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PRIMARIE 9 Febbraio Feb 2016 1717 09 febbraio 2016

Usa 2016, tra democratici e repubblicani spunta Bloomberg

Clinton pronta ad azzerare lo staff se Sanders la supera. Gop tra insulti e incognite sulla leadership. Così il magnate pensa di candidarsi da indipendente.

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Le urne in New Hampshire non sono ancora chiuse che già si teme il terremoto che provocheranno.
Il Granite State – sanno bene i Clinton, moglie e marito – è un posto che porta sorprese.
SANDERS IN RIMONTA. Nel 1992, dopo una sonora sconfitta in Iowa, Bill qui arrivò secondo: un risultato che diede un forte slancio alla sua campagna e che presso la stampa gli valse il nome di Comeback kid.
Ora, però, a rischiare di avere bisogno di un ritorno trionfale potrebbe essere sua moglie Hillary. Di fronte alla rimonta di Bernie Sanders, il nervosismo è tale che indiscrezioni di stampa la dicono pronta ad azzerare l'intero staff.
CAOS TRA I REPUBBLICANI. Non va meglio in campo repubblicano, dove il duello tra i candidati continua tra insulti e uscite a dir poco infelici senza che si possa intravedere un leader davvero credibile.
Sarà anche per questo che il magnate newyorkese Michael Bloomberg ha annunciato di «valutare» la corsa alla Casa Bianca in veste di candidato indipendente.
Un'ipotesi che rischia di cambiare radicalmente il destino della campagna elettorale.

Democratici: Clinton verso l'azzeramento dello staff

Bernie Sanders e Hillary Clinton.

Gli ultimi sondaggi in casa democratica danno Sanders avanti di 15-20 punti percentuali su Hillary nel liberal New Hampshire. Dopo la risicata vittoria in Iowa, una sconfitta qui rappresenterebbe una vera batosta per l'ex first lady.
Secondo Politico, i Clinton sono talmente furiosi e insoddisfatti della campagna condotta sin qui dal punto di vista della comunicazione e delle operazioni digitali che starebbero pensando di azzerare l'intero staff.
Nel quartier generale di Brooklyn sarebbe già in corso la ricerca di nuovo personale per sostituire l'attuale squadra prima che diventi troppo tardi, al massimo entro il quarto round delle primarie.
NON C'È UN CAPO DELLA STRATEGIA. Sempre secondo indiscrezioni di Politico, il motivo alla base di questa situazione è la decisione di Clinton di non nominare un unico capo della strategia, lasciando la responsabilità a una squadra composta da diverse personalità senza però un'autorità centrale.
«ORGOGLIOSA DEL LAVORO FATTO». «Sarò onesta con voi: siamo di fronte a una battaglia in salita nel New Hampshire e la nostra squadra sarà testata ma, qualunque cosa accada, voglio che sappiate che sono orgogliosa del lavoro che abbiamo fatto», ha detto Hillary ai suoi prima del voto. Parole dal sapore di commiato ancora prima del voto.
INDAGINE FBI SULL'EMAIL-GATE. A ciò si aggiunge la prima notifica formale delle indagini da parte del Fbi sull'uso di un account di posta privato quando la Clinton era segretario di Stato.
Il cosiddetto email gate rischia così di sfociare in un'indagine penale proprio mentre Hillary è alle prese con la campagna elettorale.

Repubblicani: duello tra insulti e mancanza di leadership

Donald Trump e Ted Cruz.

Anche in New Hampshire i candidati repubblicani continuano ad accusarsi tra loro nel tentativo di ridurre il numero di concorrenti alla Casa Bianca. Il duello più acceso della vigilia è stato tra il favorito Donald Trump e Jeb Bush, col primo che ha definito il secondo un «bambino viziato» e «un imbarazzo per la sua famiglia».
L'ex governatore della Florida ha replicato definendo Trump un «perdente», «bugiardo», «piagnone» e «la peggiore scelta per la presidenza», ricordando la sua inclinazione a insultare le donne, gli immigrati e i disabili.
TRUMP DEFINISCE «FIGHETTA» CRUZ. Non solo: Trump ha dato della «fighetta» a Ted Cruz in un discorso elettorale davanti a 5 mila persone e ha anche promesso che, in caso di vittoria, reintrodurrà il metodo di tortura per annegamento simulato (waterboarding) utilizzato dall'amministrazione di George W. Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre e abolito da Barack Obama nel 2009.
JEB BUSH VICINO A GETTARE LA SPUGNA. Oltre agli insulti, i repubblicani sono anche vicini alla 'ghigliottina' che taglierà definitivamente fuori alcuni candidati rimasti troppo indietro per sperare in una rimonta in South Carolina il 20 febbraio: Jeb Bush e Chris Christie sono i più papabili, mentre è da tenere d'occhio il risultato del governatore dell'Ohio John Kasich.
NEW HAMPSHIRE DECISIVO. E il Grand Old Party è ancora alla ricerca di un vero leader tra lo stesso Trump, Marco Rubio e Ted Cruz visto che finora i candidati hanno pensato più a indebolirsi a vicenda che ad emergere come figure credibili per la Casa Bianca.
Il loro piazzamento in New Hampshire sarà quindi molto importante perché da un lato farà maggiore chiarezza ai vertici del partito, dall'altro toglierà dai giochi alcuni dei numerosi candidati repubblicani.

Bloomberg: il miliardario che pensa di candidarsi come indipendente

Michael Bloomberg.

Viste le difficoltà di Clinton e il caos tra i repubblicani, diventa sempre più probabile la discesa in campo di Michael Bloomberg come candidato indipendente.
«Sto valutando di correre per la Casa Bianca nel 2016», ha detto l'ex sindaco di New York al Financial Times. Il magnate dell'informazione irrompe così nella campagna elettorale (secondo i media americani è pronto a spendere almeno 1 miliardo di dollari) e la sua decisione è attesa intorno al primo marzo, quando nel famoso Super Tuesday si svolgeranno le primarie in 14 Stati e si avrà un quadro più chiaro sui favoriti per la nomination.
DEMOCRATICO, POI REPUBBLICANO. Bloomberg ha affermato che «l'attuale livello della discussione è banale e tutto si risolve in un insulto agli elettori» che a suo dire «meritano di molto meglio».
Prima democratico, poi eletto sindaco di New York con il partito repubblicano, Bloomberg ha abbandonato il Gop nel 2007 rimanendo indipendente.
UN PERSONAGGIO ATIPICO. Le sue posizioni favorevoli all'aborto e alla legalizzazione dei matrimoni gay lo avvicinano più ai democratici, ma i suoi legami imprenditoriali e la sua ricchezza potrebbero convincere molti repubblicani a votare per lui.
In ogni caso sarebbe un un personaggio atipico nel panorama politico statunitense, la cui discesa in campo cambierebbe radicalmente le carte in tavola delle presidenziali 2016.

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