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EMERGENZA 10 Febbraio Feb 2016 1420 10 febbraio 2016

Migranti, l'Ue bacchetta l'Italia su ricollocamenti e rimpatri

La Commissione europea avverte: le misure per gestire i profughi in arrivo sono insufficienti per i flussi estivi. In funzione solo due hotspot su sei.

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In vista del Consiglio d'Europa del 18 febbraio, che si annuncia come uno dei più tesi degli ultimi anni, la Commissione Europea ha messo in riga alcuni Paesi membri sullo stato delle misure adottate in tema di migranti. Tra cui, naturalmente, l'Italia.
In un report diffuso il 10 febbraio, Bruxelles ha comunicato il livello d'implementazione delle politiche di ricollocamento, rimpatrio e asilo per i profughi in Italia e negli altri Paesi interessati.
HOTSPOT A RILENTO. È «essenziale una decisione sugli hotspot di Augusta e Porto Empedocle, di cui i piani non sono ancora stati finalizzati», avvisa la Commissione, «in vista del verosimile aumento dei flussi migratori durante l'estate». Con l'alzarsi delle temperature, quelli che sono argini per ora a malapena sufficienti alla gestione dei flussi rischiano di diventare ampiamente insufficienti. Per non contare che solo due dei sei hotspot progettati sono funzionanti.
«L'avvio previsto dei sei hotspot», si sottolinea «è stato lento, in parte per la necessità di costruirli da zero e in parte per carenze infrastrutturali, di personale e coordinamento».
RICOLLOCAMENTI INSUFFICENTI. L'Italia, insomma, si deve sbrigare per riuscire a rispettare le direttive stabilite dall'Ue, in particolare per quelle riguardanti il ricollocamento dei migranti che ne hanno diritto.
«Nonostante il fatto che i ricollocamenti dall'Italia siano iniziati alcune settimane prima rispetto alla Grecia, questi sono ancora molto indietro rispetto all'obiettivo dei 39.600 rifugiati in due anni». Ad oggi, dall'Italia sono stati ricollocati solo 279 migranti dalla Penisola verso altri Stati, con 200 richieste pendenti rimaste tuttora senza risposta. Un numero evidentemente basso, giustificabile però, e di questo la Commissione dà atto all'Italia, dal «limitato arrivo di migranti con i requisiti per beneficiarne».
RIMPATRI: 14 MILA SU 160 MILA ARRIVI. Anche sui rimpatri c'è ancora molto da fare: «L'Italia ha compiuto oltre 14mila rimpatri di persone che non avevano diritto all'asilo nel 2015», riporta la Commissione, «ma questo resta insufficiente nel contesto degli oltre 160mila arrivi nello scorso anno».
In parte per le carenze nelle strutture destinate alle sistemazioni pre-rimpatri, che possono ospitare solo 420 persone. Insufficienti, rispetto alle strutture di ricezione, che sono «già ampiamente sufficienti» per i richiedenti asilo da ricollocare.
IMPLEMENTARE LA REGISTRAZIONE DELLE IMPRONTE. Nei due soli hotspot operativi in Italia, a Lampedusa e Pozzallo, la registrazione delle impronte digitali dei migranti «ha raggiunto un tasso del 100% per gli sbarchi più recenti». Così il rapporto della Commissione, segnalando il progresso dal 36% di settembre 2015 all'87% di gennaio 2016.
Il documento mette però in guardia l'Italia, perché «ci si aspetta che gli hotspot abbiano una capacità di registrazione di impronte di 2.160 migranti al giorno, ben al di sopra dell'attuale media di arrivi».
PROCEDURE DI INFRAZIONE ANCHE CONTRO LA GERMANIA. Continua intanto la procedura d'infrazione aperta a luglio 2013 contro l'Italia perché non ha notificato le misure con cui ha trasposto la direttiva del 2011 sui “residenti di lungo periodo”, che estende le regole per prendere la residenza anche ai rifugiati. In base ad esse, chi ha l'asilo può acquisire la residenza permanente esattamente come i cittadini dei Paesi terzi, dopo cinque anni di soggiorno legale. Bruxelles ha inviato la 'lettera di messa in mora' anche a Francia, Grecia, Lettonia e Slovenia per la stessa mancanza. Tra i bacchettati, anche la Germania, per non aver comunicato le misure nazionali con cui ha trasposto la direttiva sulle procedure per l'asilo, che stabilisce procedure comuni per concedere o ritirare la protezione internazionale. Inoltre, contro la Germania l'Ue procede anche per tardiva trasposizione della direttiva sulle condizioni di accoglienza, che stabilisce le norme di accesso all'accoglienza per i richiedenti asilo che attendono l'esame della loro domanda.

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