SVOLTA 4 Febbraio Feb 2016 1200 04 febbraio 2016

Usa, per i giovani il socialismo non è più tabù: le ragioni

Sanders stravince tra i Millennial. Che non conoscono il comunismo sovietico. Ma l'esempio scandinavo. Così l'elettorato dem americano vira a sinistra.

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La propaganda della destra americana contro Obama il socialista.

È la lettera scarlatta con cui si dilettano a marchiare Barack Obama.
«S» di socialista.
Brandendo l'appellativo come offesa all'essenza dell'America capitalista e alla sua missione storica di arginare il comunismo e fare da baluardo alla democrazia appaiata al libero mercato.
Tanto che l'anatema, nella propaganda della destra oltranzista contro il presidente in carica, va spesso e volentieri affiancato al «musulmano» e al «non americano».
BINOMIO CONTRO NATURA. Anche candidati repubblicani considerati moderati come Mitt Romney lo hanno definito un «socialista europeo», come a dire che o sei socialista o sei americano.
Tertium non datur: è contro natura.
Eppure dopo sette anni in cui Barack Obama ha abituato gli americani a scherzarci su - «Non sono più islamico e socialista come un tempo», ironizzò a una cena dei corrispondenti alla Casa bianca - un socialista americano, e pure orgoglioso di rivendicarsi tale, infastidisce la candidata predestinata Hillary Clinton alle primarie democratiche.
BERNIE HA PERSO DI UN SOFFIO. Bernie Sanders, il senatore del Vermont che dalle risicatissime file della gioventù socialista americana ha iniziato la sua carriera politica, ha perso l'Iowa di un soffio.
E con tutta probabilità perderà ancora, con l'eccezione quasi certa del New Hampshire.
«Ma il tabù in parte non esiste più», osserva Joseph Schwartz, professore di Scienza politica alla Temple University di Philadelphia.
La «S» scarlatta non fa più paura ai giovani americani. Cioè agli elettori che hanno fatto incassare a Sanders un risultato al di sopra delle attese.

La polarizzazione per età dell'elettorato americano in un grafico del Pew Research Center. 

Tra i gadget della campagna elettorale per le Primarie 2016 Usa anche spille pro-Sanders.


L'84% degli under 30 che hanno partecipato ai caucus democratici in Iowa hanno sostenuto Sanders.
I cosìddetti Millennial, la generazione nata tra gli Anni 80 e i 2000, hanno contato meno che nel 2012: il 18% dell'elettorato contro il 22% di quattro anni fa.
Ma hanno pesato, visto lo 0,5% che ha separato Sanders dalla super favorita Clinton.
SANDERS NON VINCERÀ, PERÒ... Certo, tutto fa pensare che lo sfidante non vincerà.
Non è Obama: è più radicale, non ha i suoi voti, quelli degli Stati del Sud e delle minoranze sempre più consistenti dei latinos e dei neri, né il suo pedigree.
Ma per i suoi sostenitori è già una vittoria.
Che un 74enne riesca a conquistare il voto dei giovani può spiegarsi in tanti modi.
APPARE ''RIVOLUZIONARIO''. Si può citare una manciata di motivazioni tra le tante apparse nei numerosi reportage di questi giorni tra gli attivisti sparsi per gli States: il suo apparire 'rivoluzionario' contro una Clinton dell'establishment, il suo essere una novità contro una ex segretaria di Stato, ex First lady, passata e presente candidata, il suo essere in perfetta sintonia con l'ultimo grande movimento di protesta giovanile che ha percorso l'America: Occupy Wall Street.
Essere l'1%, quello idealista, contro il 99.
IL SUO RISULTATO È UNO CHOC. «Non ci sarà mai una maggioranza di americani che si ritrova nell'etichetta socialista», esordisce Peter Dreier, docente di Scienza politica all'Occidental College che ha scritto diversi articoli su Sanders.
Ma il risultato del senatore «resta comunque uno choc».
Alcuni esponenti socialisti hanno segnato profondamente la storia della sinistra americana, da Michael Harrington che ispirò i piani anti povertà di Kennedy e Johnson fino al socialista dichiarato Martin Luther King, ma le tessere dell'associazione socialista americana sono appena 6.500.

La maggioranza degli americani pensa che le lobby abbiano troppo potere

Giovani sostenitori di Bernie Sanders.

