Monica Cirinnà 160217153427
EMPASSE 17 Febbraio Feb 2016 1330 17 febbraio 2016

Unioni civili, dopo il caos il ddl slitta di una settimana

Rinvio al 24 febbraio dopo il no M5s al super canguro. Cirinnà: «Un errore essermi fidata di loro».

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Andrea Marcucci e Monica Cirinnà.

Nulla di fatto.
Per le unioni civili si prega di ripassare tra una settimana.
Dopo il dietrofront del Movimento 5 stelle, che ha deciso di non votare l'emendamento Marcucci, e dopo aver constatato, nelle riunioni febbrili che si sono tenute al gruppo dem tra la serata del 16 febbraio e le prime ore del mattino, che ogni altra soluzione nell'immediato avrebbe potuto rivelarsi un boomerang, il presidente dei senatori del Partito democratico Luigi Zanda ha chiesto in Aula a Palazzo Madama il rinvio dell'esame del ddl e la convocazione di un'immediata conferenza dei capigruppo.
CALDEROLI SU TUTTE LE FURIE. La richiesta del Pd ha scatenato la protesta di Roberto Calderoli, che ha invitato a «ritirare subito il canguro», prima di andare in capigruppo. «Giocate a trattare di mattina con noi e la sera col M5s, ma così non andate da nessuna parte», ha incalzato. «Evitiamo che la legge di un'animalista sia approvata col canguro...», ha poi ironizzato riferendosi alla senatrice del Pd Monica Cirinnà, madrina della proposta di legge al centro delle polemiche.
SÌ DI FORZA ITALIA ALLA CAPIGRUPPO. Anche il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ha contestato il rinvio, ma ha detto sì alla capigruppo per affrontare «finalmente il merito», svelando, ad esempio, «quanti emendamenti cadranno con l'approvazione del canguro di Marcucci».
APPUNTAMENTO AL 24 FEBBRAIO. «Il Movimento 5 Stelle è categoricamente contro il rinvio dell'esame del testo», ha tuonato in Aula la portavoce Nunzia Catalfo. Ma Grasso ha accolto la proposta di Zanda e riunito i presidenti dei gruppi parlamentari. La riunione è stata burrascosa, ma alla fine la decisione è stata presa: il testo Cirinnà tornerà all' attenzione dell'assemblea di Palazzo Madama mercoledì 24 febbraio, dopo il voto sul decreto Milleproroghe che è in scadenza. Cioè tra una settimana esatta. Un rinvio «troppo lungo», che ha fatto infuriare il presidente dei senatori della Lega Gian Marco Centinaio, convincendolo ad apostrofare i parlamentari della maggioranza come «cacasotto» e sfidandoli a votare subito il provvedimento.

Cirinnà: «Un errore fidarmi del M5s»

L'esame al Senato del ddl Cirinnà.

Nel Salone Garibaldi di Palazzo Madama, intanto, il clima è di rabbia e di delusione. Monica Cirinnà ha ammesso l'errore di «aver fatto affidamento sul M5s» e si è detta «pronta ad assumersi le sue responsabilità». «Finirò la mia carriera politica con questo scivolone», ha dichiarato ai cronisti, ai quali ha assicurato anche che con i pentastellati farà «come fece la moglie nel libro di Isabel Allende La casa degli spiriti, che non parlò mai più con il marito». Poco più in là un gruppetto di esponenti delle associazioni Lgbt se la prendeva con i grillini. «Non vi siete presi la responsabilità di assumervi la responsabilità», è stato l'attacco rivolto a Paola Taverna, «avete fatto a scaricabarile con il Pd sulla nostra pelle». Le riunioni, intanto, sono riprese, come quella dei Giovani turchi con Andrea Orlando che puntano a tenere nel testo le stepchild adoption che i catto-dem e Ap invece vogliono stralciare.
ALFANO: «IL PD RIPARTA DALLA MAGGIORANZA». Angelino Alfano, da parte sua, ha esultato per l'esito della giornata in Senato. «Se avessimo ricattato e minacciato, il Pd non sarebbe mai arrivato a questa decisione perché, di fronte alla crisi, i catto-dem avrebbero fatto prevalere la ragion di Stato». «Forse neanche il M5s» - ha aggiunto - «avrebbe compiuto la scelta di ieri, proprio per il motivo opposto: per tentare di fare cadere l'esecutivo. Noi abbiamo tenuto la linea giusta. Speriamo adesso che il Pd comprenda che occorre ripartire dalla maggioranza di governo». E ancora: «I rinvio lungo è la vittoria del buon senso, il nostro buon senso. Ed è anche la prova che tra vaffaday, ruspe e rottamazioni, per il buon senso c'è ancora spazio. È il buon senso che vince sulla tentazione del Pd di strafare e su chi mi diceva che l'unica strada per fermare le adozioni gay era minacciare la crisi di governo».
MA I DEM TENGONO IL PUNTO SULLO STRALCIO. Il gruppo del Pd al Senato, tuttavia, punterebbe ancora a portare avanti in Aula il ddl senza stralcio dell'articolo 5 con la stepchild adoption: per farlo assumerà una serie di iniziative e avrà dei contatti con gli altri gruppi al fine di rendere praticabile tale obiettivo.

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