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VERTICE 18 Febbraio Feb 2016 1742 18 febbraio 2016

Migranti, l'Austria innesca l'effetto domino

L'Austria è pronta a limitare le richieste d'asilo. L'Europa si ribella: è illegale. Croazia e Serbia alzano la voce. E Berlino non vuole la chiusura del Brennero.

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da Bruxelles

Migranti a Nickelsdorf, Austria, vicino al confine con l'Ungheria.

Ubi Cameron, migrant cessat. Quello del 18 e 19 marzo è il summit europeo decisivo per le sorti dell'unità europea.
Per scongiurare l'uscita del Regno Unito i capi di stato e di governo Ue sono chiamati a negoziare sino a tarda notte con un David Cameron agguerrito e pronto a chiedere il divorzio se le sue condizioni non saranno accettate.
Arrivato da Londra con un pool di avvocati, il primo ministro britannico metterà sul tavolo del Consiglio Ue una serie di proposte, che saranno discusse a oltranza. Tanto che l'orario di inizio del secondo giorno di summit non è ancora stato deciso. Potrebbe essere breakfast time o brunch time o lunch time, «dipende da che ora finiamo stanotte», dicono al palazzo Justus Lipsius del Consiglio Ue.
L'AUSTRIA RIACCENDE I RIFLETTORI SUI MIGRANTI. Insomma, quella sulla Brexit è una long night, che rischia di oscurare un tema di ben altra importanza politico strategica: la questione migratoria, la cui discussione è stata rilegata all'ora di cena.
Ma che la decisione dell’Austria di imporre un tetto giornaliero di 80 richieste di asilo e chiudere le frontiere con l’Italia rischia di riportare prepotentemente al tavolo dei leader europei.
La paura di un effetto domino provocato dal piano di Vienna ha infatti attirato l'attenzione anche di quei Paesi Ue che non volevano affrontare la questione.
MERKEL NEL MIRINO. Che il tema 'migranti' non dovesse occupare una parte rilevante del summit era stato deciso già prima che saltasse anche il mini vertice sui migranti siriani tra 11 Paesi Ue e Ankara, annullato per l'assenza del premier turco Ahmet Davutoğlu a causa dell'attentato del 17 febbraio.
Una scelta fatta per evitare ulteriori tensioni tra gli Stati membri e un j'accuse da parte di alcuni nei confronti della cancelliera tedesca Angela Merkel, madrina della politica migratoria europea e ritenuta responsabile di aver fatto aumentare il flusso dei migranti verso l'Ue con la sua apertura ai rifugiati siriani.
IL DIETROFRONT DELLA FRANCIA. La stessa Francia, che in precedenza aveva offerto ampio sostegno alla Germania, ora è in contrasto con la posizione di Merkel di ospitare le persone bisognose di protezione internazionale.
Nell'ultima settimana il primo ministro francese Manuale Valls si è detto favorevole a un arresto del flusso: «Non possiamo più prendere altri rifugiati», ha detto in una conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera
A prendere le difese di Merkel è stato, invece, ancora prima del vertice, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: «Le politiche migratorie europee che io e lei stiamo perseguendo prevarranno. È la forza politica a dire che possiamo farlo. Tutto il resto è capitolazione ai populisti», ha detto il lussemburghese in un'intervista al quotidiano tedesco Bild.

Le richieste dell'Italia rimangono inascoltate

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker.

