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REPORTAGE 8 Febbraio Feb 2016 1530 08 febbraio 2016

Primarie Milano, a Chinatown Sala è uno sconosciuto

Primarie? Candidati? In via Paolo Sarpi la maggior parte dei cinesi ignora il voto. Qualcuno è andato ai seggi «con amici». Ma su mister Expo la scena resta muta.

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Via Sarpi, cuore della Chinatown milanese.

Giuseppe Sala chi?
In via Paolo Sarpi, cuore della Chinatown milanese, sono appese le lanterne rosse per il Capodanno o Festa di Primavera.
Lunedì 8 febbraio infatti è cominciato l'anno della Scimmia.
Le primarie del centrosinistra e la ridda di polemiche per l'affluenza 'sospetta' della comunità ai seggi per il candidato renziano qui, tra il solito traffico di carrelli stracarichi di borsoni azzurri dei commercianti all'ingrosso e le ragazze che passeggiano a gruppi di due o tre, paiono non essere nemmeno arrivate.
COMUNITÀ DI 25 MILA PERSONE. Eppure quel risicato 1,5% di elettori cinesi che ha caratterizzato le ultime consultazioni continua a fare discutere.
Difficile però tentare confronti con le Primarie del 2010 che incoronarono candidato Giuliano Pisapia.
Nemmeno il Partito democratico metropolitano sa fornire percentuali a riguardo.
«Non abbiamo dati. C'era anche un'altra segreteria...», risponde l'ufficio stampa.
Anche perché, quelle del 2016 sono state un debutto per una comunità centenaria che, in città, conta 25 mila residenti.
MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA. Francesco Wu, imprenditore 34enne di seconda generazione e fondatore dell’Unione degli imprenditori Italia-Cina, ha dichiarato al Corriere della sera: «La scelta di andare a votare in occasione costituisce un primissimo passo e una novità che evidenzia una crescita di consapevolezza come cittadini. Penso che questa sia una bella notizia per chi ha a cuore l'integrazione tra vecchi e nuovi cittadini a Milano».
SALA HA PROMESSO IMPEGNO. E perché proprio Sala? Semplice, è stato l'unico a rendersi disponibile a incontrare una delegazione, ha detto Wu.
«Ci ha parlato 10 minuti», ha aggiunto, «e ci ha fatto un discorso molto semplice. “Una parte della città non vi vuole bene”, ci ha detto. “Io mi impegnerò a stemperare i toni”».
Resta però inevasa un'altra questione: perché la comunità cinese più vecchia d'Italia si è attivata solo nel 2016 per le Primarie?

Sala e Primarie, questi sconosciuti

Vetrine per il capodanno cinese.

Ma Sala, il Candidato con la maiuscola, qui in Sarpi è poco più di uno sconosciuto.
«Sala?», ripete il cameriere di una delle tante taverne cinesi della zona mentre traffica con barche pronte a opitare specialità fusion.
«Sa che ci sono state le Primarie per il sindaco di Milano? Ha votato?».
Lui fa cenno di no con la testa.
NO COMMENT SUL VOTO. Prima di dileguarsi in cucina richiamato da uno dei cuochi fa uno scarabocchio semi incomprensibile sul carnet delle comande che poi accartoccia: «Vai al numero 22, davanti la stazione centrale. Lì c'è un'associazione».
«Ma almeno cosa pensa delle polemiche sul voto dei cinesi?».
Fa una mezza smorfia e risponde: «È difficile. Il padrone adesso non c'è. È uscito».
La scena si ripete in via Lomazzo, in un altro ristorante.
«CHIAMI IL CAPO». Una ragazza giovanissima si avvicina al bancone e alla parola «Primarie» cade dalle nuvole.
Non sa di che si tratti. Non conosce né Sala né altri candidati.
E l'unica cosa che riesce a dire dopo essersi consultata con la collega più matura impegnata a far di conto è di ripassare più tardi, quando arriva il capo.
Poi porge un biglietto da visita senza nomi se non quello del ristorante e con un numero di cellulare.
«Può chiamare qui, è il capo. Ora devo lavorare».
Anche se il locale è completamente vuoto.

Al seggio con amici per votare Beppe

Negozi all'ingrosso nel quartiere cinese di Milano.

Nemmeno la cassiera della Hu Food, negozio dell'Oriental Mall, il primo shopping center cinese, ha mai sentito parlare né di sindaci né di primarie né tantomeno di Sala.
Mentre passa i prodotti sul sensore senza alzare gli occhi si limita a sussurrare in un italiano stentato: «Non capisco» seguito da un «Non so. Sono 22 euro».
Grazie e arrivederci.
CONCENTRATI SUL CAPODANNO. La barista del locale lì accanto è più informata.
Dopo aver illustrato a un cliente milanese il calendario dei festeggiamenti per l'Anno della Scimmia, ammette di aver sentito di qualche polemica.
«Ma ha votato alle Primarie?».
Con un sorriso gentile, dopo aver salutato un gruppo di avventori abituali, dice che no, non le interessa.
Al nome «Sala» fa spallucce: non le dice proprio nulla.
Eppure, qualcuno che sabato - domenica no: non solo pioveva, ma era Capodanno - è andato ai seggi alla fine si trova.
«SALA? SÌ, LO CONOSCO». «Sala? Sì Sala», sorride la commessa di un negozio di abbigliamento riponendo per un attimo il cellulare.
Si sistema gli occhiali sul naso e spiega: «Ho votato Sala con amici».
Quando entra quello che sembra il fidanzato, chiede conferma pure a lui.
O, almeno, così sembra perché parlano in cinese e le uniche due sillabe che si riescono a decifrare sono «Sa-la».
IL VOTO, A GESTI. Il ragazzo allora ride e con le dita fa il gesto della croce come dire: sì, abbiamo votato.
«E perché Sala?». La risposta però resta la stessa: «Sala».
Seguito da: «Tanti cinesi sono andati a votare per Sala. A Linate e Maciachini».
«Ma cosa chiederebbe al futuro sindaco di Milano?».
Sgrana gli occhi e scuote la testa. Non ha capito la domanda. Chiede al fidanzato, sempre in cinese, e anche lui non risponde.
Ma salutano gentili ed entrambi sorridenti.
«NON PARLIAMO ITALIANO». Poco distante, sul marciapiede, si ferma una coppia sui 20 anni.
Lei con un leggero trucco e gli occhialoni da vista rotondi.
Lui rasato con un lungo codino biondo scuro. Sembrano usciti da una rivista di moda, tanto sono radical-chic.
«Avete votato alle Primarie?». Si guardano uno con l'altra e non rispondono.
«Siete turisti?». «No».
«Vivete a Milano?». «Sì».
Il fatto è che non parlano italiano.


Twitter @franzic76

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