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ESTERI 4 Febbraio Feb 2016 1836 04 febbraio 2016

Egitto, il flirt di Renzi con il regime di al Sisi

Il generale? Per Renzi è un «grande leader». Italia primo partner Ue del Cairo. Mentre migliaia di oppositori venivano uccisi. Fino alla morte di Giulio Regeni.

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Il premier italiano Matteo Renzi stringe la mano al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

L'aereo caduto in Sinai un guasto tecnico. L'assalto all'albergo sul Mar Rosso una rapina o poco più. Il ragazzo italiano ucciso sul Nilo un incidente. Gli stupri di piazza Tahrir microcriminalità.
Per il presidente egiziano (e generale) Abdel Fatah al Sisi ne va della reputazione del Paese, aspirante guida della regione del Nord Africa.
Ammettere un'emorragia di turisti come la Tunisia o perdere commesse straniere potremme minare la grandeur del Cairo.
LA REPRESSIONE DEGLI OPPOSITORI. Ogni macchia viene insabbiata, ogni dissenso è represso.
I soli mali possibili sono quelli scaricati sulla Fratellanza musulmana, equiparata all'Isis.
Anche l'opposizione laica liberale e di sinistra è stata insanguinata dalle pallottole alle manifestazioni, e i giornalisti e gli attivisti che le denunciano vengono sistematicamente imprigionati: una costante, quest'ultima, di tutte le presidenze egiziane, che con al Sisi si è aggravata.
IL SILENZIO SULLE VIOLENZE. Fino a quando questo Stato di polizia non ha toccato direttamente l'Italia, nel nostro Paese si è spesso taciuto sulle violazioni dei diritti umani.
Roma ha appoggiato il regime nella convinzione che stroncasse l'instabilità e il terrorismo islamico.
Ma dopo i segni di «torture evidenti» riscontrati sul corpo del 28enne ricercatore Giulio Regeni, trovato morto in un fosso nella periferia del Cairo, potrebbe diventare più difficile per Roma chiudere un occhio sul al Sisi, e per al Sisi negare il degrado, l’insicurezza, l’assenza di libertà interni.

Il sostegno di Renzi al generale al Sisi

Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano trovato morto al Cairo.

Matteo Renzi è stato da subito tra i più forti sostenitori di al Sisi, il generale autore (anche tra i fuochi d'artificio di molti sostenitori in piazza Tahrir) del golpe del 3 luglio 2013 che depose il presidente islamista Mohammed Morsi.
La Fratellanza sarebbe stata presto dichiarata organizzazione terrorista, Morsi e altri suoi leader condannati alle pene capitali, e gli stessi laici anti Mubarak che, nel timore di una deriva islamista avevano sostenuto al Sisi, sarebbero arrestati o uccisi dall'apparato per aver invocato una svolta democratica.
Università e centri di cultura, seme del libero pensiero, sono stati militarizzati con presidi delle forze dell'ordine, contractor dell’intelligence e informatori.
ITALIA PRIMO PARTNER UE. In questo clima da coprifuoco nel 2014 Renzi, dopo visite personali e di emissari al Cairo, accolse a Roma al Sisi come colui che avrebbe aiutato l'Occidente a sconfiggere «terrorismo e radicalismo grazie alle scuole e all'educazione».
Incontri forieri di commesse con la lobby militare egiziana, tradizionalmente in buoni rapporti con l'Italia, terzo partner commerciale del Cairo al mondo (dopo Stati Uniti e Cina) e primo nell’Ue, con in corso un migliaio progetti di investimento nella terra dei faraoni.
Dal 2013, nonostante la Primavera araba e il terrorismo, l'interscambio commerciale tra i due Paesi è cresciuto di oltre il 10%.
IL RADDOPPIO DI SUEZ. Il nuovo governo militare ha riaperto oltre un migliaio di imprese arrestando la crisi gestionale di Morsi e, grazie alla partecipazione delle imprese straniere, in un anno ha raddoppiato il canale di Suez, esibito nella parata estiva del 2015.
Sul piatto ci sono lo sviluppo del triangolo industriale e minerario tra il Mar Rosso e la Valle del Nilo e altri grandi investimenti costieri: al Sisi ha subito colpi mortali al turismo nel Sinai e conduce da anni una guerra senza risultati nella penisola contro gli affiliati all’Isis, ma non vuole apparire debole.
Sull'altare degli interessi economici e del ruolo di contenimento che al Sisi esercita nella regione islamica a garanzia di Israele, anche l'Italia di Renzi si è schierata dalla parte dei militari egiziani.

L'unico premier del G7 al forum di Sharm el Sheikh

Il relitto dell'airbus precipitato sul Sinai.

In prima linea, perché due anni fa al Sisi scelse Roma e non Londra o Parigi come tappa iniziale del suo tour di legittimazione in Europa.
Un anno dopo, in seguito agli spari che per il quarto anniversario della Primavera araba uccisero l'attivista socialista Shaimaa al Sabbagh, Renzi fu l'unico premier del G7 a partecipare, nel marzo 2015, al forum di Sharm el Sheikh: una torta di una cinquantina di progetti d’investimento per gli stranieri.
Intervistato dalla tivù araba al Jazeera, ancora nell'estate scorsa Renzi definiva al Sisi «un grande leader».
Ma da allora l'appeal del generale egiziano si sta deteriorando per le centinaia di morti dell’escalation terroristica.
UNA LUNGA LISTA DI «INCIDENTI». Un motivo anche di forte imbarazzo con l'alleato del Cremlino Vladimir Putin, con il quale al Sisi aveva un feeling politico e militare.
Sul charter russo con 224 turisti caduto il 31 ottobre in Sinai, gli egiziani sostennero immediatamente la pista del «guasto tecnico», prima dei sopralluoghi.
Poi il governo del Cairo ha parlato al massimo di lupi solitari e «non di terrorismo» per l'assalto all'hotel Hurghada dei due uomini che all’inizio dell’anno hanno accoltellato i vacanzieri stranieri.
Low profile anche sugli spari, sempre a gennaio, all’autobus di turisti alle piramidi. Infine sulla morte di Regeni, scomparso la notte nel 25 gennaio, ora è scontro tra le autorità giudiziarie e il governo egiziani.
La procura di Giza segue la pista criminale, la polizia insiste invece sull’«incidente stradale».
LA FARNESINA CHIEDE CHIAREZZA. Regeni, che dal Cairo scriveva sotto pseudonimo per il Manifesto, avrebbe chiesto di «non firmare perché aveva paura per la sua incolumità».
La Farnesina ha convocato d'urgenza l'ambasciatore egiziano per chiedere «massima chiarezza» e «piena collaborazione» sul caso. E il ministro dello Sviluppo Federica Guidi ha sospeso la missione economica in Egitto.
Per Amnesty International sono migliaia gli attivisti uccisi dal colpo di Stato di al Sisi, tra il 2014 e il 2015.
Altre migliaia gli arrestati, centinaia le persone sparite nel nulla, quelle torturate, le donne molestate o stuprate in piazza, in cambio di una guerra al terrorismo (anche a breve termine) che non sta dando risultati sperati.

Twitter @BarbaraCiolli

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