Giancarlo Giorgetti 131105174008
PROFILO 15 Febbraio Feb 2016 1830 15 febbraio 2016

Giancarlo Giorgetti, chi è il moderato che guida Salvini

L'ex capogruppo sempre più importante all'interno. Cresce l'ipotesi di farlo vice segretario federale del Carroccio.

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Anni fa, sul monte Monviso, durante il rito dell'ampolla del dio Po, a chi gli domandava perché parlasse così poco con i giornali Giancarlo Giorgetti, la mente economica della Lega Nord, rispose così, scherzando: «Sono come una marmotta che si nasconde tra i monti e che salta fuori al momento giusto».
Sono passati almeno tre anni da allora, il Carroccio è cambiato, passando nella strettoia degli scandali sul tesoriere Francesco Belsito, transitando dalla storica gestione dell'ex Senatùr Umberto Bossi a quella dell'attuale governatore lombardo Roberto Maroni, per poi finire adesso nelle mani di Matteo Salvini.
In silenzio e con moderazione, lavorando sempre dietro le quinte, Giorgetti ne ha fatta molta di strada, continuando a essere un argine agli estremismi dell'altro Matteo, riportandolo a miti consigli soprattutto nei rapporti con il vecchio leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
L'ALLEANZA CON NCD A MILANO E LA QUADRA SU PARISI. La quadra sulla candidatura di Stefano Parisi a Milano e su Guido Bertolaso a Roma è frutto delle sue trattative. Come peraltro quella, la più importante nel capoluogo lombardo, di far digerire a Salvini l'alleanza con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, tassello fondamentale per mantenere inalterati gli equilibri nella Lombardia di Maroni.
Giorgetti è stato (ed è tutt'ora) decisivo in quasi tutte le partite politiche che contano, un potere invisibile che guida la mano salviniana su alleanze esterne e interne, nomine pubbliche, strategie e persino la politica estera.
Ora c'è chi lo vorrebbe vicesegretario federale del Carroccio, un'investitura formale come vero numero due della Lega. «Ma Giancarlo ha sempre lavorato bene anche perché non è imbrigliato», spiega un tenente leghista,. «Quando si dimise da capogruppo alla Camera», continua, «pareva cascasse il mondo, invece ha continuato a lavorare in totale trasparenza, da leghista vero». Eppure questa ipotesi sarebbe sul tavolo, dopo la vittoria al congresso del Piemonte di Riccardo Molinari, ancora vicesegretario e il rinvio a giudizio per Edoardo Rixi, segretario ligure, Salvini potrebbe accentrare tutto su Giorgetti. Ma di questo se ne parlerà ai prossimi consigli federali.
SEMPRE PIÙ PRESENTE IN TELEVISIONE. Del resto, il Richelieu di Salvini non è stato solo uno dei saggi dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle riforme. Ha saputo mediare tra le varie anime leghiste in questi anni di travaglio. È stato un punto di riferimento fondamentale a Roma, nei palazzi del potere italiano, gestendo con la sua pattuglia di parlamentari dossier spinosi, come quelli in economia e in politica estera.
A distanza di tre anni ha incominciato persino a non disdegnare le interviste televisive. Domenica 14 febbrario era in diretta su Sky da Maria Latella a parlare di banche e nelle scorse settimane non si è risparmiato commenti a caldo sulle trattative con Forza Italia per la scelta dei candidati sindaci di Roma e Milano.
Del resto Giorgetti è sempre più fondamentale nei meccanismi di funzionamento della nuova Lega Nord di Salvini. Lo è ormai da un anno. Di lui Matteo si fida. O meglio, Giorgetti è il vero consigliere del segretario, l'unico che può alzare la voce in politica estera e interna. L'unico con cui Salvini litiga.
IL COLONNELLO SOPRAVVISSUTO A TUTTO. Il bocconiano di Varese è il suo Gianni Letta spiegano in ambienti del centrodestra. Di certo è quello che tiene i contatti con Silvio Berlusconi, con l'attuale candidato sindaco di Milano Stefano Parisi, persino con Corrado Passera, il manager outsider nella battaglia per le amministrative sotto la Madonnina.
È la faccia moderata dentro l'universo leghista, quello della Lega di governo, mentre a Salvini preme portare avanti quella di lotta, delle piazze, tra ruspe o attacchi alla magistratura. Somiglia per certi versi al duopolio che portarorono avanti Maroni e Bossi per tanti anni. Ma è in realtà la norma crescita della classe dirigente leghista. Tra i colonnelli come Roberto Calderoli o Roberto Castelli, tra lo stesso Maroni o persino Mario Borghezio, chi è avanzato conquistando posizioni è sempre stato Giorgetti. La marmotta continua a crescere. Dove arriverà?

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