Governatore Della Toscana 160216134403
INTERVISTA 16 Febbraio Feb 2016 1341 16 febbraio 2016

Enrico Rossi: «Bcc? Il governo può esserne travolto»

Il governatore della Toscana a Lettera43.it: «La politica deve rimanerne fuori». Lotti? «Non è così potente». E sul bail in: «Dov'eravamo quand'è stato votato?».

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Appena può, Enrico Rossi si ripete che «ogni volta che la politica mette le mani nella banche fa pasticci».
Un mantra che adesso ripete anche a Matteo Renzi dopo le polemiche sulla riforma delle Bcc, che «può travolgere il governo».
Il tema del credito appassiona non poco il governatore della Toscana. Negli ultimi anni ha speso non poco per sostenere i Confidi e i Fidi locali «per aumentare i prestiti agli artigiani e alle piccole imprese, quelle con due o tre dipendenti al massimo. Altrimenti il nostro sistema come può andare avanti». Adesso si è anche inventato, finanziandolo con i fondi strutturali, «un sistema di microcredito dove la Regione, se tu sei un piccolo artigiano o un professionista, eroga fino a 25 mila euro, che si possono restituire a interessi zero e in sette anni».
IL CASO CAMBIANO. Eppoi, sempre sul versante bancario, non si è mai risparmiato sul caso Mps: critico sulla gestione della Repubblica indipendente senese di Mussari e compagni in tempi di vacche magre, ancora oggi uno dei pochi a chiudere l’intervento pubblico per salvare banca dalla speculazione.
Per questo ha sorpreso il suo silenzio sulla riforma delle Banche di credito cooperative, soprattutto nella parte che sembra scritta per avvantaggiare i piani di due banche locali (la Cambiano, dove lavora il padre del sottosegretario Luca Lotti, e ChiantiBanca) per staccarsi dalla maxiholding in capo a Federcasse. «Per giorni, attraverso i giornali, ho visto la Toscana in lotta con l’Emilia e non ne capivo il perché», se la ride.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi. © Imago

