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POLITICA 10 Febbraio Feb 2016 1637 10 febbraio 2016

Francia, il rimpasto dei veleni

Più di 20 ministri di Hollande a casa. Cacciati o dimessi. Ora un altro cambio. E il premier nemico-amico prepara la leadership.

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Manuel Valls e, sullo sfondo, François Hollande.

Si salta sul carro del vincitore, non certo su quello dello sconfitto.
E per questa regola non scritta, a poche ore dal terzo rimpasto di governo in quattro anni, l'esecutivo francese sta collezionando una serie di imbarazzanti rifiuti.
A nove mesi da un'elezione che, secondo i sondaggi, vedrebbe il presidente in carica eliminato al primo turno, a Parigi succede l'impensabile: le poltrone di ministro non fanno poi così gola.
PORTE GIREVOLI. Martin Aubry, l'ex segretaria del partito socialista e rappresentante della fronda interna a sinistra, ha smentito categoricamente di ambire al ministero degli Esteri, la casella lasciata libera da Laurent Fabius, promosso da Hollande alla presidenza della Corte costituzionale.
L'ecologista Nicolas Hulot ha fatto sapere via Twitter di non essere disponibile per la poltrona dell'Ambiente.
E ormai i nomi scarseggiano. Da quando François Hollande ha conquistato l'Eliseo nel maggio 2012, i palazzi del potere francese sembrano avere le porte girevoli.
VIA DUE TERZI DEI MINISTRI. Dodici tra ministri e sottosegretari sono stati sostituiti a marzo 2014, quando Jean Marc Ayrault ha lasciato la poltrona di primo ministro a favore del rampante Manuel Valls, capace in pochi mesi di diventare il nuovo protagonista della scena politica.
Altri quattro se ne sono andati appena cinque mesi dopo, in contrasto con la nuova linea liberale della coppia Valls-Hollande.
ALTRO CHE ITALIA. Cinque, poi, hanno abbandonato alla spicciolata: da Jerome Cahuzac, indagato per frode fiscale, fino all'ex ministro della Giustizia Christiane Taubira, dimessasi per protesta contro la svolta 'securitaria' della riforma costituzionale seguita agli attentati del 13 novembre.
Altri hanno preferito il seggio conquistato alle ultime regionali. Un andirivieni di fronte al quale i rimpasti italiani impallidiscono.
LE ACCUSE A VALLS. Ora il presidente della Repubblica vorrebbe quello che la stampa chiama un gabinetto di guerra, ma la guerra sembra essere tutta all'interno della sinistra francese.
Al punto che, secondo Le Parisien, alcuni dei suoi più stretti collaboratori accarezzano l'idea impossibile di fare fuori il primo ministro: «Ha ristretto la maggioranza», avrebbero confidato dall'entourage del presidente: «Si mostra leale, ma lavora per se stesso».

Valls, primo ministro intoccabile

Ségolène Royal e Matteo Renzi.

Cecile Duflot, altro ex ministro che ha abbandonato l'esecutivo, ha trovato una formula efficace per descrivere la parabola di Hollande: «A forza di voler essere il presidente di tutti è diventato il presidente di nessuno».
I QUATTRO INTOCCABILI. L'inquilino dell'Eliseo ha lasciato spazio a un Valls che lo sta oscurando, come se Bersani avesse accolto in casa Renzi dandogli il posto più prestigioso dell'esecutivo.
E intanto ha perso l'ala sinistra del partito e pure i Verdi, anche se con tutta probabilità il nuovo rimpasto dovrebbe riportare al governo almeno un nome ecologista.
Di fronte alla necessità di mantenere stabile almeno l'attuale cabina di regia del governo, la possibilità di allargare la maggioranza sfuma.
Ci sono quattro uomini a cui Hollande difficilmente può rinunciare: Valls ovviamente, e poi il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve, il nuovo ministro della Giustizia Jean Jacques Urvoas, fedelissimo del presidente e infine il responsabile della Difesa, Jean-Yves Le Drian.
LA COMPETIZIONE TRA VALLS E MACRON. Per il resto all'Eliseo e Matignon, la sede del governo, il clima è febbrile. L'ultimo giro di valzer potrebbe coinvolgere fino a 12 poltrone. Negli ultimi giorni, in un affastellarsi di retroscena, è stata messa in dubbio anche quella del giovane e brillante ministro dell'Economia, Emmanuel Macron, l'unico che per carisma e età compete con il kingmaker Valls.
Macron ha criticato la riforma che prevede la decadenza della nazionalità francese per i cittadini con doppia cittadinanza che abbiano compiuto atti di terrorismo. Un atto di lesa maestà che secondo i frondisti del partito potrebbe costargli caro.
Che l'ipotesi sia fondata o meno, l'impressione è che i veleni all'interno della sinistra francese siano ampiamente oltre il livello di guardia.
LA STAMPELLA DI HOLLANDE. Forse anche per questo Hollande potrebbe scommettere su una delle sue poche certezze: Ségolène Royal, attuale ministro dell'Ambiente, ex candidata socialista alla presidenza sconfitta da Sarkozy e madre dei suoi quattro figli è candidata a sostituire Fabius al Quai d'Orsay, il ministero degli Esteri. Una casella delicata in una fase in cui il presunto direttorio franco-tedesco è ai suoi minimi storici e in cui gli europarlamentari transalpini denunciano il declino del prestigio nel consesso comunitario.
Tecnicamente si tratta della poltrona numero due del governo. L'altro papabile è Jean-Marc Ayrault, l'ex premier, la prima scelta di Hollande, che ha poi lasciato il posto a Valls per imprimere una svolta al governo. E che ora potrebbe rientrare nella squadra.
Mentre il suo partito pensa già alle primarie del 2017 e Valls è pronto a prendersi la leadership, Hollande tenta di asserragliarsi in casa.

Twitter @GioFaggionato

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