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BASSA MAREA 3 Febbraio Feb 2016 1817 03 febbraio 2016

Hillary Clinton, il vero nemico è in casa

Bill Clinton incarna il neo liberismo. Barack Obama non l'ha combattuto. È la loro eredità l'ostacolo numero uno verso la presidenza Usa.

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Bernie Sanders e Donald Trump.

L’opinione diffusa in Italia è che Obama si prepari a lasciare al suo successore un Paese che sostanzialmente ha superato la grande crisi finanziaria, cresce bene o almeno benino, dove c’è una qualche ampia soddisfazione economica e quindi è normale che il suo erede possa essere dello stesso partito e quindi sarà Hillary Clinton. I repubblicani poi sono acefali.
Questa visione si scontra per prima una cosa con una realtà: come mai, se lo stato diffuso è quello quantomeno di una moderata soddisfazione, due candidati anti-establishment come Bernie Sanders fra i democratici e Donald Trump fra i repubblicani hanno avuto finora così insperato successo basandosi entrambi, pur con notevoli differenze, uno socialdemocratico e uno conservatore, sulla polemica del tipo “riprendiamoci Washington” e sulla contestazione della tabella di marcia economico-politica che ha dominato gi Stati Uniti negli ultimi 30-35 anni?
TRUMP E SANDERS, GLI ANTI SISTEMA. I caucus, cioè le primarie, dell’Iowa hanno premiato Sanders, a filo con la Clinton, un po’ punito Trump, che si è visto superato dal senatore Ted Cruz al primo posto. Cruz è uomo dei tea party, della destra repubblicana radicale ed evangelica, mentre Trump porta avanti una sua versione, oltranzista sui temi dell’immigrazione ad esempio, ma chiaramente populista e sensibile alle istanze della piccola gente per quanto riguarda il sistema sociale, e non priva in questo di ponti con le posizioni di Sanders.
Dicono, Trump e Sanders, di voler cambiare l’America; e dicono entrambi di voler scacciare i mercanti dal tempio, cioè gli speciali interessi che ormai a Washington la fanno da padrone, economici e finanziari in particolare, aiutati anche nel tempo da sentenze della Corte suprema come a partire dal 1976 Buckley vs. Valeo e poi i casi Citizens United e McCutcheon, che hanno rilegalizzato quelle forme imprenditoriali di finanziamento della politica che da tempo erano state variamente limitate.
SUCCESSO FIGLIO DEGLI ERRORI DI OBAMA. Anche Obama in Iowa e nel resto della campagna elettorale del 2008 aveva offerto hope and change e promesso, letteralmente, di scacciare i mercanti dal tempio, mentre invece il potere dei colossi finanziari non è forse mai stato così forte come con la sua amministrazione, con Wall Street che ha potuto scriversi a piacimento la gigantesca – e già solo per questo inefficace – riforma finanziaria Dodd-Frank.
Quindi, Sanders e Trump hanno avuto finora successo perché Obama non ha mantenuto la sua promessa contro lobbismo e interessi speciali.
Quanto all’economia, non c’è per nulla soddisfazione, tanto è vero che il grido di battaglia, con tonalità diverse, di Sanders e Trump, e che la stessa Clinton ha dovuto fare proprio in qualche misura, è “salviamo la classe media”.
Non è facile pensare che Sanders e Trump possano essere i candidati dei rispettivi partiti ammesso – cosa difficile - che il primo mantenga il livello di preferenze raggiunto fra militanti ed elettori nell’Iowa e che probabilmente replicherà il 9 febbraio nel New Hampshire, dove è molto forte, e che il secondo recuperi l’iniziale svantaggio (è arrivato al secondo posto) dell’Iowa, e proceda sempre spedito.

Un voto che fotografa la crisi del neo liberismo

Barack Obama con Hillary Clinton.

Nessuno dei due va forte, per diversi motivi, con le minoranze etniche, feudo dei Clinton, oltre che, per ovvi motivi, di Obama. Vedremo presto.
Ma Sanders e Trump hanno dimostrato che è in crisi il neo liberismo, dottrina economica dominante dopo che - con i primissimi Anni 80 - saltò definitivamente il vecchio consenso interpartitico basato sui principi del New Deal, scalzato dall’ala iperliberista dei repubblicani.
L’iper liberismo ha portato, con la sua deregulation diventata ideologia, alla crisi finanziaria. Obama non ha fatto nessuna vera nuova regulation, stretto sì qualche vite qua e là, ma per nulla creato le garanzie che un nuovo 2008 non si ripeta almeno per 30 anni, come fece invece il New Deal dopo il 1929.
LE CHANCE DI RUBIO. Il neo liberismo, che ha nella deregulation una bandiera, diventava con Clinton e i suoi new democrats anche il pilastro ideologico dei democratici. Non a caso fu lui a realizzare, nel 1996, il più ampio volume di tagli mai portato al welfare state americano. E a firmare nel 1999 e nel 2000 due leggi bancarie e finanziarie cruciali che hanno poi generato, con altro, la crisi del 2008.
Contro Sanders, a meno che la sua non sia da ora in poi più o meno una marcia trionfale, milita anche il fatto che solleva ai vertici del partito due incubi: quello di George McGovern nel 1972 e di Walter Mondale nel 1984, due candidati di sinistra che, al voto, conquistarono un solo Stato ciascuno su 50.
Trump ha, per diversi motivi in gran parte, una strada altrettanto complicata, sempre che anche la sua non sia, dopo un Iowa incerto, una marcia trionfale.
Difficile dire chi sarà l’avversario repubblicano di Hillary Clinton, forse il senatore della Florida, cubano di origine, Marco Rubio, che della Clinton potrebbe essere figlio. E questo rischia di pesare nei dibattiti tivù.
TRE GRANE PER HILLARY. I problemi di Hillary, che pure ha vari punti di forza, sono tre. La sua personalità che non a tutti piace. Il fatto che è erede di Obama, che alla maggioranza degli americani non sembra un successo (va ricordato che solo una volta dal 1952 un presidente è riuscito a lasciare il trono a un uomo del suo stesso partito e fu un Reagan ai massimi della popolarità nel 1988). E il fatto che è erede di suo marito, l’uomo che ha portato i democratici a essere, anche, il partito di Wall Street, privilegio prima dei soli repubblicani (ma non dei small town republicans).
Dipenderà molto da chi Hillary avrà di fronte. Ma occorre ricordare che il partito repubblicano, in forte ascesa ormai da tre stagioni elettorali (midterm 2010, 2012 e midterm 2014) è tornato per la prima volta ad avere al Congresso, negli Stati e nelle contee lo stesso numero preponderante di seggi che aveva negli Anni 20.
Pur scarso di uomini e quasi privo di idee. Ma è la forza dello scontento.

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