Per capire quello che è successo in Iowa, dice il professore, «bisogna ricordare che secondo i sondaggi, dopo la crisi di Wall Street e il declino del potere d'acquisto degli ultimi 25 anni, c'è una maggioranza degli americani, elettori conservatori compresi, che crede che i multi milionari abbiano troppa influenza sul sistema politico, che chiede più regolamentazione per le grandi banche, il salario minimo a 15 dollari e meno potere alle lobby».
OCCUPY CREA DIBATTITO. A sinistra il movimento di Occupy è stato incapace di trasformarsi in soggetto politico, ma secondo Dreier, «con le sue proteste, con quelle immagini delle marce represse con violenza dalla polizia, ha innescato un dibattito e modificato il discorso pubblico sulle disuguaglianze».
Secondo il Pew Research Center, tra i più autorevoli centri di ricerca d'opinione a analisi sociale americani, per esempio gli elettori di sinistra oggi preferiscono l'etichetta di progressive a quella di liberal.
È cambiata la cornice del discorso pubblico, ma è cambiata soprattutto la demografia.
ELETTORATI SEMPRE PIÙ POLARIZZATI. Paul Taylor, il vice direttore del Pew Research Center nel saggio ''Le tendenze demografiche che plasmano la politica americana nel 2016 e oltre'', pubblicato il 27 gennaio, spiega come gli elettorati repubblicano e democratico stanno diventando gruppi sempre più polarizzati.
Se nel 1994 la posizione dell'elettore medio dem era a sinistra del 64% dei repubblicani, nel 2014 era alla sinistra del 94% dei repubblicani.
E le percentuali sono simili a parti invertite. Sembra la normalità, ma per molto tempo, nell'ultimo ventennio, il Gop e i dem avevano un ampio spazio elettorale comune.
Ora non è più così. E il voto si sta polarizzando anche per età: gli under 30 votano sempre di più l'asinello, gli ultra 65 enni l'elefantino.


I dati della ricerca su socialismo e capitalismo del Pew Research Center.

Il candidato democratico Bernie Sanders.


Se un socialista orgoglioso di rivendicarsi tale riesce a pestare i piedi alla Candidata con la C maiuscola, dice Joseph Schwartz, è grazie a una «frattura demografica e generazionale».
L'ultima indagine del solito Pew Research Center sull'attitudine dei cittadini americani nei confronti di etichette e concetti politici, condotta nel 2011, metteva in evidenza come il 50% dei cittadini Usa vedesse in maniera positiva il concetto di capitalismo, contro il 52% di due anni prima.
Sul socialismo, invece, la netta maggioranza dei giudizi, il 60%, era negativo, anche se la percentuale era in calo rispetto al 62% del 2009.
SOCIALISMO POSITIVO PER IL 49% DEI GIOVANI. Ma la sorpresa stava nei dati più dettagliati. Non stupisce che gli americani con un basso reddito (sotto i 30 mila dollari) e con un'attitudine positiva verso il socialismo fossero il doppio a livello percentuale di quelli con un alto reddito (sopra i 75 mila dollari).
Sorprende la differenza delle risposte per fasce d'età.
Se il 68% degli americani tra i 50 e i 64 anni aveva una visione negativa del socialismo, la percentuale si riduceva al 43% tra i giovani tra i 18 e i 29 anni.
Mentre il 49% connotava il socialismo positivamente.
L'ESEMPIO VIRTUOSO? LA SCANDINAVIA. «Quella ricerca non approfondiva il perché», spiega Schwartz.
«Ma per i Millennial americani l'idea di socialismo non si associa più alla dittatura sovietica, piuttosto al Nord Europa e alla Scandinavia».
I baby boomer, fa notare Dreier, «sono nati nell'era buia del maccartismo, solo ora quell'epoca si è chiusa davvero».

Se Obama è socialista, allora il socialismo non è poi così male

La propaganda contro il 'socialista' Obama.

Anche le accuse contro Obama hanno secondo Schwartz contribuito a intaccare il tabù: «Se lo accusano di essere socialista, è il ragionamento che fanno molti suoi supporter, allora il socialismo non deve essere poi così male». Questi giovani, i ragazzi di Occupy Wall Street, «condividono la critica alla disuguaglianza dei loro coetanei europei, ma quando guardano ad alcuni Stati Ue, le socialdemocrazie scandinave soprattutto, vedono una economia di mercato meno iniqua di quella statunitense, che tutela maggiormente i giovani, le donne, persino l'ambiente».
Il socialismo europeo, dunque, o meglio la socialdemocrazia, tanto in crisi nel Vecchio continente, trova nuovo successo sull'altra sponda dell'Atlantico.
LA SINISTRA ERA DA MARGINALIZZARE. «I democratici hanno sempre tenuto la loro ala sinistra a un braccio di distanza», ha scritto il numero uno dei corrispondenti politici di Slate, Jamelle Bouie.
La tendenza è diventata «un principio alla fine degli Anni 80 e degli Anni 90, quando i centristi riformisti hanno marginalizzato la sinistra per - nella loro narrazione - salvare il liberalismo da se stesso».
La figura simbolo di questo passaggio è Bill Clinton, l'ombra costante dietro alla campagna elettorale di Hillary.
LA GUERRA FREDDA È FINITA. Per questo motivo, secondo Bouie, Sanders, il socialista democratico e destinato a perdere, ha già in qualche modo vinto la sua partita, ha «cambiato il futuro del partito democratico».
Schwartz è più cauto: la capacità di Sanders di lasciare una vera eredità ai democratici è tutta da dimostrare.
Quello che è certo invece è che «la Guerra fredda è finita».
E oggi è «un buon momento per essere socialista in America».

La percentuale di elettori conservatori e democratici che vedono nel partito avverso una minaccia per la sicurezza nazionale è in aumento. La politica americana si sta polarizzando. (Pew Research Center)


Twitter @GioFaggionato

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