a inizio gennaio, quando l'esecutivo aveva assunto toni piuttosto netti sul tema: «La situazione odierna, in cui un gran numero di persone sta entrando nel Paese in un lasso di tempo relativamente breve», era stato il grido d'allarme, «pone un serio rischio all’ordine pubblico e alla sicurezza nazionale».
RIPERCUSSIONI SUI CONTI. Senza contare che, parola del ministro delle Finanze Magdalena Andersson, «l'aumento dei costi legati all'accoglienza di rifugiati inizia ad avere ripercussioni pesanti sui conti pubblici» del Paese, già in deficit di bilancio.

Il governo cerca solo un deterrente per chi vuole arrivare

Il ministro degli Esteri svedese Margot Wallstrom.

Difficile, però, dire se stiano davvero venendo meno i tradizionali principi di accoglienza che hanno retto il modello svedese negli scorsi anni.
Per Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all'Università di Milano e responsabile scientifico del Centro studi sulle migrazioni di Genova, occorre cautela.
UN COLPO DI SPUGNA. «Non basta un colpo di spugna per cancellare un sistema retto su ideali socialdemocratici e di solidarietà che sono stati di esempio al mondo».
Anche per questo è lecito chiedersi se l'iniziativa del governo non vada piuttosto letta come un messaggio rivolto agli umori dell'opinione pubblica e un deterrente nei confronti dei potenziali richiedenti asilo, nella speranza di contenere gli arrivi.
«ESPELLERNE 80 MILA È UN'IMPRESA». «La politica è comunicazione», spiega Ambrosini a Lettera43.it, «espellere 80 mila rifugiati è un'altra storia».
Occorrerebbero «un dispendio di forze di polizia fuori dall'ordinario e l'esborso di una buona fetta di bilancio pubblico per avere a disposizione i mezzi logistici necessari».
Senza contare l'estrema difficoltà nell'identificare i Paesi di provenienza dei richiedenti asilo e raggiungere con essi accordi per il rimpatrio.
QUESTIONE DI COMUNICAZIONE. «Altri voli in passato», dice ancora Ambrosini, «sono già stati rispediti al mittente».
Insomma, «la Svezia ha un problema di opinione pubblico interno, di deterrenza, e con questi annunci cerca di gestirne la dimensione comunicativa».

Il pericolo è rifugiarsi nei meandri dell'illegalità

Una strategia rafforzata dal timore che l'enorme numero di migranti cui è stato rifiutato l’asilo cerchi rifugio nei meandri dell’illegalità: anche per questo sono previsti provvedimenti che sanzionino chiunque utilizzi lavoratori irregolari.
ARRESTATO UN 15ENNE. A inizio settimana, va detto, quello scandinavo è stato l'ennesimo Paese europeo chiamato a fare i conti con le tensioni legate agli episodi di violenza dei migranti: un richiedente asilo di 15 anni è stato arrestato al centro accoglienza di Mölndal, una città del Sud vicino Göteborg, sospettato di aver ucciso a coltellate una 22enne dipendente del centro di asilo.
SOTTO CHOC PER LE VIOLENZE. Un episodio che ha scioccato l'intera nazione e che potrebbe aver inciso anche nel giro di vite posto in atto dall'esecutivo.
Secondo la Migrationsverket, l’agenzia governativa per i migranti, il numero di violenze e minacce registrate in centri analoghi è più che raddoppiato nell'ultimo anno, passando dai 148 nel 2014 ai 322 del 2015.
Nello stesso periodo, inoltre, circa una ventina di centri di accoglienza è stato distrutto o parzialmente danneggiato da incendi dolosi a opera di persone esterne.
Un clima non semplice, di fronte al quale il governo potrebbe aver sentito il bisogno di dare un segnale forte.


Twitter @LorenzoMantell

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