Renzi, Africa torna nostra priorità
MAMBO 2 Febbraio Feb 2016 1112 02 febbraio 2016

Renzi si riposi per un po' di decenni, ha già dato

Non renziani, anti-renziani e diversamente renziani si coalizzino e lo mandino a casa.

  • ...

Una notizia e un articolo ci fanno sapere che il Pd è entrato in una nuova fase in cui, tuttavia, tracce di cose e persone antiche sono visibili (e chi mi conosce sa che questo lo considero un valore aggiunto).
La notizia è che, invece di Massimo Bray, il competitor di Giachetti sarà Morassut, deputato, assessore con Veltroni, uomo dei Ds quanto Giachetti era 'margheritico'.
Entrambi configurano uno scenario diverso dal recente passato quello che vide affacciarsi la stella rapidamente cadente di Marino.
Sono due competenti, a differenza del predecessore. Sono, anche, due uomini ancora giovani (insisto sull’ancora), hanno una storia politica netta, sono personaggi del nuovo corso renziano, Giachetti come esponente del renzismo non militarizzato e Morassut dell’opposizione non di principio. Insomma, entrambi sembrano fuori dalle logica amico-nemico imposta da Renzi, alla faccia della rottamazione e del nuovismo.
LA CARICA DEI DIVERSAMENTE RENZIANI. L’articolo è, invece, di Salvatore Merlo, una delle penne più brillanti del già brillante Foglio (auguri per i ventanni), che porta alla luce l’esistenza di un affollato e titolato gruppo di «diversamente renziani». Si tratta di personaggi legati a Renzi fin dapprincipio, tipo Del Rio e Rughetti, alcuni non di origine 'margheritica', tipo Chiamparino, ex fedelissimi, tipo Simona Bonafè, enfante prodige della managerialità, tipo Andrea Guerra.
Persone di qualità, che sono fuori dal “giglio magico”, un po’ scacciate un po’ incapaci di vivere dentro quel piccolo mondo concentrazionario che, tuttavia, al renzismo restano legati non solo per affetto, non corrisposto, verso l’ex sindaco di Firenze, ma soprattutto perché convinti che non vi sia altra strada se non il renzismo.
Questo renzismo, che in molti tratti a loro non piace, vorrebbero condizionarlo in modo efficace e si augurano che nasca un’opposizione interna al Pd che superi la vecchia sinistra di Cuperlo e Bersani e si ponga l’obiettivo di non abbattere i leader ma di fare pressione su di lui.
Che cosa c’è di vecchio e cosa c’è di nuovo in questi due spunti di riflessione? C’è che tutti i nominati appartengono alla generazione di mezzo, sono quarantenni molto inoltrati e più spesso ultracinquantenni. L’età dei giovani del Komsomol, i virgulti cinquantenni che aspettavano che gli oligarchi del Kremlino crepassero. Sono fuori dalle logiche del dibattito Bersani-Renzi. Sono proiettati verso un ‘aspirazione riformista vera che non abbia i tratti, nella funzione di direzione, delle guardie rosse guidate dal quadrumvirato Renzi-Boschi-Lotti-Carrai.
Sappiamo tutti come finì in Cina la “banda dei quattro”, e qui il momento si avvicina.
SERVE UN NUOVO GRUPPO CHE SI OCCUPI DEL PAESE. Sono in sostanza dei democratici e riformisti. Tuttavia sia la concorrenza Giachetti-Morassut, sia la fronda dei “diversamente renziani” possono portare in un vicolo cieco. Per una ragione di fondo. Entrambi non esprimono la necessità del tempo: il superamento della stagione arrembante e confusa del renzismo.
Giachetti e Morassut dovrebbero, e confido che lo faranno, dare vita a un dibattito-scontro di merito, di progetto, fuori da appartenenze antiche. I “diversamente renziani” si illudono se non elaborano un progetto alternativo a Renzi che lo possa condizionare ma che sia alternativo.
E sia alternativo su punti di fondo. Più rassicurante verso il Paese: Renzi come Berlusconi vuole un'Italia sempre con la febbre alta. Serve una componente politica che funga da antipiretico.
Più leale verso amici e nemici: con Renzi il colpo sotto la cintura è nelle cose consuete e questo crea problemi nello Stato – caso Carrai e Calenda –, nelle relazioni internazionali, nell’economia. Più concreto nel progetto-Italia: il premier non si occupa di cose che dovrebbero angustiarlo, dalla produzione industriale alla crisi dell’olio.
Questo gruppo deve aprire un dialogo vero, senza temere di dispiacere a Renzi, con gli oppositori interni. A loro non può chiedere di essere opposizione di sua Maestà, però può chiedere che la loro opposizione esca dai meandri ideologici dei mesi passati, che non si impelaghi nel referendum, ad esempio. Questa convergenza e questo processo, avvicinandosi il congresso, dovranno convergere su un nome forte da contrapporre a Renzi.
Perché sia i non renziani, sia gli anti-renziani, sia i diversamente renziani si devono rendere conto che la ricreazione è finita per tutto il cerchio magico. Renzi ciò che poteva dare, nel bene e nel male, l’ha già dato.
Ora bisogna farlo riposare per qualche decennio, con i suoi quattro amici e i loro papà e mamme, nonchè fratelli e zie.
Questa è l’Italia non è il gioco del Monopoli.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso