Giuliano Pisapia 160208131759
PERSONAGGIO 8 Febbraio Feb 2016 1200 08 febbraio 2016

Primarie di Milano, il fallimento totale di Giuliano Pisapia

Il teatro che lo celebrò nel 2011 ora lo fischia. Il sindaco ha scontentato tutti: cittadini, partito, candidati. E del movimento arancione non resta più nulla. 

  • ...

Giuliano Pisapia.

Nel 2011 il teatro Elfo Puccini incoronò Giuliano Pisapia sindaco di Milano, tra applausi e urla di gioia, con una folla entusiasta per celebrare la sconfitta del centrodestra dopo 20 anni e la vittoria del movimento arancione.
A distanza di cinque anni vince le primarie Giuseppe Sala, l'ex city manager di Letizia Moratti e di quella stagione non rimane più niente.
Perde soprattutto la politica. E ora in quel teatro parte qualche fischio in platea, ci sono i timidi applausi di convenienza per un primo cittadino che in prima fila sempre al fianco della moglie Cinzia Sasso, la zarina di palazzo Marino, mastica amaro.
CIVATI CI AVEVA VISTO GIUSTO. Sono rimaste solo le macerie, unite a un penoso rumore di sottofondo a sinistra, tra Sel che invita a «una riflessione» e qualche sostenitore di Francesca Balzani che minaccia di non votare Sala.
Davvero poco, rispetto a quel primo cittadino che qualcuno indicava come il prossimo leader della sinistra in Italia.
Bisogna ammetterlo. Pippo Civati, il numero uno di Possibile lo aveva detto 10 mesi fa come sarebbero andare la cose. Sosteneva che la vittoria di Sala era scontata e che bisognava organizzarsi. Era il marzo del 2015. Aveva già invitato a una riflessione proprio quell'area della sinistra arancione e di Sel che adesso annaspa in cerca di un candidato o di un'idea.
I FISCHI DEL TEATRO ELFO PUCCINI. Fa impressione vedere Pisapia fischiato in quel teatro che adesso celebra il commissario di Expo 2015. Perché i contestatori sono gli stessi che avevano votato Giuliano con entusiasmo poco tempo fa.
Ma sono critiche che il primo cittadino merita per come sono andate le cose. A meno di un centrodestra che gongola nel vedere le spaccature a sinistra, confidando in una candidatura di spessore come quella di un altro manager, Stefano Parisi, nessuno può ritenersi soddisfatto del comportamento di Pisapia.
Certo, il segretario milanese del Pd Pietro Bussolati lo ha ringraziato per aver tenuto la barra dritta sulle primarie. Ma è semplice circostanza. Sono stati mesi incerti per la città, per una giunta in panne da mesi, e di difficoltà per una cittadinanza rimasta disorientata dall'atteggiamento dell'ex deputato indipendente di Rifondazione Comunista.

Da Renzi a Majorino: Pisapia ha scontentato tutti

Milano, i candidati alle primarie. Da sinistra: Giuseppe Sala, Antonio Iannetta, Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino.

Innanzitutto è il Pd a rumoreggiare. Gli aveva chiesto di ricandidarsi, è rimasto spiazzato.
Lo stesso premier Matteo Renzi non può essere contento, perché ha dovuto intrattenere una discussione di mesi sull'opportunità di fare le primarie, su chi candidare e chi no.
Non è soddisfatto Sala che ha dovuto affrontare una competizione elettorale al veleno, con una consultazione che lo ha indebolito in vista delle comunali di giugno.
Non può essere contento nemmeno Pierfrancesco Majorino che ha visto il suo sindaco preferire un altro nome, per di più con le accuse di queste ore sul fatto che doveva ritirarsi, quando è stato il primo a portare avanti la sua candidatura.
LA SCELTA DEL CAVALLO SBAGLIATO. Forse la Balzani può gridare vittoria per aver raggiunto un buon risultato in così poco tempo, ma è davvero una magra consolazione.
Lo strappo dell'assessore al Bilancio ha lasciato polemiche e ferite difficili da ricucire. E c'è chi, tra gli stessi sostenitori della Balzani, aveva capito sin da subito che il cavallo scelto da Pisapia sarebbe stato quello sbagliato.
Ora sono costretti a tornare alla corte di Sala, sperando di poter contare qualcosa in vista della campagna elettorale per le amministrative. Ma non sarà semplice.
Le stesse minacce di trovare una candidato a sinistra fanno sorridere, anche perché è stata firmata una carta di intenti, un patto di non belligeranza per non ripetere l'esperienza fallimentare in Liguria, con Luca Pastorino e Raffaella Paita.
Il disastro politico di Pisapia non è una novità. Sin dal secondo anno di giunta lo sfaldamento del movimento arancione era già sotto gli occhi di tutti.
LO SFALDAMENTO DEL MOVIMENTO ARANCIONE. Il primo cittadino aveva iniziato la sua stagione aprendo le porte di palazzo Marino, in controtendenza alla chiusura della giunta Moratti. Ma con il tempo la sua esperienza politica è diventata sempre più grigia.
Dal centro alle periferie in tanti hanno iniziato a non riconoscere più l'avvocato gentile che aveva vinto contro la Moratti. E la città, il centrosinistra, lo ha punito facendo perdere la Balzani.
In queste ore c'è chi accusa Majorino di essere il vero responsabile della sconfitta. Ma uno Studio Ipsos ripreso da YouTrend spiega che sarebbe cambiato davvero poco se ci fosse stato un solo candidato contro Sala.
Del resto le spaccature in giunta, con sette assessori a sostegno del commissario Expo, dovevano essere già un campanello d'allarme.
Anche qui Pisapia ha perso. È l'ora di tornare a fare l'avvocato penalista.
Twitter @ARoldering

Correlati

Potresti esserti perso