Primarie Milano 160201170128
MAMBO 8 Febbraio Feb 2016 0854 08 febbraio 2016

Povera sinistra, anche a Milano si è dispersa

Balzani-Majorino divisi, Sala ringranzia e vince. Errore da non rifare al Congresso Pd.

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Pierfrancesco Majorino e Francesca Balzani.

Tutti i notiziari che sottolineano la vittoria schiacciante di Sala a Milano non possono fare a meno di scrivere che la somma dei voti della Balzani e di Majorino sarebbe stata in grado di far vincere uno dei due o un terzo/a della stesa area politica.
Quello che colpisce, con il senno di poi, è che sia Balzani sia Majorino non sono due sinistre diverse o, se preferite, avverse. Voglio dire non siamo stati posti di fronte a una sinistra che per convenzione chiamiamo riformista e a un’altra che chiamiamo radical. Sono entrambi una saggia via di mezzo fra riformismo e radicalismo. Tuttavia hanno scelto, o chi per loro, di andare separati e in competizione piuttosto che uniti contro Sala.
IL TRIONFO DELLA NON-POLITICA. Chi sia Sala è facile da capire anche da chi non lo conosce. È un ottimo manager, vanta un pedigree di sinistra, a stare ai suoi racconti, non sarebbe stato male dall’altra parte (esattamente come Stefano Parisi è un berlusconiani prestato a Silvio dall’animosità socialista contro i post-comunisti). Sala, in pratica, non ha identità politica. Per questo piace a Renzi a cui la politica non piace, parlo della politica fatta di appartenenze, campi, idealità.
Tremo al pensiero che un giorno dichiarerà che «qui non si fa politica».
Questa Italia renziana e un po’ anche grillina e fra un po’ anche ex berlusconiana si muove fuori dalle grandi correnti politiche occidentali.
In tutto il mondo l’idea del superamento della destra e della sinistra è stata gettata là dove merita di stare, cioè nella spazzatura, ed emergono candidati che esprimono passioni di parte anche se ansiosi di conquistare pure voti lontani. Dagli Usa, alla Gran Bretagna, alla Francia, e poi vedremo anche in Germania, per tacere delle scelte di destra di molti o tutti gli ex Paesi del blocco comunista, è tutto un fiorire di personalità che dicono dove stanno e dove vogliono andare.
Qui sembra molto politico, anzi il massimo della saggezza politica, tacere su queste cose e battezzare come sinistra o riforma qualsiasi cambiamento.
SERVE CHE RENZI LASCI LA SEGRETERIA. Il tema della divisione Majorino-Balzani è interessante perché parla al prossimo congresso del Pd. Detto che non sarebbe auspicabile la caduta del governo – a meno che non si moltiplichino i casi Carrai che mettono in discussione la sicurezza dello Stato -, è giusto porsi l’obiettivo, ed è giusto per chi vive nel Pd, o a esso fa riferimento, di sostituire Renzi come segretario di quel partito per separare la carica di premier da quella di leader del governo.
Molta sinistra radical ha lasciato il Pd, quella che resta tuttavia è in grado di competere con Renzi se riesce a fare questa operazione: a non dare l’idea ai militanti di voler la caduta rovinosa di Renzi, se smette di interrogarsi su quanti globuli rossi ha Renzi nel suo sangue (azzeriamo la discussione: non ne ha alcuno), ne accetta la inevitabile presenza sulla scena politica come controprova che una sinistra arrogante e invecchiata perde sempre e infine, ma è cosa importate più delle altre, se rimette in movimento una comunità politica all’altezza dei tempi, in grado di proporre idealità escelte programmatiche che non possono essere le stesse dell’altra parte.
Verrebbe da dire: sinistra, alza la testa, cerca un filo rosso da mettere nelle mani dei cittadini invece delle bricioline di pane seminate dal premier che ti faranno disperdere nella foresta invece che portarti in una nuova casa.

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