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INTERVISTA 5 Febbraio Feb 2016 1722 05 febbraio 2016

Elezioni Usa, i rischi della polarizzazione ideologica

Prima esistevano Dem conservatori e Repubblicani liberal. Ora c'è una situazione che rende difficile governare. E può rivelarsi pericolosa. Lo scrittore Trucco a L43: «Prima o poi un Frank Underwood riuscirà a farsi eleggere. E allora...».

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La lunga corsa delle elezioni americane è appena iniziata.
Il caucus in Iowa ha premiato Hillary Clinton (per un soffio su Bernie Sanders) tra i Democratici e Ted Cruz tra i Repubblicani.
Ma lo sguardo è già puntato sul New Hampshire, seconda tappa delle primarie (9 febbraio).
Sondaggisti e addetti ai lavori si dividono. Sull'ex first lady - che tra i Dem resta la favorita, nonostante il rilevamento pubblicato il 5 febbraio dalla Quinnipiac University dia Sanders in forte risalita, al 42% contro il 44% di Hillary -, ma soprattutto sul nome del candidato repubblicano che correrà per la Casa Bianca.
«TRUMP PUÒ SGONFIARSI». Gli analisti a dicembre erano pressoché concordi su quello di Donald Trump, ma il miliardario nativo del Queens sembra ora perdere terreno a vantaggio dello stesso Cruz e del giovane Marco Rubio.
«Un ampio vantaggio prima delle primarie, spesso, non vuol dir nulla quando finalmente si vota: potrebbe sgonfiarsi rapidamente», dice a Lettera43.it Stefano Trucco, scrittore ed esperto di storia della politica americana. Che sui Democratici commenta: «Sanders è l'unica possibilità contro la Clinton, la tendenza liberal si va rafforzando in tutto il mondo anglosassone». Ma, «salvo incidenti imprevedibili, la nomination andrà a lei».
«UNA POLARIZZAZIONE PERICOLOSA». Chiunque uscirà vincitore, però, si troverà a governare in un contesto che - con il passare degli anni - s'è fatto via via più complicato.
«L'aspetto pericoloso di questo periodo è l'intensa polarizzazione ideologica dei partiti», spiega Trucco. «Un tempo, c'erano molti Democratici conservatori e molti Repubblicani liberal. Ora i liberal sono tutti da una parte e i conservatori tutti dall'altra».
Il risultato «è che governare è diventato difficile. La Costituzione fa sì che tutti i poteri si intralcino a vicenda e solo la cooperazione e il compromesso rendono possibile governare efficacemente», continua Trucco. «Il Congresso blocca il presidente come mai prima d'ora. La Corte Suprema finisce per dover prendere le decisioni più sensibili e non sarebbe il caso. Oppure governano organi semi-democratici come la Fed. E naturalmente, prima o poi, la persona sbagliata riuscirà a farsi eleggere».

Hillary Clinton. Nel riquadro, lo scrittore Stefano Trucco.

