Matteo Renzi Sullo 160216161311
STRATEGIE 19 Febbraio Feb 2016 1229 19 febbraio 2016

Grandi manovre al centro in vista del referendum

In parlamento sta prendendo forma un nuovo soggetto. Organizzato da Verdini. Che riunisce Ala, Area popolare e i superstiti di Sc. A sostegno delle riforme. 

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Denis Verdini.

Matteo Renzi l’ha ammesso pubblicamente, con tanto di mani avanti: «Le elezioni amministrative non saranno un banco di prova per il governo. Il test che considero decisivo riguarda solo la conferma, tramite referendum (previsto per ottobre 2016, ndr), delle riforme costituzionali».
GLI ANTI RENZI SI ORGANIZZANO. Se per il presidente del Consiglio si tratta, inequivocabilmente, di un passaggio fondamentale, anzi, decisivo atto a blindare la propria leadership, l’occasione referendaria, però, risulta ghiotta anche per altri soggetti in campo. Al momento più coperti ma non meno interessati alla competizione.
Molte sensibilità politiche avverse a Renzi si stanno organizzando per rovinare la festa che recentissimi sondaggi annunciano ormai certa.
In molti casi, infatti, i nemici del premier e delle riforme operano in parlamento su sponde diverse ma con un obiettivo comune: impedire con ogni sforzo che il sindaco d’Italia s’intesti le riforme costituzionali.
IL PRECEDENTE DEL CAV. Uno sgambetto, per intenderci, già riuscito nei confronti di Silvio Berlusconi quando, nel 2005, la maggioranza di centrodestra propose una legge di revisione costituzionale piuttosto articolata riguardante le Camere, la figura del presidente della Repubblica, il Consiglio dei ministri e la Pubblica amministrazione, la composizione del Consiglio superiore della magistratura, Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, la composizione e il ruolo della Corte costituzionale e, infine, il ruolo del parlamento.
L’esito fu disastroso. Una sconfitta bruciante per Berlusconi (61% di no contro il 39% di favorevoli) che traguardò anche le successive elezioni politiche del 2006 con Romano Prodi, per la seconda volta, vincente contro il Cav.
CENTRODESTRA COMPATTO. Da allora la politica ha subito scossoni impensati e i paragoni tra epoche diverse possono risultare azzardati.
D’altra parte, è inutile nasconderlo, in parlamento ma anche tra i cittadini sono diverse le forze che remano in direzione ostinatamente contraria a questo progetto referendario.
Il centrodestra, per esempio, è compatto sul no. Come Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sel. Anche il Movimento 5 Stelle è (apparentemente) contrario con più di qualche sfumatura al proprio interno. Netta, invece, la contrapposizione al governo di magistratura democratica.
Tuttavia, Renzi un vantaggio sembra averlo per portare la nave delle riforme in porto: l’assenza del quorum.

Se vince il no, il voto anticipato è tutt'altro che scontato

Sergio Mattarella.

Per il presidente del Consiglio la data referendaria rappresenterà, quindi, un momento di svolta.
In caso di vittoria plebiscitaria cosa succederà? E in caso di sconfitta?
Nel primo caso, Berlusconi è convinto che si andrà al voto nel 2017. Non tutto, però, appare così automatico. Anche in caso di fallimento.
IL RUOLO DI MATTARELLA. Non si tiene in debito conto, infatti, il ruolo fondamentale che avrà il presidente della Repubblica.
Siamo sicuri che Sergio Mattarella, in un caso o nell’altro, si faccia dettare i tempi dell’agenda politica dal presidente del Consiglio? Con una crisi economica globale che ancora non ha allentato la sua morsa sull’Italia appare molto complicato un rinnovo del parlamento prima della scadenza naturale della legislatura.
Inoltre, è altresì improbabile che deputati e, soprattutto senatori, già consapevoli della mancata rielezione decidano di anticipare il loro rientro a casa rinunciando a un lauto stipendio.
Insomma, se da un lato Renzi s’aspetta un plebiscito teso a legittimare, una volta per tutte, il suo governo, dall’altro la strada per saldare la posizione di potere potrebbe essere più impervia del previsto.
I GRATTACAPI NEL PD. Ed è proprio in questo contesto generale complesso che si evidenziano movimenti romani inquadrati nell’ottica di rafforzare l’area centrista in parlamento. I renziani (non Pd) che sostengono il governo si stanno organizzando. Di converso potrebbe nascere un nuovo soggetto politico comprendente Area popolare (Ncd e Udc), e i superstiti di Scelta Civica e i verdiniani di Ala.
Un’occasione per sdoganare definitivamente Verdini, già forte, con il suo gruppo, di tre vicepresidenze nelle Commissioni al Senato.
Dovesse concretarsi quest’operazione, non sarebbe escluso un passaggio alle Camere per chiedere la fiducia.
Se questo nuovo scenario semplifica il quadro politico, crea, senza dubbio alcuno, qualche grattacapo al Pd.
UN COMPETITORE INTERNO AI DEM. Una forza di centro più robusta e organizzata potrebbe rivelarsi, a lungo andare, un competitore interno ai democratici.
Una squadra che, anche cinicamente, avrebbe la possibilità di differenziare il proprio agire tra governo nazionale e amministrazioni locali sull’onda di quanto insegnato dalla Democrazia cristiana.
Non solo. Lo scenario, se aperto all’Europa, sarebbe in grado di capovolgere ulteriormente gli equilibri e le alleanze grazie a questo soggetto geneticamente ancorato al Ppe e, quindi, anche a Forza Italia.
La quale si troverebbe nella condizione di liberarsi dal macigno estremista rappresentato dalla Lega Nord, compattandosi su posizioni più moderate.
Il referendum, insomma, non si esaurirà grazie a una sola partita.
L’unica certezza è che l’arbitro sarà sempre lo stesso, Mattarella, a garanzia della Costituzione italiana.

Twitter @_MagliaNera_

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