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GUERRA 12 Febbraio Feb 2016 1745 12 febbraio 2016

Siria, 5 motivi per cui la tregua non è una svolta

Annunciato il cessate il fuoco in Siria. Ma le incognite di fondo rimangono tutte. Dal futuro di Assad alla questione curda: ecco i nodi che l'accordo non scioglie.

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Dopo cinque anni di guerra, quasi 500 mila morti (secondo il Syrian Centre for Policy Research, il doppio di quanto stimato dall'Onu nel 2015) e la metà della popolazione sfollata, in un Paese pressoché raso al suolo, Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite annunciano «aiuti umanitari entro il 14 febbraio e una settimana alla fine delle ostilità».
INTESA DEBOLE. Meno di 24 ore prima stava montando un’azione di terra dei sauditi con l’ok degli Usa, Mosca era accusata di fare stragi di civili ad Aleppo, poi al vertice dell’International Syria support group di Monaco di Baviera - presenti Onu, Russia, Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita, gli arcinemici di sempre - tutti d’accordo.
È certo una buona notizia e uno spiraglio alla pacificazione che a Ginevra si sia subito riunita una task force dei membri del gruppo, per il disco verde al piano degli interventi umanitari dell’Onu.
TUTTO IN SOSPESO. Però restano da sciogliere tutti i nodi all’origine della guerra e delle proxy war siriane: il futuro di Bashar al Assad, l’esistenza e l’espansione dell’Isis, i qaedisti e jihadisti tra i ribelli, il conflitto montante tra Russia e Turchia e il contenzioso curdo.
Il segretario di Stato americano John Kerry ha ammesso di «non illudersi sulla difficoltà» nel far rispettare il cessate il fuoco, ma per Obama l’annuncio di pace di Monaco è un’altra freccia messa a segno prima della vicina scadenza di mandato: il punto, come per altre intese, è capire se e quanto reggerà quanto viene presentato come una «svolta».

I civili bombardati del quartiere di Ghouta, a Damasco (Getty).

1. L'opposizione siriana moderata rifiuta i tempi per il cessate il fuoco

A poche ore dall’annuncio, le opposizioni siriane in esilio che dal 2011 rappresentano la fragile piattaforma politica degli insorti moderati, non invitate alle trattive del gruppo di Monaco ma presenti nella città tedesca, negano la fine delle ostilità entro sette giorni.
«Saranno le fazioni combattenti dei ribelli siriani a dire l'ultima parola», ha commentato l'Alto consiglio per i negoziati dell'opposizione.
L'OFFENSIVA RUSSA SU ALEPPO. Rispetto alle richieste russe, la tregua umanitaria è stata anticipata dal primo marzo al 20 febbraio.
Ma i ribelli recriminano che così sia dato comunque alla Russia, alleata del regime di Damasco, il tempo per portare a termine l’offensiva su Aleppo che ha sensibilmente aggravato il flusso di profughi siriani verso la Turchia.

  • Soldati dell'esercito siriano (Getty).

2. Niente tregua con Isis e al Nusra, ma porta aperta agli altri jihadisti

Sul no dei ribelli pesa anche il non cessate il fuoco non solo verso l’Isis, ma anche contro il ramo siriano di al Qaeda, al Nusra, dal 2015 parte di un’alleanza militare contro Assad che include anche il Free Syrian Army, braccio armato dei ribelli.
Resta poi in sospeso la questione delle migliaia di combattenti di Jaish al Islam e Ahrar al Sham.
LE ALTRE SIGLE JIHADISTE. Le prime milizie sono foraggiate apertamente dalla Turchia e le seconde dall’Arabia saudita, annoverate tra i ribelli islamisti e mai affiliate ad al Qaeda o all’Isis ma jihadisti responsabili, anche per l’Onu, di diverse atrocità.
Su loro si è litigato fino all’ultimo se ammetterli o meno come partner ai negoziati, falliti sul nascere, di Ginevra sulla Siria.

Bashar al Assad in una recente intervista (Getty).

3. Ad Assad e Putin la chance per riprendersi Aleppo: ma poi il regime resta?

Dal presidente siriano Assad no comment sull’intesa.
Il suo esercito ha buone chance di riconquistare Aleppo prima dello stop alle armi, grazie all'aiuto sostanziale dei raid russi e, sul campo, dei libanesi di Hezbollah e dei Pasdaran iraniani.
Il regime potrà così spezzare l’assedio di tre anni dei ribelli e anche di alcune milizie jihadiste alla metropoli ridotta in macerie.
L'INCOGNITA BASHAR. E potrà mitigare, grazie agli aiuti e al corridorio umanitari, le sue pesanti responsabilità nei bombardamenti e di un contro assedio che avrebbe strozzato 300 mila abitanti.
Ma che ne sarà di Assad se davvero l’accordo di Monaco sulla carta non sarà peregrino?
Nessun cenno a un suo esilio o sulle modalità della transizione.

Il monarca saudita Salman bin Abdulaziz (Getty).

4. Giordania, Egitto ed Emirati oscillano tra l'Arabia saudita e i russi

Altro grande punto interrogativo è il rispetto del cessate il fuoco tra le parti firmatarie.
Alla vigilia del sì di Monaco i sauditi avevano annunciato la decisione «irreversibile» di inviare truppe a terra in Siria, sferrando come in Yemen un’azione militare diretta contro l’Isis - e contro Assad, i russi e gli iraniani -, nella cornice della «coalizione islamica» di 34 Paesi, assemblata a dicembre in un vertice a Riad.
L'AMBIGUO ASSE SUNNITA. Il gruppo include tutto l’asse dei governi sunniti compresi il Pakistan, l’Egitto e la Turchia, in una fase quest’ultima di grave escalation militare con la Russia per gli interessi contrastanti in Siria.
Mosca avrebbe però trovato una sponda affidabile nell’Egitto, nella Giordania e negli Emirati arabi: il generale al Sisi e re Adb Allah II hanno avviato collaborazioni militari col Cremlino contro l’Isis e gli Emirati sarebbero pronti a «mettere da parte le divergenze regionali per lavorare insieme».

Due membri dell'Ypg (Getty).

5. L'innominabile questione curda: cessate il fuoco solo a metà

Infine, il silenzio sulla questione curda.
Dopo anni di contributo decisivo contro l’Isis in Iraq e in Siria, la delegazione curda ha trovato la porta chiusa alle trattative di Ginevra, per richiesta non negoziabile della Turchia.
Sui rappresentanti dell’enclave curda di Kobane del Pyd-Ypg pesano le origini come ramo siriano del Pkk turco, classificato «gruppo terroristico» da Ankara, Usa, Ue e Onu.
IL LIMBO DELLE BRIGATE YPG. In realtà tra gli Stati Uniti e le brigate Ypg curdo-siriane vige una timida collaborazione militare anti-Isis, di fatto una moratoria e una delle tante ambiguità del conflitto siriano.
Ufficialmente, alla vigilia della riunione di Monaco, con un comunicato il Pyd-Ypd si è schierato con l’asse Assad-Russia-Iran, ma nel testo dell’accordo è scritto che il cessate il fuoco non vale per «Isis, al Nusra e tutti i gruppi definiti terroristici dall’Onu».

Twitter @BarbaraCiolli

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