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MAMBO 9 Febbraio Feb 2016 0850 09 febbraio 2016

Renzi scelga la sinistra o verrà scalzato a destra

Perché un conservatore dovrebbe votare per lui e non per un tecnocrate liberale?

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Matteo Renzi, Giuseppe Sala e Silvio Berlusconi.

Per fortuna, per il centrosinistra, che a destra ci sono Meloni, La Russa, Santanchè e Salvini, che però ogni tanto ragiona, altrimenti il piano di Berlusconi di rinnovare il suo campo accantonando una decina di mezze calzette per favorire l’ascesa di un nuovo personale politico di rango tecnocratico avrebbe già rivoluzionato il centro-destra.
Il vecchio leader non ha mai scelto in questi anni un suo successore. Non ha voluto Fini, anzi l’ha cacciato, non ha voluto Alfano, che se ne è andato, non ha voluto Fitto che si è ritirato in Puglia. Non ha voluto neppure il paffuto Toti che ha messo in Liguria per levarselo di torno e inaspettatamente quello ha vinto.
Il Cavaliere, o ex, non crede alla politica affidata ai politicanti di mestiere. Soprattutto a quelli che non sono emersi per virtù proprie. Pensate ai colonnelli di Fini che, senza il tradimento del loro capo, sarebbero zero carbonella, alla mercè del primo Casaleggio di passaggio.
SILVIO PUÒ SVOLTARE A MILANO E ROMA. Milano e Roma potrebbero essere per l’ex premier il segno della vera svolta. Per ora è riuscita solo a metà. Se Stefano Parisi accetterà la candidatura e se nessuno del centrodestra avrà alzate di ingegno contro di lui, Berlusconi ha fatto un bel colpo.
Parisi è quanto di più simile a Sala esista, per di più ha un uso della politica più sperimentato e un raccordo con gli imprenditori saldato negli anni di Confindustria. Non è detto che da Milano non possa lanciarsi su Roma come leader del centrodestra ma l’ipotesi appare prematura e l’uomo ha una sua ritrosia di fondo. Può però fare da apripista per altre scelte analoghe.
Berlusconi a Roma, se la Meloni si desse una calmata, avrebbe a disposizione Marchini, che con i guai dei 5 stelle potrebbe farcela e potrebbe essere anche lui un futuro personaggio nazionale del mondo berlusconiano.
Forse Silvio dovrebbe guardare anche oltre il recinto dei manager e scoprirebbe che fra Ascoli Piceno e Lecce ci sono buoni sindaci di centrodestra da lanciare nazionalmente.
Insomma, quello che si ricava da questo avvio di campagna amministrativa è che il “vecchio leone” sta cercando di disincagliare il suo peschereccio. Non è detto che ce la faccia. I suoi marinai sono diventati una ciurma, in tanti, vedendo quello che passa il convento della politica immaginano che possa arrivare una buona stagione anche per loro.
NELL'ORIZZONTE DEL CENTRODESTRA C'È UN TECNOCRATE. In fondo la mediocrità di questa classe dirigente, che ha fallito la rivoluzione generazionale, sta nel fatto che chiunque può legittimamente immaginare di poter fare il premier o il ministro. Ruoli che un tempo sembravano riservati a chi avesse qualità tecnico o politiche, oggi sono alla portata di tutti. Poi dite che Lenin ha fallito. La cuoca ormai può dirigere lo Stato, purchè non sia uno stata comunista.
Torniamo ai berluscones. Questi piccoli movimenti nel mondo di destra dovrebbero preoccupare Renzi e la “banda dei quattro”, compreso Filippo Sensi, il Miguel Gotor di Palazzo Chigi.
Perché dovrebbe preoccuparli? Perché alle prossime elezioni probabilmente non sarà posto di fronte a Renzi un candidato alla Salvini, alla Meloni.
Insomma, né fruttaroli né lavandaie, con rispetto parlando. Ci sarà probabilmente un signore o una signora che a Renzi, tranne forse che nel carattere, assomiglierà moltissimo. A quel punto i cittadini dovranno scegliere fra due offerte politiche uguali, una c’è già e una nuova.
Ma se quello che c’è, è uguale, nell’orizzonte politico, alla novità allora, vincerà il nuovo candidato.
Ecco perché a Renzi servirebbe assomigliare a qualcosa che sia riconoscibile, anche se larvatamente, come sinistra.
Se a lui la sinistra fa schifo, perché la gente non dovrà votare limpidamente per un tecnocrate di destra?

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