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LEGGI DI STABILITÀ 7 Febbraio Feb 2016 0900 07 febbraio 2016

Ue contro Lisbona per avvertire Madrid e Roma

Troppa spesa facile nella Manovra del portoghese Costa. Juncker la ''corregge''. Messaggio anche per la Spagna di Sanchez e l'Italia di Renzi: non tirate la corda.

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Antonio Costa, leader del Partito socialista portoghese.

Colpire Lisbona per educare Madrid.
E, visto che ci siamo, anche Roma.
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ripete da settimane che non si può regalare l’Europa alle forze più populiste.
Di più, teme il materializzarsi anche nel Vecchio continente di un Donald Trump - uno dei candidati repubblicani negli Stati Uniti - che riesca dove finora hanno fallito la francese Marine Le Pen o il greco Alexis Tsipras.
LISBONA TAGLIA L'AUSTERITY. Per tutto questo ha traccheggiato una settimana prima di ottenere quello che voleva dal neo governo portoghese: infatti è stato lo stesso premier Antonio Costa a modificare una Manovra che comunque riporta il Paese lusitano nel campo della spesa facile dopo anni di rigore e tagli draconiani.
La Commissione europea ha promosso con riserva la Legge di stabilità portoghese che «resta a rischio di non conformità» tanto da dover essere «valutata di nuovo a maggio 2016».
NIENTE AVALLO DI BRUXELLES. Resta però l’incidente politico: a dispetto di quanto dispongono Fiscal compact e Six pact, l’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Lisbona ha approvato la sua Manovra senza l’avallo preventivo di Bruxelles.
E, quel che è peggio, in una prima fase aveva cancellato ogni forma di taglio di spesa, portato il deficit/Pil al 2,6% e ipotizzato una crescita del Pil del 2,1% per il 2016.
Numeri poco credibili per le autorità europee, tanto da controbattere che in questo modo il Paese avrebbe sbattuto contro una procedura d’infrazione e un deficit/Pil al 3,4%.
LA MINACCIA DI PORRE IL VETO. Pubblicamente gli uomini di Juncker hanno minacciato di porre il veto alla Manovra.
In privato hanno trattato con Lisbona.
Ma le minacce sono servite, visto che Costa, nel vertice straordinario che si è tenuto il 5 febbraio, ha promesso al vice presidente Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici di portare il disavanzo al 2,4 (con il deficit strutturale allo 0,2), di ridurre le stime di crescita all’1,9 ed è spuntato per miracolo un pacchetto di tagli da 135 milioni.

Juncker teme che Costa si comporti come il primo Tsipras

Alexis Tsipras, leader di Syriza.

A Bruxelles nessuno crede alla sostenibilità del Portogallo.
Infatti gli uomini della Troika hanno già annunciato una missione a Lisbona.
Vuoi perché il Paese - dopo quattro anni di austerità e tagli vicini ai 40 miliardi di euro - deve restituire 72 miliardi dei 78 miliardi ottenuti in prestito nel salvataggio concesso da Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.
AL DIAVOLO IL RIGORE. Vuoi perché, arrivando al potere, Costa si è presentato congelando le privatizzazioni delle metropolitane di Lisbona e Porto, ha aumentato del 5% il salario minimo (portandolo da 589 a 618 euro al mese), ha riportato l’orario dei funzionari pubblici a 35 ore, vuole alzare le pensioni più basse e ridurre del 13% l'Iva per alberghi e ristoranti.
Juncker teme che Costa si comporti come il primo Alexis Tsipras.
E per evitare gli psicodrammi greci ha imposto alla Commissione di abbassare i toni.
MONITORATO SANCHEZ. Ma non poteva cedere, perché in quelle stesse ore non si è deciso soltanto sul destino portoghese: si doveva soprattutto mandare un messaggio alla Spagna del nuovo esecutivo, che il socialista Pedro Sanchez sta provando a creare con Podemos.
Nell’ultima fase dell’era Zapatero come negli anni di Rajoy, Madrid ha applicato senza remore tutte le misure di rigore ispirate da Berlino: ha tagliato i salari pubblici, licenziato i travet, ridotto le pensioni, liberalizzato il mercato del lavoro.
Il tutto in cambio di quattro anni di extra-deficit e 40 miliardi di euro dal fondo Salva Stati per soccorrere le proprie banche in default.

Un messaggio per tutta l'area: si tratta secondo le regole europee

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

L’abbraccio della Merkel, però, è stato fatale a Rajoy.
Per questo Sanchez, che non a caso non ha ancora sciolto la riserva, ha ribadito in queste ore quanto proposto in campagna elettorale: salario minimo, maggiori risorse per la crescita e assegno di disoccupazione.
GENEROSI COI VIRTUOSI. Nella trattativa con il Portogallo Juncker ha voluto mandare un messaggio a tutta l’area: si tratta secondo le regole europee e si garantisce flessibilità in relazione alle capacità dei singoli Stati di tagliare la spesa.
In poche parole si è generosi con chi si mostra virtuoso.
Ne dovrà tenere conto l’Italia, che in primavera aspetta il via libera allo sconto sul deficit/Pil legato a investimenti e alle politiche di assistenza ai profughi.
PURE ROMA RISCHIA. Ma che per quella stessa data potrebbe sentirsi chiedere una correzione dei conti.
Se il modello è quello che la Commissione ha applicato sul versante lusitano, Roma rischia tanto.
A differenza di Costa Renzi sta portando avanti ambiziose riforme e ha dato il via alle privatizzazioni.
Ma come il collega portoghese ha fatto una Manovra con tanta spesa in deficit e pochissimi tagli.
Troppo per chi pretende dall'Ue di poter spendere quasi 15 miliardi fuori dal Patto di stabilità.


Twitter @FrrrrrPacifico

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