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POLITICA ESTERA 12 Febbraio Feb 2016 1539 12 febbraio 2016

Turchia, Erdogan tiene in pugno la Nato

L'Alleanza manda le navi nel Mar Egeo. Ufficialmente per l'emergenza migranti. In realtà cede al ricatto turco. Fonti interne: «Poveri noi, bistrattati e sviliti».

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da Bruxelles

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Do ut des. Un aiuto per la lotta ai trafficanti e all'immigrazione illegale in cambio di un aumento delle risorse finanziarie da parte degli europei nelle casse dell'Alleanza atlantica: è questo quello che la Nato ha messo sul tavolo dell'Ue prima di dare l'ok definitivo al suo intervento nel Mar Egeo come richiesto da Turchia, Grecia e Germania.
L'11 febbraio il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato che un raggruppamento navale sotto comando tedesco si recherà «senza indugio» nel Mar Egeo.
PUTIN NON FERMA I BOMBARDAMENTI. Ma nelle stesse ore è stato il segretario di Stato Usa, Ash Carter, a dettare le condizioni e ricordare cosa bisogna fare per risolvere davvero l'emergenza: «Gli alleati nella coalizione anti-Isis devono accelerare i tempi e la partecipazione alla guerra».
La guerra contro il Califfato rischia però di alimentare un altro scontro: «Quello tra la flotta russa e statunitense», dice a Lettera43.it una fonte Nato, «il Mediterraneo rischia di tornare a essere protagonista della seconda guerra fredda della storia».
Per quanto infatti nella notte tra l'11 e il 12 febbraio i Paesi del Syria Support Group abbiano concordato una tregua, Putin non ha accettato il blocco immediato dei bombardamenti.
MOSCA CHIEDE COLLOQUI CON GLI USA. L'intesa raggiunta è per «una riduzione progressiva del livello della violenza», ma per consolidare il cessate il fuoco i russi hanno chiesto colloqui diretti con gli americani.
E dopo le dichiarazioni fatte a Monaco dal premier russo Medvedev, che ha evocato una «guerra mondiale permanente», un possibile accordo definitivo potrebbe slittare.
Anche perché nonostante gli annunci di distensione, gli Stati Uniti hanno «quadruplicato gli investimenti portando a 3,4 miliardi il finanziamento e aumentando il focus sulla deterrenza contro l'aggressione russa». E avendo accresciuto gli investimenti, gli Usa «si aspettano che gli alleati europei facciano lo stesso», ha ricordato Carter proprio dentro il palazzo della Nato di Bruxelles.
I PAESI NATO TAGLIANO I FONDI. Da qui è stato poi Stoltenberg a confermare che i ministri della Difesa dell'Alleanza hanno risposto positivamente alla richiesta degli Stati Uniti di supporto alle operazioni della coalizione, avendo la disponibilità di aerei-radar Awacs della Nato che saranno dispiegati, ad esempio, negli Usa per «liberare risorse nazionali» da utilizzare negli attacchi contro l'Isis, «il nostro nemico comune».
LA DEBOLEZZA DELLA GERMANIA. Ma a chiedersi ora quale sia il vero nemico sono in tanti a Bruxelles: «L'operazione Nato nel Mar Egeo ruota davvero intorno alla questione immigrazione? O è un paravento turco?».
«Erdogan ha minacciato nuovi arrivi di rifugiati se l’Europa non agisce in Siria, chiamando quindi in causa soprattutto la Germania che è il vero obiettivo geopolitico di Ankara per l'influenza nei Balcani», è l'analisi.
Una sorta di richiesta-ricatto davanti alla quale è stata proprio la Germania a mostrarsi più debole: «Dopo aver ottenuto i 3 miliardi di euro da parte dell'Ue per i rifugiati in Turchia, ora ha chiesto e ottenuto la presenza della Nato nel Mediterraneo orientale, accontentando così Erdogan».

Le frizioni in Siria tra Russia e Turchia

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan.

