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PREVIDENZA 17 Febbraio Feb 2016 0750 17 febbraio 2016

Tolta la pensione di reversibilità? Cosa c'è da sapere

È un assegno ai “superstiti” del pensionato deceduto. Va a 3 milioni di persone. Ora il governo vuole ricalcolarlo con l'Isee. E molti rischiano il taglio. Il punto.

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Il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Le ultime a insorgere sono state le potenti massaie di Federcasalinghe.
Neanche loro sono state convinte dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha promesso che il governo non ha intenzione di toccare le pensioni di reversibilità, ossia il trattamento riservato ai “superstiti” del pensionato deceduto.
Almeno non quelle in essere.
APPELLO AL GOVERNO. Fatto sta che il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, quello che per primo ha denunciato lo cosa, è tornato all’attacco: «Dicono che la polemica sulle pensioni di reversibilità sia infondata, che ci siamo sbagliati. Ma se le legano all'Isee e non più all'Irpef le taglieranno a molte persone. Questo è scritto nel disegno di legge e questo è quello che abbiamo denunciato. Non servono smentite stizzite. Il governo deve aprire il confronto con noi e ritirare questa norma. Punto».
Al momento, quindi, di certo c’è solo il caos su argomento da sempre molto scivoloso.
Ecco i principali punti della questione.

1. La proposta di legge: un ricalcolo con criteri più complessivi

Nel disegno di legge sul contrasto alla povertà il governo, in discussione in parlamento, si è ripromesso di ricalcolare le pensioni di reversibilità in maniera più congrua per evitare truffe e sprechi.
Sono due le principali novità.
La prestazione passa da previdenziale ad assistenziale, con il risultato di uscire dal novero dei diritti acquisti.
TUTTE LE FONTI DI RICCHEZZA. Cambiano, rispetto al passato, le attuali modalità di computo: non più sulla base del reddito del beneficiario (Irpef), ma sulla base dell’indice Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), che considera tutte le fonti di ricchezza, come il patrimonio immobiliare e gli investimenti finanziari.
I sindacati temono che, attraverso una valutazione della ricchezza più completa, alcuni vedovi si vedano abbassare l’assegno.
NON VALE PER I RAPPORTI IN ESSERE. Essendo un disegno di legge, è necessario poi un regolamento ministeriale.
I tempi, di conseguenza, si preannunciano lunghi.
Anche se Poletti ha specificato che il ricalcolo non vale per i rapporti in essere.

2. Chi ha diritto: coniugi, figli, nipoti minori

La riforma Dini prevede un assegno pensionistico «a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, liquidati in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale».
PURE FRATELLI E SORELLE. Spetta al coniuge (anche se separato o divorziato e già titolare di un assegno di mantenimento); ai figli (se minorenni, se studenti tra i 18 e i 26 anni ancora a carico dei genitori al momento del decesso o inabili); ai nipoti minori (anche se non formalmente affidati) se a carico degli ascendenti (nonno o nonna) alla data della loro morte; a fratelli celibi e inabili e a sorelle nubili e inabili, a carico della persona defunta, in assenza di altri tutori, se non sono già titolari di una pensione.

3. Quanto pesa l'assegno: in media il 60% della pensione del defunto

Il calcolo dell’assegno viene fatto sul reddito del beneficiario.
Il vedovo ha diritto in media al 60% della pensione del congiunto morto.
Si sale al 70 se c’è un figlio, all’80 se sono due, al 100% con tre eredi.
Va invece il 15% per ogni altro familiare, diverso dal coniuge, figli e nipoti.
TAGLI PER MAGGIORE EQUITÀ. Già oggi sono previsti tagli per garantire una maggiore equità: chi ha un reddito superiore a tre volte la minima prende il 45% anziché il 60; chi invece ha un reddito superiore a cinque volte il minimo scende al 30.

4. Quanto costa la reversibilità: 24,1 miliardi di euro nel 2015

Stando alla relazione che accompagna il ddl sulle misure di contrasto alla povertà, i beneficiari di questi trattamenti sono sono 3 milioni 52 mila 482.
Nel 2015 lo Stato ha speso poco di più di 24,1 miliardi di euro.
«SERVE RAZIONALIZZAZIONE». Secondo il governo, nonostante le ingenti risorse impegnate, «il sovrapporsi di specifiche discipline nel corso degli anni non sembra aver risposto a principi di equità e di efficacia nell'accesso e nell'erogazione delle prestazioni».
Da qui la necessità non solo di «razionalizzare i trattamenti esistenti, ma anche di riorganizzare il sistema di accesso alle prestazioni, a partire dalle modalità di valutazione del bisogno».

5. Cosa c'entra il ddl Cirinnà: vuole estendere il diritto alle coppie gay

L’articolo 3 della disegno di legge Cirinnà, in discussione alla Camera, prevede che accanto ai doveri della fedeltà, dell'assistenza morale e l'obbligo di coabitazione, le coppie di fatto abbiano il diritto anche alla reversibilità della pensione come ai congedi parentali e la graduatoria all'asilo nido.
RICHIAMO DELL'UE. L’Unione europea in passato ha richiamato gli Stati membri a estendere anche alle coppie gay il diritto alla reversibilità.


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