Mario Oliverio 160218171224
SPIN DOCTOR 18 Febbraio Feb 2016 1630 18 febbraio 2016

Una legge sulle lobby? Impariamo dalla Calabria

È l'ultima Regione a regolamentare l'attività dei lobbisti. Che non sono dei loschi faccendieri. Ora agiscano anche governo e parlamento.

  • ...

Ogni fenomeno che si sviluppa nell’ambito di una società democratica può essere potenzialmente regolamentato o almeno delimitato da paletti normativi che ne stabiliscono il perimetro di legittimità.
Non mi stancherò mai di ripetere che, al di là di affermazioni volutamente approssimative, la rappresentanza di interessi è parte integrante di un buon sistema democratico.
«Fare lobby» significa farsi portatori di interessi che si ritengono legittimi e dunque difendibili nei luoghi nei quali si assumono decisioni che possono avere un impatto importante su di essi.
TRASMETTE UN PUNTO DI VISTA. Il lobbista non difende solo il privato dall’intervento regolatorio del pubblico, ma contribuisce innanzitutto a trasmettere un punto di vista e le motivazioni sottostanti a una questione rilevante.
Non esercita pressione solo il rappresentante di un grande gruppo industriale, ma anche il portavoce di un’associazione ambientalista, di una confessione religiosa, di una minoranza etnica, di una comunità locale.
L’influenza si svolge anche e soprattutto nel momento in cui il lobbista porta al regolatore informazioni di cui non era a conoscenza e dati sulle conseguenze di un provvedimento.
INCOMPRENSIONI ITALIANE. Sono anni che in Italia inseguiamo e reclamiamo una legge che regoli finalmente questo settore, facendo piazza pulita di tutta una serie di incomprensioni che non fanno onore a una democrazia matura come la nostra.
Maggiore chiarezza normativa contribuirebbe a promuovere più consapevolezza da parte dell’opinione pubblica e a scoraggiare i titolisti dei grandi quotidiani dall’affibbiare l’etichetta “lobbista” a quelli che, nel caso migliore, sono semplicemente faccendieri vecchio stile.
La necessità di una legge in materia è stata inutilmente affermata ai tempi del governo Letta, rilanciata dall’attuale ministro della Giustizia Andrea Orlando e ribadita da diversi parlamentari.
TESTO DEL M5S ARENATO. L’ultimo testo passato alle cronache è quello preparato dagli ex senatori del Movimento 5 stelle Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista.
Una proposta di legge che prevedeva l’istituzione di un Comitato per il monitoraggio presso il segretariato generale della presidenza del Consiglio e un Registro pubblico.
Peccato che il testo preparato dai senatori abbia avuto il via libera nell’aprile 2015 in Commissione Affari costituzionali per cadere poi rapidamente nel dimenticatoio.
LE REGIONI SONO PIÙ AVANTI. Per cercare degli esempi concreti di legislazione in materia di lobby in Italia dobbiamo guardare le realtà regionali.
È nelle Regioni infatti che si registrano i primi esempi di normativa.
L’ultima in ordine di tempo è la Calabria.

Non solo politici, la norma regola anche il «top management» dell’ente

Mario Oliverio, governatore (Pd) della Regione Calabria.

L'8 febbraio 2016 il Consiglio regionale della Calabria ha approvato una legge sulle lobby denominata “Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa e sull’attività di rappresentanza di interessi particolari”.
È proprio l’accento sulla trasparenza che mi preme sottolineare.
Fare trasparenza significa regolare in modo intelligente un fenomeno.
La nuova legge calabra prevede che venga istituito un apposito registro, diviso in due sezioni: una gestita dalla presidenza della Giunta e una dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale.
DECISORI ''TECNICI''. Qualche spunto interessante: già nella premessa viene evidenziato come i “decisori” non siano solo le figure politiche che ricoprono incarichi in Regione, ma anche gli organi dirigenziali più tecnici.
Non solo politici dunque, ma anche quello che la norma chiama, con una felice intuizione, «top management» dell’ente.
Non si introduce solo il registro, ma si regolano anche le procedure di accredito e le facoltà che vengono riconosciute ai lobbisti.
Pur nell’assoluta garanzia dell’autonomia dei decisori, i lobbisti hanno facoltà «di presentare a organi o gruppi o a singoli consiglieri, proposte, suggerimenti, studi».
LISTA DI OBBLIGHI. Ma anche i decisori hanno degli obblighi: non solo devono tenere conto di tali iniziative, ma devono eventualmente menzionare l’apporto dei rappresentanti di interessi nelle relazioni di accompagnamento o nel preambolo di una norma.
Non solo la Calabria. Anche Toscana, Molise e Abruzzo hanno già varato una legge regionale in materia e presto saranno accompagnati dalla Lombardia e dal Lazio.
Sono segnali importanti, soprattutto in un contesto di governance multi-livello come quello italiano.
Con la prevista trasformazione del Senato in Camera delle autonomie e con la probabile sparizione delle Province, le Regioni (già rafforzate considerevolmente con la riforma del Titolo V del 2001) sono un livello decisionale fondamentale.
TROPPA FRAMMENTAZIONE. Tuttavia queste legislazioni non fanno che portare confusione e frammentazione all’interno e all’esterno della categoria dei portatori di interesse.
Come potrebbe essere altrimenti se la tua professione venisse regolata a livello regionale, e solo in alcune aree, mentre a livello nazionale regna la legge della giungla?
La speranza è dunque che il governo e il parlamento prendano spunto da questi esempi virtuosi e li trasformino in una legge chiara e trasparente.
Non è un regalo ai lobbisti né un capriccio del legislatore. È una necessità per tutti i cittadini.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
Twitter @gcomin

Articoli Correlati

Potresti esserti perso