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RENDICONTI 30 Gennaio Gen 2016 1500 30 gennaio 2016

Campagne elettorali, politici poco trasparenti

Per le elezioni 2013 spesi quasi 4 milioni in propaganda. Però 295 parlamentari non presentano dati. E 266 dichiarano «costi zero». Open Polis: «Partiti ambigui».

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Una fase delle votazioni alla Camera sulla riforma della legge elettorale.

Parlamentari poco trasparenti.
Non solo sui redditi, ma anche su quanto ricevono e quanto spendono per le campagne elettorali.
Stando ai dati forniti, infatti, ci sarebbero deputati e senatori che sono riusciti a farsi eleggere senza spendere neppure un euro.
RETICENZA DIFFUSA. A pochi giorni dall’uscita del dossier ‘Patrimoni trasparenti’, l’osservatorio civico Open Polis ha posto l’accento su un altro aspetto della questione, legato alla reticenza a rendere pubbliche le somme utilizzate per la propaganda.
Secondo i rendiconti pubblicati da deputati e senatori, alle elezioni politiche del 2013 le campagne di tutti i parlamentari sarebbero costate 3 milioni e 857 mila euro.
Legittima la domanda: è possibile che in Italia si spenda così (relativamente) poco?
NUMERI PARZIALI. Secondo Open Polis «la cifra è sicuramente parziale» ed è, intanto, relativa ai soli politici che un rendiconto l’hanno depositato.
In effetti i dati della tesoreria della Camera confermano questi dubbi: solo sette su 10 hanno depositato il consuntivo previsto per legge.
E tra questi c’è chi dichiara di essere stato eletto con una propaganda a costo zero. Praticamente fantascienza.

Il 31% del totale non presenta dichiarazioni

Renato Brunetta, presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

La verità è che, nonostante l’obbligo di legge, 295 parlamentari (il 31% del totale) non hanno presentato la dichiarazione dei movimenti economici relativi alla campagna elettorale.
Oppure, in alcuni casi, l’hanno aggiunta in un secondo momento, magari a distanza di un tempo considerevole rispetto ai tre mesi dall’elezione, come previsto dalla legge 515/1993.
Dai dati raccolti dall’osservatorio emergono alcune anomalie.
IL 41% A COSTO ZERO. Il 41% dei parlamentari è stato eletto «senza aver avuto bisogno di stampare volantini o manifesti, organizzare una cena elettorale, acquistare spazi su internet, fare qualche telefonata».
Possibile? A guardare i rendiconti economici per l’ultima campagna elettorale, molti non hanno speso un centesimo in attività di propaganda.
NÉ SPESE NÉ CONTRIBUTI. Ecco i numeri: 266 degli eletti alla Camera e al Senato hanno dichiarato di non aver avuto spese né contributi di nessun tipo, nemmeno sotto forma di servizi.
Eppure sono riusciti a farsi eleggere lo stesso.

Il 72% del denaro arriva dai privati

I banchi vuoti del partito della Lega durante la seduta alla Camera.

Prendendo in esame le dichiarazioni così come sono state originariamente presentate (senza integrazioni a posteriori), le entrate a favore dei candidati ammontano a circa 4 milioni e 400 mila euro.
Di questi, però, solo una minima parte (il 6,49%) proviene dai partiti o dai movimenti politici di appartenenza.
Un altro 21,34% è stato sborsato direttamente dai candidati, mentre la parte più consistente, il 72,17%, è costituita da contributi ricevuti da privati.
Di recente, nel dossier ‘Patrimoni trasparenti’, Open Polis ha esaminato le risorse ricevute da parte dei vari gruppi parlamentari.
LEGA FINANZIATA «DA TERZI». La Lega Nord è il gruppo con la maggiore percentuale di entrate da terzi (91,72%) e la minore quota di erogazioni dei candidati (8,28%).
Il gruppo che mediamente ha speso di più per le campagne elettorali dei singoli è Fratelli d'Italia alla Camera (quasi 30 mila euro) e Area popolare (Nuovo centrodestra-Unione di centro) al Senato (poco più di 30 mila euro).
Nella classifica delle spese medie al secondo posto ci sono alla Camera Ap (Ncd-Udc), con 16 mila euro e Scelta civica per l'Italia al Senato con oltre 22 mila euro.
IL M5S HA LE CIFRE PIÙ BASSE. Ad avere le cifre più basse (sia alla Camera sia al Senato) è il Movimento 5 stelle, con rispettivamente 662 e 455 euro spesi in media dai propri eletti.

Sposetti del Pd è quello che ha ricevuto di più

Ugo Sposetti.

Il parlamentare che ha ricevuto di più da soggetti privati è il senatore del Partito democratico Ugo Sposetti, che per anni è stato il tesoriere dei Democratici di sinistra e oggi amministra il patrimonio milionario passato dal Pci ai Ds.
ENRICO LETTA SECONDO. Nella classifica di Open Polis lui è in vetta con 222 mila euro, seguito dall’ex premier Enrico Letta, Pd, (con circa 116 mila euro) e l’onorevole Salvatore Matarrese, Scelta civica, (che da terzi ha ricevuto oltre 79 mila euro).
Su questo aspetto l’Espresso ha incrociato i dati con quelli della tesoreria della Camera.
Al primo posto resta Sposetti (ma con 262 mila euro), al secondo invece c’è il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre (225 mila euro) e al terzo resta Enrico Letta.
IMMOBILIARISTI E COSTRUTTORI. Chi li ha finanziati? Tra i sostenitori soprattutto immobiliaristi e costruttori, ma c’è di tutto.
I parlamentari che hanno invece ricevuto i contributi più consistenti (in servizi o in denaro) dal partito con cui si sono presentati alle elezioni sono i senatori Dario Stefano (Misto) e Giorgio Tonini (Pd), che hanno avuto rispettivamente oltre 36 mila e quasi 33 mila euro.

La Russa ha speso 78 mila euro di tasca propria

Ignazio La Russa.

I candidati che hanno investito di più di tasca propria per fare campagna elettorale sono stati l’onorevole Ignazio La Russa (Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale) con oltre 78 mila euro e l’onorevole Ilaria Borletti Buitoni (Pd), che per la propria candidatura ha speso quasi 60 mila euro.
«PARTITI AMBIVALENTI». «Il ruolo dei partiti rispetto alle campagne elettorali dei singoli», sostiene l’osservatorio, «è ambiguo e ambivalente».
Un dare e avere non sempre trasparente: «A volte si specifica che i partiti hanno sostenuto spese per conto dei singoli, a volte si parla di contributi in denaro, altre volte di servizi generici messi a disposizione di tutti i propri candidati».
MOLTE CIFRE NON SPECIFICATE. E spesso non rendicontati affatto, come nel caso di quanti si limitano a dichiarare di aver usato mezzi e materiali messi a disposizione dalla formazione di appartenenza.
Ovviamente senza dare le cifre.

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