In realtà, infatti, alla Nato per questa missione ci si era iniziati a muovere ben prima della richiesta ufficiale fatta dai governi turco e tedesco: «Qualcosa già bolliva in pentola», fa notare un'altra fonte citando le esercitazioni fatte tra la fine di gennaio e i primi di febbraio dallo Standing Nato Maritime Group 2 (Snmg2), che appartiene ad Active Endeavor, insieme con la marina turca, proprio in quella parte del Mediterrano.
«E guarda caso», prosegue la fonte, «le navi coinvolte in quelle esercitazioni sono tedesche, turche e canadesi». Le stesse che adesso parteciperanno per prime alla missione Nato nel Mar Egeo per l'emergenza migranti.
IL CREMLINO CONTRO I RIBELLI. Insomma, la Nato aveva già iniziato a mostrare i muscoli, «per prepararsi e difendersi» davanti a una Russia che ha rafforzato la sua presenza nel Mediterraneo e in Siria (con la base militare a Latakia).
«Certo le loro navi sono di vecchio stampo, mezzi catorci, non in grado di competere con quelle Nato», osserva la fonte «ma la presenza comunque c'è». E sinora più che gli americani “disturbano” i turchi.
Putin continua infatti a supportare l'esercito del regime Assad contro i ribelli siriani, che sono invece appoggiati dai turchi nel Nord (Aleppo). Ma soprattutto la Russia supporta i curdi siriani, davanti ai quali Ankara è fortemente ostile.
L'APPOGGIO DEGLI USA AI CURDI. Curdi che anche «gli Usa stanno appoggiando in funzione anti Isis», ricordano alla Nato.
Un sostegno che in questi mesi sembra aver provocato non poche frizioni tra gli Stati Uniti e la Turchia.
E che spiegherebbe ora il coinvolgimento dei canadesi in prima linea nella missione Nato nel Mar Egeo.
«Tutto questo mentre naufragavano i colloqui sulla Siria», riferisce ancora la fonte, «con la Russia accusata di aver provocato una escalation militare ad Aleppo proprio mentre a Ginevra si riunivano le delegazioni per la ripresa dei negoziati di pace».
L'«ABBAIARE INUTILE» DI WASHINGTON. Era il 2 febbraio. Dopo appena una settimana, il 10 febbraio, la Russia ha proposto il cessate il fuoco in Siria, ma solo a partire dal primo marzo: «Come a dire prima raggiungo gli obiettivi militari nell'offensiva ad Aleppo e poi propongo il cessate il fuoco, very smart», dice la fonte con sarcasmo.
Per questo, prima ancora delle dichiarazioni di Carter, i rumors già nelle scorse settimane rimbalzavano dagli States a Bruxelles: gli Usa stanno valutando la possibilità di inviare truppe in Siria contro l'Isis, con il sostegno dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti.
«Dal punto di vista politico e diplomatico un abbaiare inutile verso la Russia e l'Iran, che continuano comunque ad appoggiare militarmente Assad», commentano a Bruxelles.

Berlino accontenta Ankara: Nato nel Mediterraneo orientale

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Così a prendere la situazione in mano acnhe su quel fronte è stata ora la Nato che, su richiesta degli americani, inizia a mostrare i muscoli in Siria: «La Nato sta valutando la possibilità di unirsi alla coalizione internazionale a guida Usa contro l'Isis», ha fatto sapere Carter l'11 febbraio.
La coalizione già comprende tutti i 28 Stati membri della Nato, ma non l'organizzazione nel suo complesso, che ora potrebbe offrire i suoi aerei da ricognizione Awacs. Mezzi che tra l'altro sono già stati messi a disposizione per la missione contro i trafficanti nel Mar Egeo a sostegno del pattugliamento marittimo per gestire la sorveglianza aerea lungo il confine turco-siriano.
SPACCATURE NELL'ALLEANZA. Una decisione che nei corridoi della Nato desta preoccupazione. C'è infatti chi teme che «la Turchia voglia trascinare tutta la Nato e i Paesi che la compongono nel pantano della sua geopolitica espansionistica in Siria vista come la porta di tutto il Medio Oriente fino alla Mecca».
Quel vecchio sogno dell'impero ottomano, «davanti al quale i sauditi hanno già reagito, mostrando i muscoli che non hanno», ironizza la fonte.
Un sogno che magari non si realizzerà, ma che ha già creato non poche fratture dentro la Nato: «Dall'Alleanza, Erdogan vuole la capacità di controllo e osservazione al confine tra Turchia e Siria e nel Mar Egeo, oltre che il supporto alla difesa missilistica turca in chiave anti-russa». E per questo, «non dimentichiamo che già patriots Nato sono presenti nel Sud della Turchia». Che al momento sembra dettare legge dentro la Nato.
UN TURCO A CAPO DELLA NATO PDD. Last but not least, nello scacchiere c'è un fatto che le fonti definiscono «molto rilevante e preoccupante»: il prossimo capo della Nato Public Diplomacy Division sarà guarda caso il turco musulmano Tacan İldem.
Una figura chiave perché è colui che trasmette i messaggi strategici e politici dell'Alleanza all'opinione pubblica. E a sua volta riferisce direttamente a Stoltenberg su questioni di diplomazia pubblica, in quanto membro del senior management team del segretario generale. In pratica un suo consigliere di riferimento.
Così ad Erdogan, è la lettura, «è stata data anche questa posizione chiave con la quale, in pratica, la Turchia mette le mani sull’output della Nato: una specie di censura e controllo».
«Poveri noi», conclude la fonte. «Povera Nato, che era una cosa seria, già bistrattata e svilita nelle sue mansioni, e adesso anche al servizio del Sultano».

Twitter @antodem

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