DOMANDA. Governatore, che fa? Svicola?
RISPOSTA. A differenza del caso Mps non ho seguito in modo particolare la vicenda delle Banche di credito cooperativo. Detto questo, non ho problemi a dire che tocca al governo chiarire che non si tratta di un provvedimento ad hoc, illustrare le motivazioni di questa scelta. Contemporaneamente però, bisogna anche dimostrare che questa norma aiuti le banche toscane…
D. Non è una posizione un po' cerchiobottista la sua?
R.
Le aziende che hanno migliaia di soci non possono andare dall’oggi al domani in Borsa. Mi risulta, poi, che il credito cooperativo nella fase di crisi abbia sopperito al credit crunch: anche in Toscana hanno aumentato gli impieghi, mentre il Monte dei Paschi veniva distrutto e le altre banche tradizionali erano costrette a ridurre i loro sforzi. Di più, le eccezioni potrebbero anche indebolire altre banche della nostra regione, in una fase nella quale si vuole blindare questo comparto del credito.
D. La riforma non le piace?
R.
Ma no, esprimo soltanto dei dubbi generali. Le linee generali della riforma mi paiono anche giuste. Come spesso accade, Matteo Renzi ha individuato il problema e la soluzione: l’ha fatto con il salvataggio delle quattro piccole banche.
D. Però?
R. Adesso deve stare attento a non essere travolto da questa norma: dimostrare che non è stata fatta per venire incontro a situazioni particolari. Se così non fosse, se non ci riuscisse, dovrebbe ripensare la cosa.
D. Difficile negare aiuti alla Toscana.
R.
Le banche in Toscana sono attraversate da una serie di vicissitudini. A cominciare dal Monte dei Paschi: ma si tratta di vicende diverse tra loro. A Siena c’è stato un processo e delle condanne che sono legati agli atti di grandi ladri, che non avevano nulla a che fare con la dirigenza dei Ds o con il gruppo locale. Faccio presente che la maxi tangente, con la quale si fece campagna elettorale contro Bersani, non è mai uscita fuori.
D. Ne ha parlato anche Renzi per scalare il partito.
R.
Vero, diciamo che è stata usata contro i rossi in modo più generale… Ma non sto mica dicendo che a livello locale non sono fatti errori. E sono errori fatti per inseguire il gigantismo, le pressioni che venivano dall’alto. Io ricordo bene che alle scalate del Monte plaudirono tutti gli addetti ai lavori. Con il risultato che un gruppo dirigente inadeguato si buttò in un’avventura sciagurata. Come sciagurata fu la difesa della senesità da parte della fondazione, che ha bruciato diverse decine di miliardi.
D. Anche lei si è esposto sul Monte?
R.
Non trova nessuna telefonata, nessuna intercettazione del presidente della regione Toscana per chiedere un favore ai vertici di Mps. Io mi sono occupato della banca soltanto quando, subendo un colpo durissimo, l’Europa ne impose la vendita. Altri istituti come quelli tedeschi furono salvati con i soldi pubblici.
D. Dimentica i Monti bond.
R.
Ma Siena ha dovuto pagare interessi del 9%, si è dovuta rimettere in sesto con le proprie forze. Anzi le nostre, quelle del territorio.
D. Lei insiste con la nazionalizzazione.
R.
Mi sembra che non la voglia nessuno. In Borsa è un massacro continuo, la stanno penalizzando per prendersela a poco. A quel punto conveniva a tutti che se la comprasse lo Stato, che poi l’avrebbe potuta rivendere guadagnandoci. Anche perché con la gestione Viola i risultati non sono mancati, la banca adesso è gestita bene. Il mio intervento c’è stato soltanto per sanare una ferita. Parliamo della banca più antica d’Italia, forse del mondo. Che almeno ci si adoperi per mantenere la direzione centrale a Siena.
D. Sembra che in Toscana il Pd si occupi solo di banche.
R.
Un attimo. Il caso dell’Etruria dimostra quantomeno che quella banca con la storia della sinistra non ha nulla a che spartire.
D. I renziani non stanno mica a destra...
R.
Mi riferisco al Pci–Ds. Si, è vero, siamo nello stesso partito. Allora diciamo che noi abbiano le nostre colpe e loro hanno le loro e siamo tutti contenti.
D. Ironizza?
R.
Io penso che il problema comune è che ci siamo occupati del problema del credito nel modo sbagliato: siamo stati accecati eccessivamente da un’idea di potere. Contemporaneamente dovevamo stare a sentire di più i nostri artigiani che si lamentavano della stretta creditizia.
D. Che cosa è mancato?
R.
Dobbiamo mettere in campo degli strumenti per allontanare i partiti dalle banche. Dobbiamo spazzare via – a maggior ragione dopo la riforma delle Bcc – ogni dubbio. Un conto è dare le linee al mondo del credito, un altro è nominare i consigli d’amministrazione o decidere a chi erogare i prestiti. Ma la questione è più ampia.
D. Prego...
R.
Dal caso Etruria viene fuori, per ora, un quadro di consulenza e favori che quantomeno lasciano più di un dubbio sulla trasparenza. Ma il tema vero è quello della riforma del credito a livello europeo.
D. A che cosa si riferisce?
R.
Perché il Monte si deve salvare da solo, accettare forti esuberi occupazionali e in Germania, Paese che ha speso 270 miliardi per salvare le proprie banche, nessuno può mettere il naso nelle sparkasse per capire che cosa hanno combinato in termini di sofferenze, acquisti di titoli spazzatura, crediti concessi agli amici degli amici?
D. Ora sta svicolando.
R.
Assolutamente no: se non salvaguardiamo i finanziamenti alle piccole e medie imprese siamo morti. In Toscana e in Italia. Servono regole per distinguere le banche commerciali dalle realtà finanziarie. Obblighi per reinvestire la liquidità per evitare la finanziarizzazione. La politica deve poter sapere dove sono andati a finire i soldi che Draghi ha concesso agli istituti per aumentare i prestiti a famiglie e aziende.
D. Non stavamo parlando di Bcc?
R.
Ripeto, Renzi deve giustificare che dietro il provvedimento sulle Bcc ci siano motivazioni fondamentali di carattere generale e non specifiche. Personalmente a me urta persino questa situazione di conflitto tra la Toscana e le altre regioni. Ma non confonderei la vicenda di Etruria con i progetti della banca di Cambiano. Non distraiamoci: il problema è capire cosa ne sarà del sistema del credito in Italia. Ne va della stessa ripresa.
D. Che cosa dovrebbe fare il governo?
R.
Le banche centrali di Germania e Francia lanciano il ministro unico delle Finanze europee e noi cosa facciamo? Diciamo che non è il momento questo per parlarne? Abbiamo votato il bail in e ora ne chiediamo la sospensione. Dov’eravamo quando l’abbiamo approvato?
D. Se lo chiedono in tanti.
R.
Non vorrei che l’unico ruolo dell’Italia fosse quello di dare cazzotti sul tavolo per fare rumore. Mi domando allora qual è la politica generale su questi temi. Capisco che, visto l’alto debito pubblico, facciamo fatica a far pesare le nostre posizioni, ma Renzi deve prendere in mano questa bandiera e portarla a Bruxelles, dove i tecnocrati hanno dimostrato di non potersi sostituire alla politica.
D. Difficile a farsi dopo tutti questi scandali.
R.
Se fossi in Renzi ci penserei mille volte prima di adottare un provvedimento che rischia di innescare una questione etica, che mette in discussione il fatto che la politica deve stare fuori dalle banche. Ma come ho detto prima, lui è bravo a individuare il problema quanto la soluzione: su Etruria e le altre banche fallite ha dimostrato coraggio. Se Monti avesse fatto come lui, ora il Monte dei Paschi sarebbe salvo.
D. E come la mettiamo con la Boschi o Lotti?
R.
Io la Boschi l’ho conosciuta dopo che è diventata ministro. Lotti lo conosco fin da quando era capo di gabinetto di Renzi a Firenze. Io non gli attribuirei tutti questi poteri. In ogni caso non sono loro il punto.
D. La esalta l’idea che Cambiano e Chianti, unite, vogliono sostituirsi a Mps?
R. Sostituirsi al Monte dei Paschi mi pare una parola forte. Se ci sono due banche che hanno intenzione di crescere, perché hanno fatto bene e vogliono aiutare il territorio, non capisco perché dovrei essere contrario. Se invece, anche attraverso una legge, cercano protezione politica, la cosa non mi piace affatto.

Twitter @FrrrrrPacifico

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