Renzi, Apple investirà a Napoli
MAMBO 12 Febbraio Feb 2016 0949 12 febbraio 2016

Amici del Foglio, non credete alle balle di Sensi

Non esiste nessun complotto contro Renzi degli ex premier. Lui si sputtana da solo.

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Annuncia Claudio Cerasa, ottimo successore del caro Giuliano Ferrara alla guida del Foglio, che è in atto un complotto di carattere internazionale per travolgere Matteo Renzi.
I golpisti, in combutta con la finanza internazionale (cacchio!!), sarebbero tre ex premier: D’Alema (poteva mancare?), Prodi e Letta. Cioè la nomenklatura deposta da Renzi.
La notizia di Cerasa viene da una fonte interna al Pd, anzi, vicinissima al presidente del Consiglio.
Le prove sono nell’andamento asmatico dello spread e nel precedente-Berlusconi, infilzato allo stesso modo ma da altri protagonisti. Insomma, il nemico è alle porte. I tre ex premier sarebbero non solo avversari di Renzi ma anche nemici della nazione. Roba forte.
NON ESISTE ALCUN COMPLOTTO. Un consiglio da vecchio giornalista con qualche dimestichezza con la politica al giovane Cerasa (e di passata alla mia amica Maria Teresa Meli del Corriere della Sera): non date retta a Filippo Sensi, vi sta fregando. La strategia di destabilizzazione dei critici del premier (e della sua banda dei quattro) prevede un’unica arma. Screditare gli oppositori, lavorano contro il Paese. Io non scriverò mai che Renzi è un po’ fascista, ma questa strategia lo è.
La notizia è un’altra. Non c’è alcun complotto. Abbiamo qualche contatto anche noi. Una volta Andreotti negò la possibilità che potesse esserci in Italia un colpo di Stato perché non c’era lo Stato.
Non c’è complotto perché i guai di Renzi sono auto-prodotti e nascono da una insoddisfazione e delusione dilagant,i oltre che dai primi segni di protagonismo del centro destra (il Caso Milano con Stefano Parisi di cui mi sono occupato).
Per evitarmi le lagne dei renziani, vorrei precisare che io non mi auguro la caduta di Renzi o del governo. Mi basta che il premier, pur inadatto a governare, venga battuto al prossimo congresso del Pd che e sostituito da un altro segretario che assomigli alla sinistra mondiale (magari anche settantenne come Sanders o quasi, come Corbyn). E mi auguro che nel malaugurato caso che Renzi cada, capottando in parcheggio, il suo sostituto non sia un tecnico indicato dal presidente della Repubblica ma un personaggio scelto dopo libere elezioni.
Detto questo per dovere sindacale e profonda convinzione, torniamo al tema.
SIAMO STANCHI DEI FAVORITISMI DEL PREMIER. Renzi e i suoi amici giornalisti girano poco, ascoltano poco, non vedono. Sta crescendo un antirenzismo che non ha nulla a che fare con i maldipancia di antichi avversari. C’è un’Italia che non sopporta di leggere ogni giorno di banche toscane in cui primeggiano ministri o sottosegretari amici di Renzi (leggere Lettera43.it di ieri), anche perché se era inaccettabile una politica in cui i padri sistemavano i figli, fa ridere una politica in cui i figli sistemano i padri.
C’è un’Italia che non vuole che i Servizi cadano nelle mani di un quisque de populo legato ad amicizie straniere, accettabili in politica ma non per la sicurezza del paese. C’è chi si guarda attorno e vede: debito in crescita, disagio sociale aumentato, nessun intervento strutturale sull’economia reale. L’euforia renziana assomiglia a quella degli Anni 80, della Milano da bere, «dell’individualismo reaganiano», quando invece, sotto traccia, covava una crisi economica e morale spaventosa.
Insisto su un concetto di fondo, che vale anche per gli eventuali complottatori: il renzismo è stato reso inevitabile dall’imbalsamazione della politica. Quindi è stato una necessità storica, marxianamente interpretato. Ha anche suscitato un’aspettativa gigantesca: niente lacci e lacciuoli, “cento fiori” in ogni campo, emergere di una nuova classe dirigente competente e trasparente, il dilagare della gioventù in ogni stanza del potere.
No, sono tornati i dorotei. Tutto qui. Lo sputtanamento estero di Renzi non dipende da D’Alema, Prodi o Letta, dipende dal fatto che gli stranieri ci guardano e gli scappa da ridere.

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