Cinesi Primarie 160208184523
AMBIZIONI 8 Febbraio Feb 2016 1616 08 febbraio 2016

Milano, i cinesi vogliono un posto a Palazzo Marino

La comunità straniera punta ad avere un uomo nelle istituzioni. Un progetto politico ampio.

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Un elettore cinese alle Primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Milano.

C’è una strategia più ampia dietro la partecipazione della comunità cinese di Milano alle primarie 2016 del Partito democratico.
È un progetto che va avanti da anni e che adesso le seconde e terze generazioni dei cinesi milanesi vogliono realizzare: portare un rappresentante nelle istituzioni.
Ossia avere finalmente un consigliere cinese a Palazzo Marino.
DIFFICOLTÀ CON LA LINGUA. È una sfida difficile che passa attraverso i problemi di integrazione e di conoscenza dell'italiano (alcuni di quelli che sono andati alle Primarie pensavano di votare già per il sindaco), ma la classe dirigente della nuova comunità vuole portarla avanti fino in fondo.
La notizia del voto orientale alle Primarie ha creato qualche polemica a destra e sinistra, soprattutto perché la preferenza era a favore del manager di Expo 2015 Giuseppe Sala.
SFOTTÒ DA GRILLO E SALVINI. L'inedita alleanza tra Beppe Grillo e Matteo Salvini ha scatenato dibattiti e sfottò.
Ma le critiche sono state rispedite al mittente dal segretario del Pd meneghino Pietro Bussolati, che dal palco del teatro dell’Elfo Puccini ha spiegato che l’affluenza straniera è stato molto bassa (i dati dicono il 3%) e il partito dovrebbe fare di più per coinvolgere questa importante fetta di società del capoluogo lombardo.

Una delle comunità più antiche di Milano: presente dal 1930

Via Sarpi, cuore della Chinatown milanese.

Del resto la comunità cinese meneghina è una delle più antiche.
È presente a Milano dal 1930 e non è un caso se, dati del 2015, i signori Hu abbiano ormai superato i Rossi e i Brambilla nei cognomi più presenti in città tra gli imprenditori.
REFERENTE NEL PDL. Del resto, già negli scorsi anni i cinesi avevano individuato un referente politico che portasse avanti le loro istanze.
Era Stefano Di Martino del Popolo della libertà, ex esponente di Alleanza nazionale, da sempre un punto di riferimento nella zona di via Sarpi.
In questi giorni sui quotidiani hanno parlato diversi esponenti della comunità, tra cui Angelo Ou, 68 anni, imprenditore di successo, figlio del primo flusso migratorio dallo Zhejiang, provincia a Sud di Shanghai che ha per capoluogo Hangzhou, negli anni del fascismo.
MAJORINO TROPPO VICINO A VIVISARPI. Non solo. A spiegare le ragioni del voto è stato soprattutto Francesco Wu, fondatore dell’Unione degli imprenditori Italia-Cina, che ha raccontato con semplicità come Sala abbia avuto con loro un incontro dove li ha convinti a votarlo.
Piefrancesco Majorino non era votabile, anche perché molto vicino all’associazione ViviSarpi, che da sempre contrasta la presenza dei cinesi a Chinatown.
LA BALZANI? NESSUN CONTATTO. Rispetto a Francesca Balzani Wu ha detto di non averla sentita.
Ma il punto vero che Wu ha ribadito più volte è quello dell’esigenza di avere un rappresentante nelle istituzioni.
In sostanza i banchetti e un gruppo di cinesi al voto è stato un primo passo verso l’integrazione e una maggiore partecipazione alla vita pubblica della città.

Dieci anni fa i cinesi residenti erano 13 mila, ora sono 40 mila

Negozi in via Sarpi, Milano.

Del resto il crollo del partito di Silvio Berlusconi ha di fatto innescato una nuova ricerca di esponenti politici che possano difendere gli interessi di una delle fette di imprenditoria ormai più importanti e attive in Italia.
Sono più di 5 mila, dati della Camera di commercio, le imprese presenti nel capoluogo lombardo, con attività che variano dal commercio (il 30%) alla ristorazione (25,7%).
LA RIVOLTA NEL 2007. È un popolo che si è fatto sentire in questi anni, come nel 2007, quando scoppiò la rivolta proprio nella Chinatown milanese.
All'epoca la Giunta di centrodestra decise di infliggere multe a chi scaricava le merci fuori dall’orario consentito: Di Martino finì indagato per gli scontri mentre Letizia Moratti teneva il pugno di ferro spiegando che non potevano esserci «zone franche in città».
Dieci anni fa i cinesi residenti erano circa 13 mila, ora sono quasi 40 mila.
DISTRIBUITI A NORD. Non tutti vivono nella zona di via Bramante, vicino all’Arena. Anzi sono solo il 10%.
Gli altri sono distribuiti a Nord, tra Affori e Quarto Oggiaro.
In sostanza una comunità attiva che vede in Sala una speranza per il futuro. E magari qualcosa di più: un posto nell'amministrazione di Milano.


Twitter @ARoldering

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