DOMANDA. Partiamo dall'Iowa. Le prime considerazioni sulla tappa iniziale di queste elezioni?
RISPOSTA. Sul fronte democratico, ci sono molti meno candidati di quel che ci si poteva aspettare: apparentemente, tutti hanno deciso che Hillary è troppo forte. L'unico avversario, il senatore del Vermont Bernie Sanders, otterrà molti più voti di quanti ne avrebbe presi in passato, perché è l'unica possibilità contro la Clinton, e perché la tendenza liberal si va rafforzando in tutto il mondo anglosassone. Salvo incidenti imprevedibili, la nomination andrà a lei.
D. E sul fronte repubblicano?
R. L'opposto: troppi candidati. Tutti o quasi i papabili ci hanno provato. Alcuni da cui ci si aspettava molto, come il governatore del Wisconsin Scott Walker, sono evaporati subito; altri non sono mai decollati, ma per qualche motivo continuano, probabilmente sperando in un posto da commentatori su Fox News. Jeb Bush, fratello e figlio di presidenti, non accende le fantasie dei militanti.
D. Cosa pensa di Trump?
R. Non ha esperienza politica, le sue opinioni, ma soprattutto dichiarazioni, sono considerate inaccettabili e alienano dal partito la crescente minoranza latina, che solo quattro anni fa sembrava indispensabile corteggiare. Inoltre, è un classico figlio di papà e non si è nemmeno sognato di fare la guerra in Vietnam, benché fosse dell'età giusta, nato nel '46.
D. Eppure raccoglie consensi importanti...
R. La sua ascesa e la proliferazione dei candidati indicano che l'establishment del partito, che aveva avuto problemi a imporre Romney nel 2012 e avrebbe voluto nominare Jeb nel 2016, ha ormai perso quasi tutto il suo potere. La base conservatrice fanatizzata non è più sotto il suo controllo.
D. Trump ha chance di vincere?
R. Un ampio vantaggio prima delle primarie, spesso, non vuol dir nulla quando finalmente si vota: potrebbe sgonfiarsi rapidamente. A questo punto, ironicamente, i meglio piazzati sarebbero i due candidati di origine latina: il senatore del Texas Ted Cruz - più estremista di Trump, ma più abile e istituzionale - che ha vinto in Iowa e il giovane senatore della Florida Marco Rubio - molto conservatore, ma più flessibile e attraente per i non repubblicani.
D. Sono diversi i casi, nella storia americana, in cui un favorito si è poi 'sgonfiato' alle elezioni: Dean nel 2004, Cain e Gingrich nel 2012. E Trump, che nei sondaggi di dicembre era al 34%, ora è sceso al 25%...
R.
Di solito i favoriti dell'anno prima si perdono per strada: è successo più volte. Anche i vincitori dell'Iowa, primo Stato a votare, non necessariamente conquistano la nomination. Sa che le primarie sono diventate la strada principale per la nomina e la presidenza solo dagli Anni 60-70?
D. Prima di allora come funzionava?
R. I candidati alla presidenza erano scelti dalle Convention, adunanze di politici locali e non di delegati eletti. Il presidente era l'uomo delegato dal partito a occupare il potere esecutivo: per tutto l'Ottocento aveva pochissimi poteri, specie in politica interna, a parte quello di nomina dei funzionari pubblici, rigorosamente membri del partito vincente.
D. Quando sono iniziate a cambiare le cose?
R. Il ruolo del presidente comincia a mutare nei primi decenni del '900: l'esecutivo diventa più importante rispetto al Congresso, ma il modo di nominare i candidati rimane lo stesso. Le Convention potevano essere molto combattute, con decine di votazioni senza esito, finché non si sceglieva un candidato di compromesso. La cosa di solito non influiva minimamente sulle sue possibilità di successo.
D. Poi si arriva agli Anni 30, con Roosevelt...
R. Lì il peso della presidenza cambia radicalmente e la Casa Bianca diventa il vero centro del potere. Ma ci sarebbero voluti ancora alcuni decenni perché anche il modo di scegliere i candidati mutasse e il potere di scelta passasse, almeno formalmente, agli elettori, con il definitivo affermarsi del sistema delle primarie.
D. Oggi, al posto di figure con esperienza governativa, spesso emergono outsider, volti nuovi o personaggi estranei alla politica.
R.
Gli ultimi che non abbiano cercato di nascondere di essere degli insider, politici navigati, furono Johnson e Nixon. È dal '76 che tutti i presidenti corrono 'contro Washington', vantando la propria fittizia estraneità alla Casta: più sono al centro della politica e delle aspettative degli elettori, più cresce la necessità di far finta di non essere politici.
D. I media come si comportano in questo contesto?
R. Media e cultura popolare mitizzano l'outsider e favoriscono il candidato 'contro'. Gli ultimi decenni hanno anche visto una crescente polarizzazione ideologica: ciò, in un sistema elettorale che favorisce il voto dei militanti più convinti, ha fatto sì che, specie fra i Repubblicani, l'ideologia, unita all'assenza di competenza politica, diventasse il fattore determinante: ed ecco Donald Trump.
D. Repubblicani contro Democratici: non esiste una “terza via”?
R.
Di solito i terzi partiti falliscono nel loro scopo, che è quello non di vincere, ma di far perdere qualcun altro. Nel '48, ci furono due candidati indipendenti usciti dai Democrats per far perdere il presidente Truman: l'ex vice presidente Henry Wallace, sostenuto dai comunisti, e il sudista razzista Strom Thurmond, unico senatore ad arrivare a 100 anni ancora in carica. Entrambi fallirono.
D. Altri precedenti degni di nota?
R.
Nel 1912 l'ex presidente Theodore Roosevelt si presentò con un nuovo partito, il Progressista, e arrivò secondo, costringendo il candidato Repubblicano, il presidente Taft, a un umiliante terzo posto. Ma riuscì solo a far eleggere il democratico Wilson e la cosa non ebbe seguito.
D. Esperimenti fallimentari, dunque.
R.
Non c'è posto per terzi partiti nel sistema di governo americano. È il più complicato del mondo occidentale e non potrebbe funzionare né senza partiti - come avrebbero voluto i Padri Fondatori - né con più di due partiti. L'ultima volta che un nuovo partito sostituì uno dei due partiti maggiori era il 1856. Il partito era quello Repubblicano e la conseguenza, quattro anni dopo, fu lo scoppio della guerra civile.
D. Storicamente gli americani in tempi di guerra votano repubblicano. In crisi economica votano democratico. Vale ancora questa regola?
R.
Non so. Gli Usa sono ormai da tempo impegnati in una guerra a bassa intensità senza fine, con occasionali picchi ad alta intensità. Quanto all'economia, è in ripresa, ma debole, e potrebbe affacciarsi una nuova crisi in poco tempo. L'aspetto pericoloso di questo periodo è l'intensa polarizzazione ideologica dei partiti e dell'opinione pubblica.
D. Cosa intende?
R. Un tempo, i due partiti maggiori si preoccupavano di occupare tutto lo spettro ideologico: c'erano molti Democratici conservatori e molti Repubblicani liberal. Ora i liberal sono tutti da una parte e i conservatori tutti dall'altra.
D. Questo cosa comporta?
R. Il risultato è che governare è diventato difficile. La Costituzione fa sì che tutti i poteri si intralcino a vicenda e solo la cooperazione e il compromesso rendono possibile governare efficacemente. Il Congresso repubblicano blocca il presidente democratico come mai prima. La Corte Suprema finisce per dover prendere le decisioni più sensibili e non sarebbe il caso. Oppure governano organi semi-democratici come la Federal Reserve, per non parlare dell'apparato di sicurezza. E naturalmente, prima o poi, la persona sbagliata riuscirà a farsi eleggere.
D. Una sorta di Frank Underwood...
R. Un Frank Underwood o un Buzz Windrip, il presidente fascista del romanzo It can't happen here (1936) del Premio Nobel Sinclair Lewis. A quel punto, vedremo se il sistema potrà sopravvivere o quanto cambierà.

Twitter @cristianobosco

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