Ma nonostante la difesa di Juncker lo stallo rimane. E sono molti i Paesi a non voler parlare del problema in questo vertice.
«Bisognerà fare un gioco di equilibrismo», dice una fonte Ue a Lettera43.it. Il testo delle conclusioni del summit è già stato rivisto anche alla luce delle richieste fatte da Merkel e anticipate nel suo intervento al parlamento tedesco.
La cancelliera chiede ancora una volta un focus molto forte sulla Turchia e la Siria, e che venga accelerato il meccanismo dell'articolo 26 Schengen nella parte in cui si chiede al Paese in difetto di controllare meglio le frontiere esterne entro tre mesi, rispettando i suggerimenti comunitari. Un tempo necessario prima di far scattare il meccanismo che permette il controllo delle frontiere interne per due anni.
ROMA PER LA REVISIONE DI DUBLINO. «Una scelta che darebbe una cornice più europea a una serie di decisioni unilaterali prese dai singoli Paesi», spiegano a Bruxelles.
I tedeschi hanno chiesto anche un cambiamento del paragrafo del testo conclusivo del summit Ue in cui si diceva che coloro che non hanno diritto ad entrare devono essere respinti.
A rimanere inascoltatata è invece, ancora una volta, l'Italia, secondo cui non è solo con l'attivazione del corpo di guardacoste europee che si risolvono i problemi, ma è la revisione del regolamento di Dublino la soluzione. «Il 2015 ha sancito che Dublino è fallito, ha fallito. Capisco che ci siano alcuni Paesi che dicano il contrario. Per anni l'Europa ha messo la polvere sotto il tappeto. Ora ne dovremo parlare, in questo e nei prossimi Consigli», ha detto Renzi al suo arrivo a Bruxelles.
QUESTIONE RIMANDATA. Richiesta che per ora ha prodotto solo una timida 'comunicazione' sul tema da parte della Commissione europea, che ha promesso un testo a marzo.
E davanti alla quale l'Italia si è mostrata critica: «Non puoi europeizzare le frontiere e poi non risolvere l'enigma di Dublino», è la tesi sostenuta dagli sherpa del governo Renzi.
Ma per ora, nell'ultima versione della bozza di conclusioni del vertice europeo, non c' è un riferimento specifico alla riforma del regolamento di Dublino, solo un passaggio che lo richiama in modo implicito: «Tutti gli elementi decisi a dicembre dovrebbero essere attuati rapidamente».
Molte capitali europee ritengono infatti che non sia il momento di affrontare la questione, per evitare di appesantire la discussione. In particolare alcuni ricordano che la Commissione europea presenterà le sue proposte sulla riforma di Dublino a marzo, in vista del summit del 17 e 18 marzo.
L'ASSE CON BERLINO. Ma l'Italia, durante la cena del summit, vuole ribadire che, oltre all'europeizzazione delle frontiere, occorre una distribuzione più equa dell'onere dei richiedenti asilo.
«Italia e Germania» spingono per la revisione del regolamento di Dublino e per avere un meccanismo permanente obbligatorio di redistribuzione dei rifugiati, ma «la Francia e tanti altri Paesi» pensano che «non ci sarebbe niente di peggio che aprire nuovi cantieri» quando ancora si è «in alto mare» per mettere in atto le decisioni già prese, ha spiegato un diplomatico europeo specificando inoltre che lo stesso meccanismo permanente di relocation non è accettato dalla grande maggioranza dei 28.
Per questo, «la parola d'ordine» sul dossier immigrazione al summit sarà «attuare» la strategia decisa al vertice di dicembre.

L'Austria vuole un tetto di 80 richieste d'asilo al giorno

Migranti in viaggio verso l'Austria.

A preoccupare di più è l'esito della discussione sulla decisione dell'Austria, che il 17 febbraio ha annunciato di voler imporre un limite giornaliero al numero di rifugiati ammessi nel Paese.
Vienna intende creare inoltre un sistema di controlli e recinzioni per limitare il flusso dei migranti ai valichi con l'Italia di Tarvisio, Brennero e Resia.
Il blocco della frontiera con l'Italia non è mal visto solo da Renzi, ma anche da Merkel, che teme una chiusura austriaca del confine Sud e un allentamento di quello Nord con la Germania.
LA CRITICA DI JUNCKER. Vienna accetterà infatti 80 domande di asilo al giorno e consentirà a 3.200 richiedenti asilo di viaggiare attraverso altri Paesi.
«Non mi piacciono queste misure», ha criticato il presidente della Commissione Ue Juncker poco prima dell'inizio del summit, affermando che ora «queste sono sotto esame» in quanto «la questione è vedere se sono in linea» con le regole Ue.
IL 'MURO' DI CROAZIA E SERBIA. Il tappo austriaco rischia di provocare un collo di bottiglia lungo la rotta dei Balcani occidentali con la Grecia.
È stata la stessa Austria a parlare di un effetto domino che sta già provocando conseguenze allarmanti nella zona: per quanto la Croazia non si sia ancora espressa, il 17 febbraio ha infatti respinto circa 200 migranti, tra cui donne e bambini in Serbia.
Aleksandar Vulin, il ministro del Lavoro del governo di Belgrado, ha detto che la Serbia non accetterà più persone se queste arrivano nel Paese perché sono state rimandate indietro dagli Stati membri della Ue.
UN PROBLEMA PER LA GERMANIA. La decisione dell'Austria rischia così di aumentare le tensioni nell'area e, soprattutto, creare un problema in più per la Germania, che già si è mostrata insofferente per il modo in cui alcuni Paesi stanno cercando di far fronte all'emergenza migranti. A partire dalla questione macedone.
All'inizio di questa settimana, infatti, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno annunciato che sono pronte ad aiutare Bulgaria e Macedonia a rafforzare le frontiere se le altre misure dovessero fallire.
Il riferimento è alle misure europee che Bruxelles ha proposto ai 28 ma che finora in pochi hanno deciso di ascoltare e mettere in atto.

Twitter @antodem

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