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MAMBO 15 Febbraio Feb 2016 1033 15 febbraio 2016

Parisi si è salvinizzato, farà un fiasco pazzesco

Doveva essere indipendente, ma parla come Santanché. Bertolaso? Il vecchio che avanza.

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Giuseppe Sala e Stefano Parisi.

Centrosinistra e centrodestra che alcuni, superficialmente, descrivono come raggruppamenti simili, hanno invece molte differenze.
Ne segnalo una, piccola ma significativa, e negativa per entrambi gli schieramenti.
Il centrosinistra di Renzi si presenta come se non avesse un passato o come se questo sia stato una sequenza di errori prima dell’arrivo del premier e della sua tragica “banda dei quattro”.
CENTRODESTRA SCHIAVO DEL PASSATO. Il centrodestra, invece, non riesce a liberarsi del proprio passato.
Parliamo ora del centrodestra. Qualche giorno fa sembrava che, con l’indicazione di Stefano Parisi come candidato a Milano e Alfio Marchini come candidato a Roma, Berlusconi avesse trovato la quadra. Due uomini esterni alla politica, anche se da entrambi ben frequentata, due tecnici di buon livello, soprattutto la rottura con quella nomenclatura forzista ed ex aennina che, assieme alle vicende private e giudiziarie, hanno affollato il proprietario del mio Milan.
È stato un fuoco fatuo. Il morto si è mangiato il vivo, la ribellione degli scheletri ha vinto sulle ragioni dei viventi.
Ha cominciato Stefano Parisi, che ha tante armi culturali nella sua bisaccia, ma ha deciso di presentarsi al suo pubblico con l’argomento più vetero (e, mi si permetta, più cretino) che si possa. «Farò il sindaco per “liberare” Milano»? Ma che dici?
C’è in questa affermazione una drammatizzazione inconsulta dello scontro e una sua ideologizzazione e criminalizzazione dell’avversario che fanno accapponare la pelle. E viene da un craxiano che racconta la sua storia collettiva come vittima del pregiudizio post-comunista e dell’eccessiva ideologizzazione. È invece un caso esemplare di vittimismo per smania di potere o, come si dice più semplicisticamente a Napoli, l’atteggiamento di uno che “chiagne e fotte”.
Ovviamente la ragione di questa caduta di stile alla prima uscita di Parisi sta nel fatto che invece di mettersi in campo come indipendente, ha scelto di fare il funzionario di Berlusconi e di Salvini parlando come la Santanchè.
PARISI, TUTTO TRANNE CHE INDIPENDENTE. Ero convinto che fosse un competitor serio per Sala, forse lo sarà ancora, ma nelle vesti di Alberto da Giussano con i colori della Santanchè si prepara a in fiasco pazzesco. Solo la follia di un nuovo candidato di sinistra che tolga consensi a Sala può aiutarlo e lo aiuterà, scommetto.
Insomma, la destra non ha dato l’uomo nuovo a Milano e al Paese: è l’uomo nuovo che si è fatto risucchiare dalla destra assumendo un linguaggio che non gli appartiene. Che peccato!
L’altra scelta del passato è Bertolaso a Roma. La destra subirà una campagna elettorale di tipo giustizialista fatta a carico di un personaggio “non simpatico”.
L'ex capo della Protezione civile ha fatto molte cose, alcune davvero buone, ma è l’uomo, per tacer d’altro, dei super-poteri, era colui che si stava allargando a dismisura e via via che si gonfiava come una rana risolveva meno problemi.
Bertolaso divide la destra e serve solo alla Meloni, poveraccia. Questa giovane donna, alle prese con una bellissima e privatissima stagione della vita, ha il terrore che la destra romana vinca senza di lei e vuole candidati che non affermino una supremazia durevole e soprattutto non intacchino il suo piccolo tesoretto di voti.
Da qui il no a Marchini, la scelta estemporanea di Rita Dalla Chiesa, il sì a Bertolaso.
BERLUSCONI SCHIAVO DEGLI ALLEATI. Se le cose stanno così questa volta Berlusconi non si salverà nelle urne, a meno di errori clamorosi del centrosinistra che in verità è ben capace di farlo.
La cosa buffa è che Berlusconi è prigioniero non tanto del proprio passato ma di quello degli altri. Parisi si è immediatamente “salvinizzato” (come la metterà su immigrazione, xenofobia, cultura della diversità, anche religiosa?). La destra romana è la solita poca e povera cosa.
La partita è fra i 5 stelle, Marchini e il candidato di centrosinistra.
Quando ho letto che secondo Matteo Orfini il centrosinistra ha la vittoria in tasca ho toccato ferro, o giù di lì.
Mi sa, invece, che questa volta “Arfio” può tentare il colpaccio, dati i guai dei renziani e dei grillini.

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